Centrodestra, incontro Meloni-Berlusconi per la pace: «Sinistra si metta anima in pace»

Ci sarà un faccia a faccia, intorno alle 16, negli uffici di FdI

Oggi pomeriggio Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi si incontreranno per siglare la pace. La sinistra dunque «si metta l’anima in pace: siamo qui per risollevare la nostra Nazione», dice la leader Fdi dopo aver passato la domenica a rintuzzare gli «attacchi scomposti della sinistra». E dopo una serie di contatti telefonici con il Cav, pone le premesse per la distensione, dopo le tensioni che hanno reso turbolenta la partenza della nuova maggioranza.

Ci sarà un faccia a faccia, intorno alle 16, negli uffici di FdI, a via della Scrofa. Con l’auspicio di entrambe le parti di un epilogo ben diverso rispetto all’incontro di giovedì scorso alla Camera. Matteo Salvini a sua volta è stato in contatto con gli alleati nel corso della giornata, la Lega «guarda con estremo ottimismo» all’appuntamento in via della Scrofa.

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La svolta è anche nelle parole di Licia Ronzulli. «Il ‘caso Ronzulli’ non è mai esistito, e comunque non esiste più», assicura la fedelissima di Berlusconi, su cui Meloni ha messo il veto all’entrata nel governo: «Nei prossimi giorni il centrodestra si presenterà unito al Colle, per proporre al Presidente della Repubblica di conferire l’incarico all’on. Meloni, che ha il diritto-dovere di guidare il paese per portarlo fuori dalla crisi».

Il lavoro dei «pontieri»

Il clima si è stemperato grazie al lavoro «di fioretto» dei pontieri, lungo l’asse fra Gianni Letta (che ieri è andato ad Arcore) e il nuovo presidente del Senato Ignazio La Russa. Un punto di caduta potrebbe alla fine trovarsi sulla Giustizia. Meloni per quel posto pensa da tempo all’ex magistrato Carlo Nordio. Ma, secondo varie ricostruzioni, ci sarebbero margini di trattativa. In alternativa Berlusconi è pronto a rivendicare il Viminale (con una figura di alto profilo, di garanzia), o il Mise, che è però uno dei dicasteri chiave per la premier in pectore.

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Altrimenti, in ultima istanza, FI chiederebbe un ministero in più di quelli della Lega. Finora sono quattro quelli attribuibili a Forza Italia, fra cui gli Esteri per Antonio Tajani. Ad ogni modo, l’esito della trattativa dovrà incastrarsi con i desiderata della Lega, che non sembra incline a rinunciare al Viminale, e si è già assicurata il Mef con Giancarlo Giorgetti (a meno che si riapra l’opzione di Fabio Panetta).

Su un aspetto Meloni non arretra, si sottolinea in ambienti del suo partito: la volontà di avere ministri di alto profilo e chiudere senza perdere tempo, entro il 25 ottobre. «Si mettano l’anima in pace: siamo qui per risollevare la nostra Nazione. Sarà un percorso pieno di ostacoli, ma daremo il massimo. Senza mai arrenderci», ha scritto Meloni criticando gli «attacchi scomposti della sinistra, un vero e proprio insulto ai cittadini che hanno scelto da chi essere rappresentati».

L’ultimo affondo del Pd è arrivato pochi minuti dopo. «Nella trattativa per la formazione del governo entrano in campo i figli di Berlusconi, cioè i proprietari di Mediaset – ha notato Enrico Borghi -. Di cosa parlano con Meloni? Del futuro dell’azienda? Cose inconcepibili in qualunque altro paese occidentale». Di certo, le tensioni dopo lo strappo di FI in Senato e lo scontro sul caso degli appunti di Berlusconi su Meloni, hanno prodotto un’incertezza tale da generare preoccupazione anche nella famiglia del Cavaliere.

Il sudoku dei ministeri

Non solo per gli scenari legati al governo, ma anche per il subbuglio che attraversa il suo partito, in cui molti hanno accolto con sollievo l’annuncio dell’incontro chiarificatore Meloni-Berlusconi. Ronzulli mira alla guida del gruppo al Senato, e un azzurro a lei vicino, Giorgio Mulè è l’alternativa a Barelli per Montecitorio. Dopo la formazione dei gruppi e l’elezione dei vicepresidenti delle Camere, se si arriverà a una tregua, si completerà il sudoku dei ministeri. Salvini, che a vedere i suoi social ha trascorso parte della domenica a raccogliere castagne, è destinato alle Infrastrutture.

FdI intende tenersi stretti Difesa (Adolfo Urso), appunto il Mise (si parla dell’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato), poi anche Transizione ecologica, Famiglia e Cultura. Potrebbe rientrare nella partita anche Letizia Moratti. Per il Lavoro è concreta l’ipotesi di Marina Calderone, presidente dell’Ordine dei consulenti del Lavoro. Avrebbe anche il compito di riformare le pensioni, anche estendendo agli uomini ‘Opzione donna’ per superare la Legge Fornero: via dal lavoro già a 58-59 anni e con 35 anni di contributi, ma perdendo fino al 30% della pensione.

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