Venticinque anni fa, ma sembra ieri, moriva “Pinuccio” Tatarella

Collaborare con lui è stato entusiasmante. Sempre pronto al dialogo, accettava l’ironia ma rispondeva sempre per le rime

Sono passati 25 anni, da quando Pinuccio Tatarella, ci ha lasciati: eppure sembra ieri. Personalmente lo conobbi, quando attraverso l’on. Sergio Cola gli feci pervenire il manoscritto del mio saggio sul pensiero meridionale dall’unità ad oggi: «Buio al Sud – Il Mezzogiorno dal Regno delle due Sicilie all’Italia». Chiedendogli di scriverne la prefazione. Lo lesse, gli piacque, la scrisse, la consegnò all’amico Cola, pregandolo di dirmi che voleva parlarmi e che mi aspettava a Roma nella sede del gruppo parlamentare.

Da tempo, corsivista del «Secolo d’Italia» organo ufficiale di An, diretto da Gennaro Malgieri. non ebbi dubbi, accettai e la settimana dopo, ero nel suo ufficio al palazzo dei Gruppi, in via degli Uffici del Vicario, danti alla sua scrivania. E mi propose di assumere, l’incarico di responsabile del suo ufficio stampa e di collaborare, oltre che col Secolo, con lui e con il Roma di Napoli con servizi dal Parlamento. Ancora una volta, non ebbi dubbi e gli dissi «si».

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Una grande personalità difficile da dimenticare

E devo dire che, come a tutti quelli che hanno avuto il piacere di conoscerlo da vicino e collaborare con lui mi è rimasto impresso nella mente per la personalità forte, la battuta fulminante e l’autoironia, i modi energici, talvolta anche bruschi che ne accompagnavano l’animo curioso e la mente intellettuale, ma anche l’assoluta disponibilità.

Un esempio per tutti, era un fine settimana, l’unico in cui mia moglie mi aveva raggiunto a Roma ed era venuta a trovarmi in ufficio. Erano le sei di sera, quando arrivarono al gruppo lui e l’on. Paolo Armaroli. Ovviamente, la presentai a entrambi. Pinuccio, tra l’arcigno e l’ironico, corrucciò la fronte, finse di guardarmi in cagnesco e, poi, finse di rimproverarmi, ma con il sorriso sulle labbra: «ma come – disse – c’è tua moglie qui e tu, invece di portarla un poco in giro per Roma sei ancora perso fra i comunicati stampa e i giornali?» Come si fa a dimenticare una persona così?

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Insieme a Gianfranco Fini trasformò la destra e nacque An

Giuseppe Tatarella detto Pinuccio è nato a Cerignola il 17 settembre1935 e scomparso a Torino il giorno 8 febbraio del 1999. Deputato ininterrottamente per quasi vent’anni dal 3 giugno 1979. Nella IX legislatura è stato presidente del gruppo parlamentare del Msi e poi del gruppo di Alleanza nazionale, partito che aveva contribuito a far nascere. Dal febbraio del 1997 vicepresidente della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali presieduta da Massimo D’Alema.

Poi Vice Premier del primo governo Berlusconi nel 1994 con delega per le telecomunicazioni. È stato consigliere comunale in diversi piccoli comuni. Ha riportato in edicola il «Roma» (il quotidiano più antico del Mezzogiorno e quarto per anzianità in Italia la cui fondazione risale al 1862). Promotore del Tatarellum, il nuovo sistema elettorale regionale. Esponente dell’area moderata di AN, fu l’artefice della vittoria al congresso di Sorrento che portò Gianfranco Fini al vertice del Msi.

Grande mediatore – tanto da essere definito ministro dell’armonia, autodefinendosi il numero uno-bis di AN – per il suo ruolo di mediazione che come Vicepresidente del Consiglio dei Ministri durante il governo Berlusconi I che interpretò con grande maestria, tant’è che è proprio con quest’appellativo viene ancora oggi ricordato.

Ha saputo lasciare nel mondo politico, il suo pensiero e l’insegnamento politico, profondamente radicato in certe peculiarità della cultura politica nazionale, vedasi la polemica contro i «poteri forti», così come amava definire i cosiddetti potentati economici internazionali in grado di condizionare le scelte dei decisori politici in tempi di stabilità istituzionale e di ribaltare quelli scomodi in tempi di evoluzione dello scenario globale.

L’amore per i giornali

Fu un animatore infaticabile e irrefrenabile di diverse riviste, da «Repubblica Presidenziale» a «CentroDestra» e «Millennio», diresse giornali come il quotidiano napoletano «Roma» e «Puglia d’Oggi», e pubblicato i saggi: «Democrazia e religione» Foggia, Gruppo Universitario Fiamma, 1956; «Nel feudo di Moro», Bari, Agenzia Sudas, 1960; «Lo scandalo edilizio al Comune di Bari», Bari, Agenzia Sudas, 1964; «La semieleggibilità a parlamentare del consigliere regionale. Commento critico alla sentenza politica n. 5 del’78 della Corte Costituzionale», Bari, Edizioni Puglia d’oggi, 1978; «Bari, la cultura nella piazza mediterranea», Napoli, Edizioni del Roma.

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