Fiat – Stellantis lontana dal cuore, ma vicinissima alle tasche d’Italia

Con le follie green dell’Ue, agricoltura in ginocchio: costi alle stelle, ricavi alle stalle e carrelli della spesa «pesantissimi»

Meloni mediatrice d’Europa. Anche se a «caro prezzo», e grazie alla mediazione della premier, il vertice dell’Ue di giovedì, ha convinto anche Orban a dire «si» ai 50miliardi di aiuti militari all’Ucraina per la guerra contro la Russia. E dimostrare per una volta, quella compattezza europea necessaria, ma che in realtà non sempre, anzi quasi mai, si vede. Eppure, a dirla con il resoconto d’apertura dell’avvenimento del Tg1, sembrava che a quel vertice non ci fosse neanche stata. «No problem».

Per una volta, nessuna se l’è presa con Telemeloni, che non esiste. Ciò che conta è il risultato. Perché se, stando ai sondaggisti, la premier si candidasse alle europee trascinerebbe Fdi al 31% con un partito accreditato di tre punti in meno, non è per la buona Tivvù di Stato di cui l’«accusano». Ma per la credibilità, la centralità e la fiducia che ha saputo conquistarsi. Grazie ai risultati che è riuscita ad ottenere. Dentro e fuori d’Italia.

Pubblicità

La Consulta di Tirana e i migranti

Penso, al «sì» della Consulta di Tirana al Patto Italia-Albania sui migranti del 6 novembre tra la nostra premier, Meloni e quello albanese, Rama, perché in linea con la Costituzione del Paese. Lo hanno sentenziato i giudici costituzionali, con notevole anticipo sul previsto. La sentenza, infatti, promessa per il 6 marzo e, invece, arrivata a fine gennaio. Il tentativo dei progressisti albanesi – magistralmente orchestrato da quelli nostrani – di far saltare l’intesa è andato buca. C’è un – anzi qualcuno più d’uno – giudice a Tirana. Che applica le norme, senza lasciarsi condizionare dalle follie del pro(re)gressismo.

E la constatazione che negli ultimi quattro mesi, grazie agli accordi con la Tunisia – gli sbarchi sono crollati di ben il 34% (13mila immigrati) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e che solo in questo primo mese del 2024 il calo è stato di ben il 70% – fa prevedere che – se gli sbarchi dovessero continuare a scendere a fine anno -, l’immigrazione in Italia potrebbe tornare ai livelli ante 2023. E L’ok della Consulta albanese all’accordo del governo italiano con quello della «Terra delle aquile», la realizzazione dei due centri d’accoglienza su quel territorio e l’utilizzazione del porto di Sheng e dell’area di Gjader da parte dell’Italia potrà contribuire a migliorare viepiù la situazione su questo fronte.

Pubblicità

Il Piano Mattei

Inutile aggiungere che il consenso al «Piano Mattei» per l’Africa, espresso dall’Ue e dai 46 leader del continente africano per lo sviluppo attraverso una «cooperazione non più predatoria» con l’Europa, potrebbe fare anch’esso da sponda al cambiamento. Tant’è che Assoumani, presidente dell’Unione africana, ha assicurato che: «Questo primo vertice ci ha dato una forte speranza per il futuro, qui abbiamo disegnato un nuovo modello di dialogo tra Africa, Italia ed Europa». L’Italia, quindi, al centro dello sviluppo fra Africa ed Europa. Protagonista indispensabile alla crescita economica complessiva.

E questo grazie, al forte rapporto che si e instaurato tra la Meloni e la presidente dell’Ue, Von der Leyen che – a dispetto dei «rosicamenti» dell’opposizione e le fake news di Schlein, Conte, Appendino e compagni – sembra consolidarsi. Ma anche, per la sua posizione privilegiata al centro del Mediterraneo. Il che – quando il piano sarà partito ed entrato a regime e cominciato a produrre i suoi effetti positivi, cosa che, visto quello che c’è da fare richiederà tempi medio lunghi – potrà dare un ulteriore contributo al miglioramento delle condizioni di vita, in Africa e alla questione «immigrazione» in Italia come in Europa.

