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La destra che non c’è … quella che sa essere punto di riferimento per le generazioni che verranno

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Alla destra manca unità e compatibili traduzioni tra responsabilità e autorevolezza e una visione comune

In questi anni dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi nel mondo politico italiano la destra ha assunto le sembianze di una mitologica “idra” dalle tante teste, ciascuna con le caratteristiche proprie di versioni e personalità diverse: da quella liberale ed economicista a quella federale e territorialmente radicata, a quella nazionale che ha coniugato, in una dimensione nazionale, il sacro a visioni solidali.

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Tutto questo crogiuolo ha determinato versioni multiple con accentuazioni diversificate di un modo di procedere che solo in una certa prima fase ha tentato, seppur in modo embrionale, di far attecchire una declinazione al passo coi tempi nel ceppo della destra storica.

Natalino Irti, nel ricordare la forza del pensiero di Marco Minghetti, ha ricordato, nel suo ragionamento, il fine di riportare la politica ad una dimensione “nobile” laddove, nelle sue interpretazioni di fine ottocento, significava e indicava che «L’ufficio dello Stato è di sottoporre l’interesse di ogni cittadino e di ogni classe all’interesse pubblico, il governo di partito inverte la gerarchia e sottopone l’interesse pubblico ai suoi propri interessi.»

Su questa fondamentale distinzione poggia oggi la necessità dell’«essere di destra», ovvero tornare ai fondamentali, in cui coniugare Stato e individuo. Ma ciò deve avvenire non solo in quella versione di tornare ad uno stato autorevole, ma soprattutto a quella visione idonea a guardare ai partiti non come momento di occupazione istituzionale degli organi statali, ma come capacità della politica di orientare le scelte nel garantire vivibilità diffusa, tutele adeguate per la dignità della persona e senso della comunità, in cui collegare il sacro con un rispetto laico per lo stare assieme, ovvero coniugando libertà e giustizia.

Si tenta solo di affermare ambizioni personali

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Oggi proprio di questo manca la destra: di unità e di compatibili traduzioni tra responsabilità e autorevolezza. Manca cioè di una visione comune, ove, invece, si tenta solo di affermare ambizioni personali. Il grande limite dell’odierna destra è dettato dal fatto che non rilevi la necessità in capo ai cosiddetti leaders di rappresentare i territori e chi li abita in un quadro lungimirante.

Ovvero di declinare la crescita comune all’insegna della responsabilità di ciascuno, dando significato e contenuti alle scelte di merito che si devono compiere e che abbiano effetti durevoli. Ebbene in questo cammino pieno di ostacoli e riserve mentali la destra continua a vivacchiare senza avere la capacità di imprimere una direzione di marcia ad una rinnovata coscienza collettiva che avrebbe dovuto favorire una visionaria alternativa al deserto della sinistra. Eppure la sinistra continua a mantenere in vita un sistema di potere, col suo «stato profondo nell’essere potere» che, pur non riscuotendo successo e consensi, permane nella gestione vitale dei gangli decisionali.

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Di contro, ogni qualvolta ci si confronta nelle tornate elettorali, le componenti della destra sembrano smarrire il senso dello stare assieme, i litigi prevalgono sulle strategie e l’agenda di un paese la si fa dettare a chi ha massacrato valori, necessità ed istanze comunitarie. Da qui si rileva la necessità di rivedere il senso comune, di suggerire un nuovo spunto di riflessione, ovvero quello di guardare alla politica come strumento risolutivo, come necessità di cui non si può fare a meno.

Fare della destra un sussulto di dignità ed anche di capacità di riannodare il passato

In questo contesto la politica deve riempirsi di senso, deve darsi contenuti che abbiano energia per camminare con le gambe degli uomini e con una visione e consapevolezza che miri a rendere grazia a quanti abbiano a cuore le sorti di uno stato che sia forte nell’interagire con l’Europa e che possegga quell’adeguata intelligenza che dia forza al messaggio da lanciare: cioè quello di fare della destra un sussulto di dignità ed anche di capacità di riannodare il passato, il presente ed il futuro all’insegna di una destra che si avventura, senza avventurismi, per costruire una prospettiva che tuteli i molti e non le oligarchie, che sia forte per poter sostenere il confronto con le dinamiche storiche, con le vicende della guerra e delle crisi, ma di certo, nel contempo, con l’intento chiaro di dimostrare talenti e vocazioni, relegando le furbizie nei residui anfratti di chi vuole continuare a seguire un cammino senza meta, caotico e disordinato senza avere più una bussola di valori e di meriti su cui poggiare le incertezze del momento che stiamo attraversando.

La destra o è chiara nei valori o non è, o è responsabile nelle scelte o non può più essere un riferimento per le generazioni che verranno. Se non si avvererà questo intendimento dell’idra della destra rimarrà solo il veleno.

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