Governo, Meloni: «Serve riforma delle intercettazioni ma niente scontri»

Chiesto a tutti i ministri un cronoprogramma dei lavori per il 2023

Intervenire sugli usi distorti delle intercettazioni senza arrivare a uno scontro con la magistratura, anzi dialogando con i giudici per cercare insieme le soluzioni. Da Algeri Giorgia Meloni traccia la strada da seguire per disinnescare la mina giustizia ed evitare nuove tensioni con le toghe, dopo l’attacco rivolto dal ministro Nordio alla Camera giovedì scorso ai pm antimafia.

«E’ necessario mettere mano alle cose che non funzionano, e quello che non funziona è un certo uso che si fa delle intercettazioni. Dobbiamo cercare le soluzioni più efficaci. E credo che per mettere mano a questa tema non ci sia bisogno di alcuno scontro tra politica e magistratura, anzi che occorra lavorare insieme» dice la premier. Insomma, la riforma va fatta ma senza innescare una nuova guerra con le toghe.

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Meloni parla alla stampa italiana e rispondendo alle domande dei giornalisti coglie l’occasione per correggere alcune interpretazioni che sono state date all’annuncio di un prossimo faccia a faccia con il ministro Nordio, a cui domenica ha riconfermato la «piena fiducia», per definire insieme il cronoprogramma sulla giustizia. Una puntualizzazione forse diretta a chi ha scritto di un ministro «sotto tutela».

«Ho chiesto a tutti i ministri un cronoprogramma: mi piacerebbe lavorare su una calendarizzazione dei lavori del governo nel 2023. Sto organizzando un giro con i diversi ministri. Ci tengo a dire che oggi mi alzo e vedo che secondo i giornali ho tanti problemi con tanti ministri, anche con Nordio. Con lui ho un rapporto ottimo. Le due cose non sono collegate».

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Nordio e le intercettazioni che finiscono sui giornali

Da Vicenza, dove partecipa a un incontro con l’avvocatura, Nordio esprime la sua «grandissima soddisfazione» per il sostegno pubblico ricevuto da Meloni e sottolinea ancora una volta la loro «piena sintonia». Poi torna sul tema delle intercettazioni per ribadire, ancora una volta, che non ci sarà nessuna stretta per quelle che riguardano mafia e terrorismo. Ed intervenendo a ‘Quarta Repubblica’ assicura che non si toccheranno neanche quelle sulla corruzione.

C’è però il problema che le intercettazioni finiscono sui giornali. «La colpa non è di chi le pubblica, che fa il suo mestiere, ma di chi non tutela il segreto istruttorio e dovrebbe impedirlo» sottolinea il Guardasigilli. In tv parla anche del cronoprogramma, ricordando che Meloni lo ha chiesto a tutti i ministri, ed esprimendo l’auspicio che l’incontro con la premier ci sia «il prima possibile» perché la riforma della giustizia è una priorità.

«Si tratta di stendere quello che già sappiamo perché il programma già esiste», assicura. Più volte il ministro nelle scorse settimane ha ripetuto che il punto di partenza è «intervenire in quella parte della giustizia che ha un diretto impatto favorevole con l’economia». Il che significa che si comincerà dalla riforma dell’abuso d’ufficio e del traffico di influenze illecite, per contrastare «la paura della firma» da parte dei sindaci.

Il sostegno di Forza Italia

E prioritarie sono considerate anche la digitalizzazione e gli interventi previsti dal Pnrr. Forza Italia fa quadrato attorno a Nordio. «Dopo molto tempo, l’Italia ha un ministro della Giustizia di cultura liberale e garantista, una cultura profondamente affine alla nostra. Noi sosterremo l’azione del Ministro con assoluta convinzione» dice in un video pubblicato sui social Silvio Berlusconi, che torna ad alzare i toni contro la magistratura politicizzata in particolare contestando l’imparzialità dei pm «passati direttamente dai loro uffici giudiziari alle aule del parlamento, nelle file dei Cinque Stelle».

Quanto alle intercettazioni, dice il Cav, «sono necessarie ma la privacy va tutelata» e soprattutto non si possono trattare tutti gli italiani «come sospetti mafiosi o sospetti terroristi». Dall’opposizione è il leader del M5S ad andare all’attacco: il disegno di Nordio «mette in pericolo il 41 bis e la possibilità di contrastare mafia e corruzione. Lo contrasteremo con tutta la nostra determinazione» afferma Giuseppe Conte non escludendo la possibilità di una mozione di sfiducia: «sulle misure e sulle modalità con cui contrastarlo, ci riserviamo una valutazione».

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