La Lagarde continua a combattere l’inflazione con le tasche degli europei

E la sinistra, grande assente a Caivano, se la prende con don Patriciello

Giovedì al Parco Verde di Caivano, lo Stato c’era con la premier Meloni e i ministri interessati: Piantedosi, Valditara e Abodi, il quartiere, e la sinistra, invece, no. Anzi, le saracinesche delle finestre erano ermeticamente sigillate. Non per dispetto alla Meloni, ma per la delusione e il disamore per uno Stato che da quelle parti si è visto sempre molto poco.

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La premier non ha promesso miracoli, ma la riqualificazione del centro sportivo Delphinia, dove erano state stuprate le due bambine e il ritorno della sicurezza. Sembra poco, ma è tanto. Vuol dire: bonificare il territorio, strapparlo alla camorra, crearvi lavoro, far funzionare, e ridare dignità, a scuola, servizi e sostenere le famiglie. Non sarà facile, ma l’impegno c’è. La solita sinistra livorosa, però – anziché contro se stessa, per i suoi decennali fallimenti – se l’è presa con don Patriciello. Che ha invitato la Meloni chiedendole aiuto. E la chiamano democrazia!

Possibile che la Schlein e i suoi amici della sinistra non si rendano conto che certe battaglie a cominciare da quelle contro la criminalità, il bullismo e la violenza contro le donne vanno combattute tutti insieme: destra, sinistra, centro ed ammennicoli vari. E non divisi e come al solito gli uni contro gli altri armati.

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Purtroppo, sotto il profilo economico, la situazione generale «è grave, ma non seria» e rischia di sfuggire di mano. L’economia italiana, che pure cresce più dell’eurozona, rallenta. Intanto si avvicinano gli annuali appuntamenti di fine anno che attendono il governo e incombono sul Paese. Il 27 settembre, la presentazione alle Camere della Nadef, il punto di partenza per la pianificazione e la stesura della finanziaria 2024 da presentare alle Camere entro il 20 ottobre e da approvare entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio.

Gli impegni sono tanti e «la coperta è corta»

Le risorse economiche a disposizione dell’Italia sono poche e i margini entro cui sarà possibile muoversi – alla luce delle regole dettate dal nuovo patto di stabilità, che dovrebbe pesare già sui conti 2023 – sono assolutamente ristretti. Come, del resto, i tempi per una possibile revisione. Anche perché, frenata dalla Germania.

Che sembra – nonostante la recessione che l’ha investita in pieno – non essersi accorta dei 17 miliardi di maggior spesa annuale di interessi prodotti dalla crescita di 425 punti base del costo del denaro dal luglio ‘22 ad oggi, imposta dalla Lagarde; dall’inflazione conseguenza del covid e della guerra in Ucraina; nonché i notevoli investimenti sostenuti, e da sostenere, per la transizione ecologica e il digitale.

I danni bandiera del M5S

E come se non bastasse, ad accorciarla vieppiù, le due misure bandiera del M5S, il cosiddetto superbonus 110 che previsto in partenza di 41 miliardi, è costato ben 86 ovvero più del doppio, in pratica, il 109,75%.

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Fatto è che i costi degli investimenti per le ristrutturazioni si sono triplicati. Il «dopaggio» 110% ha cancellato l’esigenza di trattare sul prezzo da pagare (tanto ci pensa lo Stato!) e questo senza parlare dei 12 miliardi di truffe prodotte e i 3,5 miliardi al mese che il Tesoro continua ancora a pagare e i 15,2miliardi non ancora scontati a bilancio, ma che potrebbero esserlo in quello in corso o nel 2024 o nel 2025 e pesare sul relativo deficit, in attesa di trasformarsi in debito quando incassati.

Niente di meglio, anzi!… È arrivato dal reddito di cittadinanza, abrogato dal governo Meloni. Costato 31 miliardi di euro, ha generato frodi per 505 milioni e 48mila «furbetti». E ancora continuano a emergerne. Senza che nessuno dei due abbia prodotto alcun impatto positivo sotto il profilo energetico e quello occupazionale.

E c’è ancora da coprire – prelevando risorse da altri parti e, quindi, riducendo le disponibilità di fondi per altre spese – il buco di 3,5 miliardi di bilancio lasciato dagli extra-profitti delle società energetiche.

I danni ereditati

E senza dire che i 100mila immigrati arrivati in più dall’inizio dell’anno, solo nella fase di accoglienza ci costano ben 1miliardo e 134milioni. Che moltiplicati per 3 anni, quelli necessari per ottenere il permesso e poter regolarizzarsi, diventano ben 3miliardi e 402milioni, che peseranno sulle casse dello Stato e sul deficit, limitando e ulteriormente le potenzialità di spesa e complicando il raggiungimento degli obiettivi: eliminare il carovita; taglio del cuneo fiscale, risorse, miglioramento pensioni minime accise, e Mezzogiorno, innanzitutto, che il governo Meloni, spera di ottenere con la manovra.

Insomma, prima di occuparsi del futuro, bisognerà preoccuparsi dei guai del passato. Quelli che Schlein – che nelle sue follie ideologiche ha deciso che le cose più importanti, per questo Paese siano una legge contro la propaganda fascista e far saltare la Rai – Conte e i loro amici ci hanno lasciato in dote. Purtroppo!

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