Manovra alle battute finali, il governo accelera: global minimum tax per le multinazionali

Approvata dal Parlamento la Nadef

Il cantiere manovra è alle battute finali. Incassato il disco verde del Parlamento alla Nadef e allo scostamento, il governo accelera per confezionare il testo della legge di bilancio atteso lunedì in consiglio dei ministri. Dove arriverà insieme al decreto fiscale che fornirà una prima dote per la manovra e introdurrà la global minimum tax. Le priorità sono note: taglio del cuneo, Irpef, famiglie e contratti Pa. Gli spazi limitati, vista la necessità di una grande sforbiciata alla spesa.

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Un sentiero stretto, come sa bene l’esecutivo che, proprio per compattare la maggioranza, fa il punto in serata con capigruppo di Camera e Senato, alla presenza della premier Giorgia Meloni, dei vicepremier Tajani e Salvini e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

La minimum tax nella Manovra

La legge di bilancio è attesa sul tavolo del Cdm insieme al Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles e al decreto fiscale collegato, per l’avvio tra le altre misure della della minimum tax. La nuova imposta per i gruppi multinazionali di imprese, che scatterà dal primo gennaio in attuazione di una direttiva europea, potrebbe garantire un gettito stimato intorno ai 2-3 miliardi.

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Un intervento su cui si muove anche l’Ocse, che ha appena pubblicato una bozza di accordo (da firmare entro l’anno) per ripartire in modo più equo tra gli Stati gli introiti fiscali. Previsti anche 3,2 miliardi, liberati in deficit per quest’anno dalla Nadef, da destinare al conguaglio anticipato dell’adeguamento Istat per le pensioni 2024, misure per il personale della P.a. e alla gestione dei flussi migratori.

Niente sanatorie fiscali o edilizie, sì alla rateizzazione dell’acconto di novembre

Smentite le ipotesi di sanatorie fiscali o edilizie, col decreto fiscale potrebbe invece arrivare la rateizzazione dell’acconto di novembre per autonomi e partite Iva: l’idea è di farla partire già dal prossimo mese entro un certo tetto di fatturato. Il viceministro all’economia Maurizio Leo, che sta perfezionando il decreto, ha annunciato nelle scorse settimane l’intenzione di portare in cdm la revisione del calendario degli adempimenti, sia per le dichiarazione sia per i termini di versamento, oltre alle misure per favorire un nuovo rapporto tra fisco e contribuente, come il concordato preventivo biennale e la cooperative compliance.

Il deficit

Intanto l’esecutivo ottiene l’autorizzazione del Parlamento ad utilizzare i 15,7 miliardi in deficit liberati dalla Nadef per la manovra. La Camera e il Senato, con deputati e senatori al gran completo per non ripetere l’inciampo di aprile sul Def, approvano, rispettivamente con 224 sì e 127 no e con 111 sì e 69 no, le risoluzioni di maggioranza sullo scostamento e sulla Nadef. Le opposizioni, nonostante qualche tentativo iniziale di trattare sulla sanità, alla fine votano compatte contro. Qualcuno solleva il nodo incostituzionalità, ma Giorgetti replica: la Carta «parla di cause eccezionali, mi sembra sembra che siamo in una situazione come questa o sbaglio?». Approvata sempre alla Camera anche una mozione di maggioranza sulla Governance europea.

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La manovra che prende forma, in linea con le risoluzioni della maggioranza, si sviluppa su quattro i pilastri: conferma del taglio del cuneo fiscale anche nel 2024, avvio della riforma fiscale con l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef, misure per le famiglie, con particolare riguardo a quelle numerose, risorse per il rinnovo dei contratti della Pa, con particolare attenzione alla sanità. Nella manovra asciutta che complessivamente dovrebbe aggirarsi intorno ai 22 miliardi, il magro capitolo pensioni dovrebbe limitarsi alla conferma di Quota 103, al rinnovo di Ape sociale e Opzione donna forse rivista.

L’iter parlamentare

Ma già si guarda all’iter parlamentare e si profila l’ipotesi che la maggioranza, per accelerare i tempi, non presenti emendamenti. Una strada non facile però da percorrere. «Io non do nessun tipo di indicazione», svicola il ministro Giorgetti, che da mesi ripete il mantra delle scelte difficili. «Come ogni governo – si limita a dire – spero che la sessione di bilancio sia veloce, fruttuosa e che arrivi a risultato per dare un quadro di certezze per tutti».

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