Il blitz per liberare le case dagli abusivi di Pizzofalcone

Un ex convento ribattezzato «il palazzo della camorra»

E’ un primo – e simbolico – colpo contro il fenomeno dell’occupazione abusiva degli alloggi comunali nella cosiddetta Napoli «nobile», quella che sovrasta piazza del Plebiscito, la raffica di decreti di sequestro che ieri di buonora Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia municipale hanno notificato a 17 indagati, alcuni dei quali con reddito di cittadinanza, pensione e precedenti penali. L’edificio, un ex convento ribattezzato «il palazzo della camorra», si trova al civico 35 di via Egiziaca a Pizzofalcone, in linea d’aria a poca distanza dal Palazzo di Governo, dalla Basilica Reale Pontifica di san Francesco di Paola e da Palazzo Reale.

Secondo quanto disposto dal gip di Napoli, che ha accolto le richieste della Procura, le 16 abitazioni dovranno essere sgomberate dagli illegittimi occupanti entro sette giorni. Molti lì vivono da anni e anni, con figli e famiglia. Ci sono uomini legati ai clan, anche rivali e diversi sono detenuti, accusati di un’ampia gamma di reati, anche aggravati dalla contiguità con la camorra. L’antico edificio, del ‘500, dal cui terrazzo è possibile vedere scorci di inarrivabile bellezza, come anche lo scempio urbanistico che li circonda, è composto da 85 abitazioni, 34 delle quali risultano «invase».

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Le indagini partite dalla storia di Carlotta

In quel palazzo ha abitato per una vita anche Carlotta, una docente 90enne il cui caso finì sulle cronache nazionali, lo scorso maggio: l’insegnante, che ora vive con i suoi parenti nell’Avellinese, insieme alla casa ha perso tutti i suoi ricordi: una coppia ha approfittato della sua assenza, legata a motivi di salute, e l’ha sfrattata liberandosi brutalmente delle sue masserizie e, appunto, dei ricordi di una vita, libri e foto di famiglia a cui tanto teneva.

Un dolore grande che la famiglia le ha voluto risparmiare tenendo nascosta la verità: tutt’ora, sulla soglia dei 91 anni che compirà il prossimo gennaio, la donna non sa nulla della vicenda e ogni tanto cerca di convincere la nipote, ad accompagnarla a Napoli. «E’ normale. Lì è nata, lì ha studiato ed è cresciuta, lì ha lavorato e vissuto la sua vita», dice la donna.

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Le indagini alla base dei provvedimenti eseguiti ieri sono iniziate prima del caso della professoressa, ma gli investigatori si sono dovuti scontrare con una documentazione carente e parziale, faticosamente ricostruita dopo la transizione della proprietà dal Demanio al Comune, nel 2016. Una volta sgomberate, le case di Pizzofalcone, dove lo scrittore Maurizio de Giovanni ha ambientato la serie di romanzi poi diventata una fiction Rai («I bastardi di Pizzofalcone»), saranno riassegnate agli aventi diritto, selezionati da una graduatoria.

Molti dei destinatari dei provvedimenti, recidivi e con precedenti, sono risultati legati anche da stretta parentela con camorristi (clan Elia, Mazzarella e De Rosa) anche se, al momento, è prematuro affermare con certezza che siano stati i clan a gestire l’assegnazione delle case, come invece sembra ormai acclarato avvenga nei quartieri periferici di Pianura, Scampia e Ponticelli.

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