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Maxi truffa sui bonus edilizi, tra gli indagati un boss di Napoli e un ex killer dei Casalesi

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L’affare era fin troppo ghiotto per non fare gola anche alla camorra

Figurano pure il capo di un clan di Napoli centro, e un ex killer del clan dei Casalesi, tra i 143 indagati che stavano per «sfilare» ben 772 milioni di euro allo Stato appropriandosi illecitamente dei crediti dei bonus edilizia e delle sovvenzioni per i canoni di locazione, due misure incluse nel cosiddetto decreto rilancio del 2020.

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Una maxi truffa che sfiora il miliardo di euro, visto che in un’analoga indagine, riguardante due fratelli del Salernitano, sono stati bloccati crediti per 108 milioni di euro. Ad architettarla sono stati professionisti sui quali è ora puntata la lente d’ingrandimento della Procura di Napoli Nord e dei finanzieri di Frattamaggiore (Napoli), coordinati dal maggiore Carmine Bellucci. Le fiamme gialle sono riuscite a mettere al sicuro i soldi dello Stato ma non quelli degli istituti di credito, soprattutto delle Poste Italiane, che ha già eseguito parte dei bonifici richiesti dai truffatori per monetizzare i crediti ottenuti con lavori di ristrutturazione mai eseguiti e contratti di locazione solo fittizi.

Denaro, sta emergendo dalle attività investigative, finito in banche dell’est europeo ma che i finanzieri contano di poter rintracciare. La truffa si sviluppa esclusivamente via computer, precisamente attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate «Entratel» e quello per la cessione crediti. Ad operare sono specialisti altamente preparati, che hanno offerto i loro servigi agli indagati, molti dei quali arrivati a vantare crediti per decine e decine di milioni di euro.

Lavori di ristrutturazione mentre è in carcere

Uno dei casi più eclatanti riguarda il titolare di una ditta individuale il quale, malgrado fosse in cella, nel carcere casertano di Santa Maria Capua Vetere, è risultato avere eseguito – ma solo sulla carta – lavori di ristrutturazione avvalendosi del bonus edilizia per ben 30 milioni di euro. Ma non sono stati trovati infissi sostituiti, cappotti termici applicati, climatizzatori e pannelli solari installati, e neppure cantieri e ditte. Gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno consentito di scoprire il modus operandi dei truffatori e anche le loro identità: si tratta, oltre che del carcerato, anche di parcheggiatori abusivi, persone prive di una partite Iva, imprenditori ‘per un giorno’ e, come sottolineato, anche soggetti ritenuti legati alla criminalità organizzata, come il boss e l’ex killer.

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Gli investigatori hanno anche individuato gli escamotage utilizzati dai professionisti della truffa del bonus edilizia per aggirare i «blocchi» delle forze dell’ordine, dirottando i crediti anche su terzi e poi fatti tornare all’ovile per la riscossione. Ad adottare questa tecnica sono stati diversi professionisti, ciascuno con il proprio giro d’affari, i quali, talvolta, sono anche entranti in contatto per fronteggiare problematiche comuni. Secondo il procuratore Maria Antonietta Troncone la truffa ha concretamente procurato «un sensibile nocumento alle risorse pubbliche» minando l’attuazione «…della transizione ecologica, obiettivi di fatto divenuti di più difficile conseguibilità» a causa dell’azione dei truffatori.

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