Alloggi popolari in mano ai clan: 11mila euro per una casa al «Lotto 0» di Ponticelli

Ma la camorra organizzava anche matrimoni fittizi

Per entrare in un alloggio popolare, come per viverci, bisognava pagare il clan. E se i soldi non arrivavano erano dolori. Accanto alla droga figura anche la gestione dell’edilizia residenziale pubblica nel carnet delle attività illecite del clan napoletano composto dalle famiglie De Luca Bossa, Casella, Minichini, Rinaldi e Reale. Emerge dalle indagini della Squadra Mobile e dei Carabinieri di Napoli che ieri hanno notificato 63 dei 66 provvedimenti cautelari emessi dal gip Linda Comella su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, precisamente 57 arresti in carcere, due ai domiciliari e quattro divieti di dimora.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione di tipo mafioso, estorsione e detenzione di armi. I destinatari delle misure cautelari sono gregari e vertici delle famiglie malavitose che fanno i loro affari illeciti nella periferia orientale di Napoli (quartieri Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio), in alcune zone del centro storico (Porta Nolana, Piazza Mercato) e anche in provincia, a Massa di Somma e Marigliano.

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Gli alloggi popolari

Ci volevano diverse migliaia di euro e una «quota di mantenimento» per un alloggio popolare. E per chi non pagava volavano botte e violenze di vario genere, senza fare distinzioni. Anche se gli inquilini erano indigenti o avevano bambini piccoli. In un’intercettazione in cui a parlare è Emmanuel De Luca Bossa, si fa riferimento anche a 11mila euro per un alloggio al «Lotto 0» di Ponticelli, lo stesso dove abita la famiglia malavitosa.

Ed è proprio da un episodio analogo risalente al settembre 2020, che è partita la seconda tranche delle indagini. La prima risale all’aprile 2016 e prende spunto da un sequestro di droga e dalle informazioni contenute in una sorta di «libro mastro». Polizia e Carabinieri si sono imbattuti anche nelle ritorsioni contro un «collaboratore di giustizia», il detenuto Tommaso Schisa, diventato, con la sua famiglia, oggetto delle indesiderate attenzioni di sette presunti appartenenti al clan i quali, tra settembre e novembre 2019, hanno infierito con minacce, violenze, furti e danneggiamenti in abitazione.

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La stesa del 2019 e i matrimoni

Scoperta anche la paternità di una spettacolare «stesa» risalente alla notte 19 marzo 2019, spari contro i negozi della centralissima piazza Trieste e Trento di Napoli, a pochi metri da piazza del Plebiscito. Tutto a causa della rivalità tra i «De Luca Bossa-Minichini» e il clan Mariano dei Quartieri Spagnoli. Un altro settore dove il clan faceva affari è quello dell’imposizione delle pulizie, vere e proprie estorsioni ai residenti che fruttavano, per esempio, nel rione Conocal di Ponticelli, 20mila euro al mese.

Ma la camorra organizzava anche matrimoni fittizi che favorivano l’immigrazione clandestina tra donne italiane ed extracomunitari, anche per 5mila euro di cui mille alla sposa. Nel settembre 2016 la «wedding planner» del clan, secondo un’intercettazione, ne avrebbe organizzati ben dieci, dato che, secondo gli investigatori, è indicativo della remuneratività di quel business.

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