Il nipote di Mattarella nominato amministratore delegato di Invitalia al posto di Arcuri

«Anche i migliori hanno famiglia»

Il reddito di cittadinanza non riduce i divari. «I valori sono simili a quelli raggiunti prima dell’introduzione del reddito di cittadinanza come se gli effetti di una distribuzione così importante di risorse, erogate da aprile 2019 per contrastare il crescente fenomeno della povertà, siano stati annullati quasi completamente dall’impatto delle crisi più recenti». Lo sostiene Luca Bianchi vice direttore della Svimez.

Lo conferma l’Istat: «la povertà assoluta nel Sud è arrivata a 2,5 milioni di persone, passando dal 9,4% del 2020 al 10% di oggi». Oltre il 63% delle famiglie beneficiarie risiede nell’Italia del tacco, il 21,9% in Campania, il 19 Sicilia, il 10,6 Lazio e il 9,3 in Puglia. E da gennaio a maggio 2022, rispetto al 2021, le richieste sono aumentate , del 15% al Sud e diminuite del 19 al Nord.

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Una misura, quindi, inutile, pesantissima (80 miliardi di euro per 8 anni: 10 all’anno fino al 2028, prorogabili dal 2029 in poi), che fa concorrenza al lavoro e per la scarsità dei controlli a monte, spesso finisce in tasche «sbagliate», andando ad arrotondare anche redditi criminali.

Il che in un momento qual è quello attuale – la guerra in Ucraina, siccità e crisi dell’agricoltura; mancanza e costo altissimo delle materie prime, soprattutto energetiche e agroalimentari il prezzo dei prodotti relativi che hanno spinto l’inflazione all’8% (record dall’ ’86), con aziende a rischio chiusura, disoccupazione e criticità per le famiglie che si moltiplicano – è assolutamente inaccettabile ed irrispettoso del Paese e di quei percettori che ne hanno effettivamente diritto e che all’elemosina, per restarsene placidamente «spaparanzati» sul divano, preferirebbero la dignità di essere teminali di uno stipendio guadagnato con il sudore della fronte.

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Reddito di cittadinanza: un obolo che non serve

Sarebbe il caso di cancellare il reddito di cittadinanza che, così, è soltanto un obolo che non serve a niente ed a nessuno, tranne che a sprecare enormi risorse pubbliche che potrebbero essere investite in maniera più utile, aiutando in maniera concreta aziende e famiglie a non finire in macerie sotto gli effetti del caro bollette e caro energia che hanno già ridotto in mutande 4 italiani su 10. Per fortuna un primo passo è stato fatto l’altroieri: la commissione parlamentare della Camera dei deputati su proposta di FI, Lega, FdI, ha deciso che anche il «no» ad un’offerta «congrua» di un privato può rappresentare motivo di perdita del rdc. Se ne aspettano altri, però!

E’ arrivato il momento di mettere in campo una politica vicina a imprese e cittadini. E invece, cosa fanno i partiti? Blaterano, si dividono in curva nord e sud; costringono superMario ad anticipare il rientro dal vertice Nato per raffreddare gli animi, chiedendo – pronto però a smentirlo se scoperto – a Grillo di liberarlo di Conte che lo disurba. In verità che questo fosse il governo dei ricatti è cosa nota da sempre.

Ma, chi ricatta chi? Draghi i partiti, approfittando della loro debolezza o questi ultimi, lui, minacciandolo di trasformare in crisi le fibrillazioni fra loro? Chissà! Poi, decidono di cancellare il superbonus 110% – punendo anche quel 90% d’imprese che non ha commesso reati – che aveva ridato fiato all’edilizia; e imponendo un contributo solidaristico del 25%, alle aziende energivore.

E infine provano a curare il cancro degli aumenti in bolletta con un’aspirina (poco più di 3 miliardi e «a tempo determinato»), prorogando fino a settembre l’azzeramento degli oneri di sistema per le utenze domestiche e non, in bassa tensione e riduzione al 5% dell’IVA sul gas metano per usi civili e industriali e proroga riduzione per il secondo trimestre ’22 degli oneri di sistema per il gas naturale.

La nomina ad Invitalia

E dulcis in fundo «democraticamente» stanno valutando l’opportunità di rinviare a maggio la data delle politiche 2023. Per avere tempo di fare le nomine più importanti (magari anche il governatore BankItalia) in scadenza, e strappare al governo che verrà, si sa mai dovesse toccare al centrodestra (anch’esso al momento a pezzi), il diritto di provvedervi. Intanto dopo 15 anni, Arcuri, Ad di Invitalia, lascia e Draghi chiama Bernardo Mattarella, nipote del Capo dello Stato. Anche i «migliori» hanno famiglia.

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