I problemi di Bruxelles

Intanto, però, Bruxelles ha altri problemi da risolvere. A cominciare dalla rabbia nera di agricoltori e allevatori dei Paesi Europei: Italia, Francia, Germania, insieme a tutti gli altri che temono per il futuro del proprio lavoro e delle loro campagne. Per le follie «green» a tavola e le rigidissime regole degli euroburacrati – per mantenere i terreni incolti e le stalle vuote – che stanno devastando le produzioni, rendendole praticamente antieconomiche: costi alle stelle, ricavi alle stalle e carrelli della spesa «pesantissimi».

Hanno accerchiato la capitale belga e l’europalazzo con i loro trattori. «E decisi ad andare fino un fondo». «Siamo qui per cambiare le regole del gioco», ha detto il presidente di Coldiretti, Prandini. Per fortuna gli incidenti che si sono verificati hanno causato un bel po’ di danni, ma nessuna vittima. A parte le tasche dei cittadini!

«Comme chiagne, fotte e magna…» a spese degli italiani Stellantis (ex Fiat) non lo fa nessuno

A pensarci bene, però, c’è qualcosa di peggio dell’Europa: Stellantis ovvero la vecchia Fiat della famiglia Agnelli-Elkann. Il cui Ad, Tavares, nel giorno in cui il governo ha annunciato il raddoppio degli incentivi per l’elettrico, ha pensato bene di ricattare il governo facendo sapere che senza gli annunciati sussidi italiani sono a rischio gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano D’Arco.

Forse, nel tentativo di spillare altre risorse all’Italia, impaurendo i dipendenti, sperando che scendano in piazza. Giustamente il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha risposto picche. «Il denaro italiano non può incentivare le macchine prodotte all’estero». Del resto ci vuole una bella faccia di bronzo.

Dopo averci strappato dal 1975 al 2012 tutto quanto poteva strapparci: ben 220miliardi di euro pari a ben 425.979 miliardi e 400milioni di lire, e non è tutto perché, per avere la misura esatta, bisognerebbe aggiungere quanto si è portata a casa dal 1899 anno della sua fondazione al 1974 e dopo il 2012. Senza dire che, inoltre, che ben il 50% dei contributi incentivanti dati a Stellantis, sono serviti a realizzare modelli prodotti all’estero e vendute in Italia.

Senza dire che nel tempo, per pagare meno tasse, ha trasferito ha sede legale ad Amsterdam e sede operativa a Hoofddorp. Insomma «comme chiagne, fotte e…magna» a spese degli italiani, la Stellantis-Fiat non sa farlo nessuno. E non è detto che sia finita qui. Anzi. Ora pensa, di scommettere su altri Paesi esteri e abbandonare del tutto l’Italia.

Federproprietà Napoli

Altri servizi

Con Amplifon nuove selezioni in Campania: opportunità anche a tempo indeterminato

Non è necessaria una specializzazione in ambito sanitario Contratti a tempo indeterminato e opportunità di impiego tra le province di Caserta e Salerno. Amplifon Italia...

Lavoro, l’Esercito cerca 7.000 giovani: domande aperte per i primi 2.300

Previsti incarichi ordinari e specializzazioni tecniche Per chi sta valutando il proprio futuro dopo gli studi, l’Esercito italiano apre una possibilità di ingresso nella vita...

Ultime notizie

Giorgia Meloni blocca gli aumenti da un miliardo per i magistrati. L’Anm insorge

La premier Meloni: «Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità» Tra le richieste dei magistrati e le difficoltà economiche che il governo deve affrontare, Giorgia Meloni...

Vomero, padre picchiato e investito da un camion: tra gli identificati anche figli di poliziotti

Tutto sarebbe cominciato da una lite tra ragazzine per un fidanzatino Identificare chi ha partecipato al pestaggio del padre di una sedicenne al Vomero si...

Concorso pubblico per 52 operai, pubblicato il bando: assunzioni con licenza media

Candidature aperte fino al 20 novembre 2026 Cinquantadue posti disponibili e licenza media come titolo di studio richiesto. È quanto prevede un nuovo concorso pubblicato...