Omicidio alla Loggetta: omicidio risolto grazie alla Banca del Dna, prima volta in Italia

Ben 70 fendenti si sono concentrati sul volto della vittima Mario Palma

Omicidio dell’81enne Mario Palma: per la prima volta in Italia un delitto viene scoperto grazie ai campioni tipizzati nella Banca Dati Nazionali del Dna. Si chiama Massimo De Solda, il pronipote dell’anziano ucciso a coltellate nel suo appartamento alla Loggetta, a Napoli, lo scorso novembre. Il giovane (che ha quasi 28 anni) è accusato di aver sferrato 92 coltellate alla testa, al viso, al collo e al torace del prozio. Ben 70 fendenti si sono concentrati sul volto della vittima.

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Una vera e propria furia «al solo fine di sfregiare il viso ed infliggere sofferenze» a Mario Palma, è quanto sostenuto dalla Procura di Napoli (procuratore Nicola Gratteri, aggiunto Pierpaolo Filippelli, sostituti Roberta Simone e Antonella Lauri) nel decreto di fermo emesso d’urgenza ed eseguito dai carabinieri. Trovate alcune tracce e le impronte digitali sul posto, «l’inserimento del profilo genetico estrapolato» all’interno della banca dati nazionale del DNA «ha permesso di accertarne la corrispondenza con quello già censito» e che riconduceva all’unico indagato, tra l’altro legato da vincoli di parentela con la vittima. Dunque, per la prima volta in Italia, è stata utilizzata questa tipologia di prova genetica per l’identificazione di un presunto assassino.

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Banca dati del DNA

La Banca dati del DNA è stata istituita nel 2017, presso la direzione centrale della Polizia Criminale del dipartimento della Pubblica Sicurezza e a oggi, ha analizzato il DNA di 200.000 persone e inserito 20.000 profili.

I profili del DNA raccolti riguardano persone interessati da un procedimento penale e da un provvedimento restrittivo della libertà personale disposto dall’autorità giudiziaria. E’ possibile, inoltre, procedere al confronto con i profili del DNA non identificati, acquisiti dai reperti biologici trovati sulla scena del crimine dalla polizia giudiziaria. Operativa sul piano internazionale, la Banca del DNA permette all’autorità giudiziaria e alla polizia giudiziaria di interrogare e ricevere interrogazioni di profili del DNA dalle omologhe banche di altri Paesi, così come previsto anche dal Trattato di Prum che riguarda il rafforzamento delle misure di coordinamento in materia di indagini e prevenzione di reati.

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La Banca dati viene impiegata anche nella ricerca delle persone scomparse e nel riconoscimento di cadaveri non identificati. Il miglioramento delle tecniche analitiche permette, infatti, la possibilità di ottenere profili genetici anche da microtracce e non solo da fluidi biologici come avveniva in passato. Questo consente di riaprire casi rimasti insoluti da tempo con la possibilità di lavorare su reperti non ritenuti, all’epoca, idonei all’estrazione del DNA. Ben 156 sono i cold case risolti dal 2017 a oggi, il più antico dei quali risale a ventuno anni fa.

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