La sinistra sta peggio del pipistrello disorientato di La Fontaine

Continua a sbattere tra le pareti della stanza

A volte l’etologia aiuta, osservando il comportamento degli animali, a capire quali possano essere le idiosincrasie di una condotta che può esemplificare il malessere ed il caotico zigzagare, che rende precaria l’impostazione dello stare al mondo.

La vicenda che più involge, al momento la sfera pubblica, è lo stato di crisi di rappresentatività del popolo della sinistra, laddove il PD ed il movimento dei 5Stelle non riescono a trovare la quadra di un rapporto, mai idilliaco, perché entrambi si rivolgerebbero, oggi più che mai, ad un popolo rosso che non riesce a guardare con fiducia a chi lo dovrebbe rappresentare per gli interessi da tutelare e per le battaglie politiche da portare avanti.

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Ebbene in questo quadro balza alla mente la ricercatezza di La Fontaine, che, da letterato, dispiega una visione sullo stato di crisi della sinistra nella logica del «pipistrello di La Fontaine» con cui ha cercato di fornire un contributo alla ricostruzione di una strategia e di una forza neosocialista. In questo stato di palese difficoltà anche oggi si perviene alla necessità di capire quale forma-partito debba assumere le sembianze laddove, come il mitico pipistrello di La Fontaine, sappia essere, di volta in volta, roditore e uccello, sia cioè capace di aderire a tutte le pieghe della condizione sociale e di produrre, innervandovi la sua presenza, tendendo al massimo del rendimento elettorale.

La contrapposizione

Ebbene in questa ricerca di quale sinistra delineare emerge la contrapposizione tra un Giuseppe Conte che tira la volata, in maniera levantina, a chè i 5stelle possano assurgere a protagonisti e farlo tornare a Palazzo Chigi. Mentre, di contro, una Elly Schlein che, con linguaggio palesemente ermetico ed incompreso, deve fare i conti con la «questione morale» di berlingueriana memoria.

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Se i reduci del grillismo cercano di declinare questo contesto politico col rudimentale, seppur operativamente raffinatissimo, tentativo di recuperare dalla prima repubblica tecniche trasformistiche, giocando la carta della suggestione, nonché di una «politica dei due forni».

Coevamente il PD trova più di un ostacolo, laddove prova a ridurre gli spazi dedicati ai poteri predatori, politici ed elettorali, di cacicchi e valvassini, che siano, che mettono in luce dirigenti locali che con tanta forza e tanta prepotenza ritengono che, legittimandosi con un consenso non sempre lindo, possano vivere, vita natural durante, una sorta di gestione domestica della politica. La domanda che viene naturale è quella che spinge ad interrogarsi se a questo «popolo rosso» serva una classe dirigente più lineare riformisticamente oppure si possano evidenziare scarti e cesure tra riformatori e massimalisti?!

Trovare il bandolo e/o la chiave di volta è forse il modo migliore, raffigurato da quel pipistrello, come oggi appare la sinistra in crisi, che come chiusa in una stanza non riesce a trovare la via di fuga.

Ecco che appaiono, in questa attualità, vani i tentativi di conciliazione a costo zero tra le due visioni. Perché come il pipistrello di La Fontaine bisogna «Molti son che con quest’arte han trovata la maniera / di tirar la sorte a sé. /A seconda della parte / hanno pronta una bandiera. / Oggi: Viva la Repubblica! / E dimani: Viva il Re».

Senza una bussola

Questo è il dato conclusivo o girovagare senza capire come uscire dalla stanza della costrizione e della crisi in assenza di bussola ordinatrice ovvero rendere il percorso occasionale ed ondivago alternando escamotage furbi con finalità elettoralistiche oppure impegnarsi con rigoroso metodo ad aderire ad una realtà che non può ridursi ad una politica di mera propaganda, ma deve invece immaginare a riforme di dettaglio, capaci di coniugare solidarietà e responsabilità, libertà democratica e autonomie, serietà nel costruire sviluppo economico e crescita culturale.

Affinché, procedendo in questa direzione, i territori non siano solo preda di conquiste corsare, ma siano luogo di vocazioni da intercettare e talenti da coinvolgere e mobilitare. Forse in luogo delle furbizie ci vorrebbero visionarie intelligenze. Questo deve avvenire e può tradursi solo con idee chiare, affinchè il cosiddetto pipistrello non vaghi sbattendo tra le pareti della stanza, che è il contesto della sinistra e trovi un percorso virtuoso, capace di confrontarsi con una destra già matura.

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