Basta denigrare il Sud accusandolo d’inefficienza per potergli sottrarre risorse

La Val D’Aosta, 123 mila, abitanti spende 113 milioni di stipendi per i dipendenti: 922 mila pro capite

Il governo Meloni ha abbattuto anche il terzo simulacro grillino: «la via della seta», che in 4 anni non ci ha portato alcun vantaggio. Così come del resto gli altri due: Rdc (dal 2019 c’è costato 34 miliardi di euro per appena 1500 assunzioni al prezzo 22.7 milioni ognuna, pensate a quante aziende e posti di lavoro avremmo potuto creare con i soldi investiti per una sola assunzione) e bonus e Super bonus edilizi.

La Guardia di Finanza di Milano e quella di Napoli, ne hanno appena «recuperato» gli ennesimi «frutti avariati». La prima 280 milioni di euro; quella di Napoli 1,5 miliardi di crediti falsi del biennio 20/22 con 98 indagati, fra cui diversi percettori di rdc, e altri 3,2 miliardi sequestrati da quella di Asti nel 2022.

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L’Ecofin dice «sì» al Pnrr italiano revisionato. Eppure pentastellati e «lorsinistri» hanno ancora la faccia tosta di sbraitare per l’accordo con l’Albania per i migranti che ci costerà meno di 200milioni. Sono davvero alla frutta! Meglio lasciarli perdere. «La matematica non è un’opinione». Sostiene un’antica saggezza, finita in un cantuccio, perché non rompa le scatole. La verità spesso fa male. Meglio tenerla nascosta.

Il caso Sicilia

«La Sicilia per gli stipendi spende 5 volte la Lombardia». L’isola è stata classificata la peggiore d’Italia per efficienza (eccesso di spesa o qualità del servizio? Boh!). «Al Nord si trovano gli enti più virtuosi e coi livelli più alti d’eccellenza». Ha scritto, «Libero» diretto da Mario Sechi con la solita poca «simpatia» che ne connota i commenti relativi all’Italia del tacco.

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«Spesa per il personale a tempo indeterminato i comuni più virtuosi sono nel Mezzogiorno» ha risposto «Il quotidiano del Sud» diretto da Roberto Napoletano che già col sottotitolo «L’Altravoce dell’Italia» fa sapere da che parte sta. Per altro analizzando gli stessi dati. Quelli della classifica delle spese sostenute l’anno scorso (2022) da Regioni e Capoluoghi di Provincia per il mantenimento di uffici e strutture amministrativa, elaborata dalla Fondazione Gazzetta Amministrativa per l’Adnkronos.

Se, ci si ferma alla sola valutazione della spesa in valori assoluti senza tener conto di alcun altro dato di raffronto, è vero: la Sicilia è la peggiore; ma la qualità della vita, non si misura solo per quanto costa, ma anche per ciò che offre ai propri cittadini e da questo punto di vista c’è anche chi fa peggio dell’ex Trinacria e il Sud non è così inefficiente come si vorrebbe far credere. Vedi, a esempio, l’88enne, invalida, di Camporosso (Imperia) che ha ricevuto una bolletta per l’acqua di 15.339 euro, ma ne aveva consumato per 65 euro.

E la Valle D’Aosta?

Certo il personale amministrativo siciliano, costa 393.947.487 euro ma gli abitanti dell’isola sono 4.784.621 e quindi il costo per residente è di 82.336, certo alto, ma sufficiente a retrocedere l’isola al terzo posto fra i peggiori; perché la medaglia d’oro tocca indiscutibilmente alla Valle D’Aosta che pur contando appena 122.783 abitanti spende per gli stipendi 113.230.677 ovvero quasi 1milione di euro a testa (per l’esattezza: 922.202, più spreconi di così!) mentre quella d’argento al Friuli Venezia Giulia che per il suo 1.191.830 abitanti spende 118.255.424 euro, 99.222 a testa. E scusate se è poco.

I capoluoghi promossi

Di più, fra i 16 capoluoghi promossi con la tripla AAA, 15 sono meridionali: Taranto, Foggia, Agrigento, Crotone, Catanzaro, Reggio Calabria, Barletta, Andria, Caserta, Siracusa, Napoli, Trani, Vibo Valentia, Crotone e Sassari e tra i più inefficienti troviamo, Milano, Torino, Genova, Bolzano, Siena, Trento, Aosta. Ma questo è passato sotto silenzio. Non sarà per continuare a drenare acqua verso il mulino del Nord, voglia di autonomia differenziata e, perché no, sogno di gabbie salariali o ennesimo tentativo «nordista» per ridurre ulteriormente – «perché non saprebbe spenderlo» – quel già misero, 40% di fondi Pnrr per il Sud? Forse che sì, forse che no. Già, «a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca» e il dubbio resta.

Non solo criticità

E se così fosse, sarebbe ancora più pesante il silenzio del presidente Giannola, che – presentando il rapporto Svimez 2023 – si è limitato a parlare solo delle criticità del Sud (che pur ci sono, e tante!), cancellando quel poco di buono che il governo è riuscito a fare o mettere in cantiere: crescita occupazionale (salari bassi? Ma non erano tali anche, quando l’occupazione era alta, ai tempi delle gabbie salariali? ndr) Pil, Zes, Caivano, il Ponte sullo Stretto, riqualificazione monumenti storici e archeologici, fra cui l’Albergo dei Poveri, il grande Progetto Pompei e la riqualificazione dell’ex Spolettificio di Torre Annunziata («all’interno del quale – come ha ribadito, il ministro della Cultura, Sangiuliano – sarà realizzato anche un grande museo per ospitarvi in maniera degna i nostri tesori storici, archeologici e culturali»), ecc., senza dire una parola contro chi continua a denigrare il Sud.

E se non lo fa lui, perché dovrebbe farlo chi ne trae vantaggi ovvero quelli dell’alt(r)aItalia?

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