Giovane accusata di aver ucciso i figli: «erano tenuti come gioielli»

C’è il sospetto che nel caso di Mattia avesse già tentato di ucciderlo

Sarà interrogata dal gip probabilmente martedì nel carcere di Bergamo Monia Bortolotto, la ventisettenne arrestata con l’accusa di doppio infanticidio. Secondo l’accusa ha infatti soffocato i due figli neonati: Alice il 15 novembre 2021, due giorni prima che compisse quattro mesi, e Mattia nell’ottobre dell’anno dopo a soli due mesi. Il sospetto è che nel caso di Mattia avesse già tentato di ucciderlo.

I messaggi sui social

Di certo due settimane dopo la nascita era già stato ricoverato «per apnea durante una poppata» come ha scritto lei nel primo di una serie di messaggi postati sulla pagina Facebook del gruppo Sids Awareness, una pagina dedicata alla consapevolezza sulle morti in culla.

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Risale a febbraio ed è il primo di almeno tre messaggi lasciati per sfogarsi ma anche per sentirsi dire quello che lei stessa ripete ossessivamente: ovvero che Alice e Mattia sono morti per fatalità. «Sono mamma di 2 splendidi bimbi, Alice e Mattia, forse troppo perfetti per rimanere sulla Terra, sicuramente divenuti stelline troppo presto» ha concluso il primo post.

Il secondo è del 30 agosto, quando si è lasciata con il compagno ed è tornata a vivere con il padre e la sua nuova compagna a Gazzaniga dove sabato è stata arrestata dai carabinieri seguendo un’ordinanza di custodia cautelare chiesta dal sostituto procuratore Maria Esposito e firmata dal giudice per le indagini preliminari Federica Gaudino. «Per me amare significa stare accanto a qualcuno nella buona e nella cattiva sorte, ma non tutti sono capaci o disposti a questo», scrive.

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Monia, o meglio Mia come la chiamano tutti. Lei si dà la colpa ma nel farlo colpevolizza anche gli altri. Non solo il compagno ma anche la madre. L’ultimo è del 13 ottobre, una ventina di giorni prima dell’arresto. «Ho sempre detto che non sarei riuscita a sopravvivere se anche il mio secondo bimbo mi avesse lasciato… Ed era vero, vado avanti solo per proteggere l’amore immenso che provo per i miei bimbi dalle accuse della procura, perché i miei bimbi erano tenuti come gioielli, erano perfetti, erano la gioia che cercavo da una vita – spiega – Avendo avuto una mamma aggressiva psicologicamente, non riesco a concepire nemmeno la violenza verbale, tanto meno quella fisica, su nessun essere vivente, tanto meno i miei bambini!».

La vita sentimentale

I rapporti con il compagno Cristian Zorzi si erano logorati a partire dalla morte di Mattia: tuttavia la donna aveva continuato a vivere ancora nella casa di lui, in via Falcone e Borsellino a Pedrengo, teatro dei due infanticidi, ancora per diversi mesi dopo l’iscrizione nel registro degli indagati e appunto fino a circa due mesi fa, quando era tornata a Gazzaniga dal padre. Il legale di Monia l’avvocato Luca Bosisio, non ha voluto rilasciare dichiarazioni circa la linea difensiva che la sua assistita vorrà adottare.

È verosimile ipotizzare, però, che voglia continuare sul solco già tracciato nei post su Facebook e pure nei colloqui con gli inquirenti durante le ultime fasi dell’indagine, quand’era sempre parsa «lucida, ben orientata, con grande capacità di linguaggio, razionalizzazione e freddezza, caratteristiche palesate, tra l’altro, nell’organizzazione della propria difesa, dopo aver scoperto di essere sospettata dei due infanticidi», come scritto dagli stessi carabinieri.

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