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Pnrr, dall’Ue via libera al pagamento della terza rata. Fitto: importante passo in avanti

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Bruxelles abbassa le stime sulla crescita, in Germania recessione

La notizia positiva per il governo riguarda la strada spianata sul Pnrr, il Comitato economico finanziario Ue ha dato il via libera al pagamento della terza rata, «si tratta di un importante passo in avanti», ha spiegato il ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di Coesione e il Pnrr Fitto.  «Sono stati smentiti i gufi nostrani», la rivendicazione della maggioranza.

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L’altra faccia della medaglia è la decisione di Bruxelles di abbassare le stime sulla crescita. Le proiezioni annuali sono state riviste al ribasso a partire dalla primavera: si prevede che il Pil italiano crescerà dello 0,9% nel 2023 e dello 0,8% nel 2024. Non va meglio agli altri Paesi dell’eurozona. In Germania si prevede una recessione nel 2023 a livello annuo dello 0,4% (le stime di maggio prevedevano una espansione dello 0,2%).

«In Italia, la crescita nel secondo trimestre ha sorpreso al ribasso con una contrazione dello 0,4%, trainata dal calo della domanda interna» e dalle difficoltà dell’industria, il rallentamento della crescita «non è particolarmente italiano ma coinvolge diversi paesi e ho fiducia che l’economia italiana come ha mostrato in tanti occasioni possa reagire in modo positivo», ha detto il commissario europeo per gli affari economici, Gentiloni che poi si è tirato fuori dalle fibrillazioni sul dossier Ita e dalle critiche provenienti dal governo nei giorni scorsi.

«Non partecipo a polemiche che danneggiano l’Italia», ha sottolineato, sposando poi la linea dell’esecutivo sul superbonus, si tratta di «misure – ha rimarcato – che hanno un costo economico che nel tempo rendono difficile la riduzione dell’inflazione». Al di là della ‘zavorra’ superbonus, l’esecutivo si ritrova con margini ancora più ristretti sulla legge di bilancio.

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La partita tra Roma e Bruxelles si ‘gioca’ su diversi fronti

Quello più imminente riguarda il Mes: l’Eurogruppo che si riunirà venerdì prossimo a Santiago de Compostela, in Galizia, attende un aggiornamento sulla posizione italiana. Il 5 luglio la Camera ha votato a favore della sospensiva per un rinvio del voto di quattro mesi. Il tema prima della pausa estiva è stato dibattuto a lungo dalle Camere, con la Lega che si è posizionata su una linea oltranzista sul no alla ratifica.

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Una delle ‘exit strategy’ che potrebbe essere imboccata nelle prossime settimane è di arrivare ad emendare il testo del Pd che arriverà in Aula, prevedendo che ogni qual volta che ci sia un ricorso allo strumento comunitario sia necessaria l’autorizzazione del Parlamento. Ma c’è anche chi, nella maggioranza, punta sull’abrogazione tout cort del ddl.

Il patto di stabilità

Sul tavolo del confronto tra Roma e Bruxelles c’è anche il patto di stabilità. La Commissione ha avanzato una proposta, «a mio avviso è una proposta equilibrata che va nell’interesse dell’insieme dell’economia europea e quindi anche nell’interesse dell’Italia. Puo’ essere migliorata? Senz’altro», ha detto Gentiloni insistendo sulla necessità di «lavorare con determinazione per concludere un accordo sulla riforma delle norme di bilancio entro la fine dell’anno».

Ma nel governo si insiste sulla necessità che arrivi dall’Unione europea un segnale in direzione della crescita, così come – spiega una fonte – sulla trattativa sul deficit per far sì che l’Italia abbia maggiore spazio d’intervento. «Non si può decidere di ammazzare l’Europa e anche il nostro Paese», sottolinea un ‘big’ della maggioranza. I rappresentanti delle forze politiche che sostengono l’esecutivo nelle prossime settimane si troveranno per concordare le misure da inserire in manovra. Lunedì prossimo, alle 10 e 30, è previsto un nuovo Consiglio dei ministri che potrebbe aprire il cantiere economico e discutere delle priorità.

«Noi abbiamo il dovere di non litigare e non dividerci, di andare avanti per cinque anni. Non c’è alcuna possibilità di litigio», assicura il leader della Lega, Salvini. Le priorità della legge di bilancio saranno il taglio al cuneo, le misure per le famiglie e i fondi per la sanità, un tema sul quale il Pd sta cercando la sponda delle altre forze dell’opposizione per portare avanti una battaglia unitaria. L’allarme è lanciato anche dai presidenti di Regione. «La parte sanitaria è quella che preoccupa di più e sulla quale è importante mantenere un’attenzione particolare», ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni Fedriga.

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