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Bugie, arroganze e impegni disattesi: hanno rotto il patto sociale fra Istituzioni e cittadini

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Per riscriverlo servono partiti autorevoli e non autoreferenziali per un politica credibile

La Meloni intende querelare La7 per gli attacchi personali durante alcune trasmissioni post elettorali. Ha ragione. Ma al posto dei «patrioti», non mi «incazzarei» più di tanto. Certo dem e sinistra, impauriti dalla vittoria di FdI – che ha trainato al successo il centrodestra, nel primo turno delle amministrative – hanno riaperto gli archivi ammuffiti della storia.

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Dal segretario Pd, Letta: «Il sostegno della Meloni al candidato di destra dell’Andalusia è da brividi»; al suo vice ex ministro Provenzano: «La Meloni è inadatta a governare attraversata da sentimenti xenofobi e reazionari» («da che pulpito…» a proposito, ministro, che fine ha fatto il «Piano Sud 2030», con i 123,5 miliardi d’investimenti, di febbraio 2020? Svanito? Nel frattempo però la povertà assoluta nel Sud è arrivata a 2,5milioni di persone); l’on. Lia Quartapelle Procopio (omen nomen) «Nel suo discorso per la candidata Vox c’erano tutti i luoghi comuni di questa internazionale di destra, sostenuta finanziariamente dalla Russia»; e l’ex Mise, Calenda leader di Azione: «Andasse a fare qualcos’altro. Ci sono i Kinder Garden, posti dove ci si arrampica sulle altalene» (lui preferisce arrampicarsi sugli specchi).

Infine, via Bruxelles, è arrivato il pokerissimo: un rapporto della Commissione Ue, Libe, naturalmente pagato da noi, ha definito, FdI e Lega «partiti di destra radicale e nazionalisti radicali». E si potrebbe continuare, ma non ne varrebbe la pena.

Eppure, al posto dei patrioti anziché arrabbiarmi, avrei provato a seppellirli sotto una gran risata e ringraziarli. In fondo gli avevano (e per la verità ancora continuano) fatto un piacere. I primi, confermando di essere tornati indietro di almeno 70 anni, mostrato il loro vero volto, evidenziato che per loro gli avversari con cui dialogare sono quelli con consenso da prefisso telefonico.

E l’astensionismo cresce

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Ma anche che – al di là di assistenzialismo, cannabis, ddl Zan, lgbt, «jus soli» e «jus scholae» – non hanno idee e l’Ue ha confermato che per l’Europa la democrazia è meglio evitarla. E’ «pericolosa». Il che spiega perché i cittadini ormai rinunciano anche a votare e l’astensionismo cresce. Con arroganza, menzogne e promesse mancate, hanno rotto il patto sociale che fa di una comunità d’individui «sparpagliati» uno Stato unito e di una sommatoria di Paesi una Federazione di Nazioni solidali. Bisogna riscriverlo.

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Servono, però, partiti autorevoli e non autoreferenziali per una politica credibile e aperta ai cittadini. E, soprattutto, che lavorino per vincere come squadra, e non perdere come singoli. Per essere vincenti – come dimostrano i risultati di domenica scorsa – se si è parte di un’alleanza, bisogna stare insieme, con coerenza e convinzione. Non a chiacchiere e non solo in occasione degli appuntamenti elettorali.

Come da qualche tempo stanno facendo: FI, Lega e FdI, con i primi due che, tradendo i propri elettori, recitano due parti in commedia: sono maggioranza, ma anche opposizione, accontentandosi delle briciole. Senza che il Paese ne tragga alcun vantaggio. Ma il post-voto del centrodestra, è ripartito proprio da dove si era fermato il «pre».

I «no» come macigni

I «no» del forzista Miccichè alla ricandidatura di Musumeci a governatore della Sicilia e del sindaco uscente di Verona Sboarina a Tosi per il ballottaggio con Tommasi, pesano e non poco sull’unità. Ora tocca ai leader farsi sentire. Verona e Sicilia sono troppo importanti nell’economia del Paese per lasciarne il destino nelle mani di chi ricatta per egoismo e capricci di mestiere.

Fortunatamente, i suoi elettori – stando ai flussi elettorali elaborati dell’Istituto Cattaneo – sette giorni fa, hanno votato più numerosi che nel recente passato, dimostrando di essere più consapevoli dell’importanza del momento di chi li guida e immuni a balle e bugie dei «coltivatori» del campo largo lettiano. La speranza è che si ripetano domenica prossima, sollecitando «generali» e «colonnelli» a essere alla loro altezza. La maggioranza degli italiani ha dimostrato di credere nel centrodestra. E’ ora che ci credano anche Berlusconi, Meloni e Salvini.

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