Governo, Meloni: «Farò quel che è giusto per la nazione. Pronta a pagare costi elettorali»

La difesa dell’interesse nazionale è l’imperativo di Giorgia Meloni

Pronta a tutto «per fare quel che è giusto per la nazione», anche a costo di pagare «in termini elettorali» alcune scelte. Come la stretta sul Reddito di cittadinanza. Giorgia Meloni ritiene che questa impostazione si rispecchi nella sua prima manovra, il cui testo finale è atteso alla Camera dopo un lungo lavoro per definire le coperture. Su questo aspetto sarà vigile Bruxelles, con cui intanto sono in corso «interlocuzioni» sul tetto oltre il quale scatta l’obbligo di accettare pagamenti con il Pos sotto i 60 euro. Da fine giugno erano possibili anche i mini-pagamenti con la carta.

In tarda mattinata la premier riceverà a Palazzo Chigi Carlo Calenda, che presentato la contromanovra del Terzo polo. Poi alle 15 ci sarà un momento di confronto interno, con i capigruppo di maggioranza: Meloni già nell’ultimo Consiglio dei ministri ha sottolineato l’importanza di una metodologia di lavoro per evitare di rendere dispersivo l’iter di approvazione, necessariamente rapido. Nella coalizione non mancano spinte a modificare alcune misure.

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Forza Italia, in particolare, punta a ritoccare l’aumento delle pensioni minime e la decontribuzione per l’assunzione degli under 36. E in parallelo prepara emendamenti al dl aiuti quater per recepire le richieste di Ance e Abi sui crediti del superbonus, e spostano di un mese, a fine anno, il termine per accedere al 110% presentando la Cila. Di fronte a un certo scetticismo, la manovra è difesa a spada tratta dal governo.

Risorse laddove c’è maggior bisogno

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ribadisce l’impegno a «indirizzare le risorse laddove c’è maggior bisogno», sottolineando che «l’accento di politica per la famiglia rappresenta una novità». Per Meloni la manovra «scritta e presentata in tempi record», è «coerente con gli impegni presi col popolo italiano». Lo definisce l’inizio del «percorso per risollevare l’Italia, dopo anni di politiche fallimentari e dannose che l’hanno lasciata in ginocchio». E davanti alla platea di Confindustria Veneto Est rilancia un cardine della visione del suo governo: «non disturbare chi produce».

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«Non può esistere welfare se a monte non c’è chi genera ricchezza», la tesi della leader di FdI, che rivendica innanzitutto l’abolizione dal 2024 del Reddito di cittadinanza per chi può lavorare: una scelta per «ricostruire una cultura e un’etica del lavoro». Pazienza, se le dovesse costare voti. La difesa dell’interesse nazionale è l’imperativo di Meloni.  Declinato sull’energia, significa che «l’Italia deve tornare a produrla, e quello che serve deve, banalmente, essere fatto». Ci si può leggere un riferimento al rigassificatore di Piombino, contro cui il comune toscano guidato da un sindaco di FdI ha fatto ricorso al Tar.

I tavoli europei

Ma la difesa dell’interesse nazionale, secondo la premier, vale anche e soprattutto sui tavoli europei. Ad esempio, la tutela del packaging, che spiega di aver trattato nelle «interlocuzioni con la Commissione Ue». Il «piccolo segnale» arrivato da Bruxelles (si profila una revisione al ribasso dei target di riciclo), dice, è «anche grazie al lavoro del governo».

Oltre a quello sul tetto al prezzo del gas, il grande fronte europeo su cui Palazzo Chigi dovrà misurarsi è il Pnrr. «In assenza di una capacità di affrontare seriamente» il tema del caro materiali, «i soldi del Pnrr rischiano di non arrivare a terra». Nei prossimi giorni è atteso un dl Pnrr mentre il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha promesso di portare il Codice degli appalti in Cdm «entro il Ponte dell’Immacolata». «Deve diventare – chiarisce Meloni – un pilastro del rapporto tra Stato e imprese»

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