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La questione meridionale, il ministro Carfagna e il Sud delle Meraviglie

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Da oggi fino a domani a Sorrento il Forum sul Sud, l’ennesimo tentativo di risolvere la Questione meridionale

Vi starete chiedendo cosa hanno in comune Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale, e il personaggio di Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie? Se avrete la pazienza di andare fino alla fine di questo articolo lo scoprirete.

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Partiamo subito dalla realtà e cioè dal Forum “Verso il Sud: la strategia europea per una nuova stagione geopolitica, economica e socioculturale del Mediterraneo” che da oggi aprirà i battenti a Sorrento per concludersi domani.

Un grande evento, questo dobbiamo ammetterlo, al quale parteciperanno sia il presidente della Repubblica che quello del Consiglio dei ministri oltre ad importanti esponenti governativi e non dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Obiettivo, manco a dirlo visto che ormai è da oltre un secolo che se ne parla, è la Questione meridionale e cioè trovare una soluzione alla crisi del Mezzogiorno e una prospettiva di sviluppo. Il tutto sotto l’egida del prestigioso Forum Ambrosetti che per l’occasione presenterà un “Libro Bianco” sul rilancio del Sud Italia nel quadro europeo e del Mediterraneo.

Questa la realtà, ma facciamo qualche passo, superiamo lo specchio ed avremo l’occasione di entrare nel Sud delle Meraviglie guidati dalle parole del ministro Carfagna: «collocazione naturale dei nuovi rigassificatori», che «può attrarre nuovi investimenti industriali», che grazie agli investimenti del Pnrr si avvia ad essere «polo della trasformazione e distribuzione dell’agroalimentare, hub logistico ed energetico del Mediterraneo, centro di innovazione tecnologica e scientifica, luogo attrattore di turismo e nuovi residenti, ponte necessario tra l’Europa e l’Africa». E poi: «serbatoio di rinnovabili del Paese, protagonista della green transition e delle nuove rotte dell’energia».

Dite la verità, vi gira un po’ la testa?

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Sentite un senso di smarrimento? Beh, capita quando si varca lo specchio della realtà e si entra nel mondo delle meraviglie, quello che tanto per intenderci aprirà «una nuova stagione del meridionalismo, quello del fare». Per fare che, poi? Chi lo sa.

Chi però è arrivato a questo punto rischia davvero di perdersi e di perdere di vista la posta in gioco, il futuro di una parte importante di questo Paese, cioè il Mezzogiorno d’Italia. Perché è questo che a Sorrento il ministro Carfagna, e in subordine questo governo, vorrebbe delineare ma che rischia per l’ennesima volta di essere un libro dei sogni; o, appunto, un Paese delle Meraviglie.

Nessuno mette in dubbio la serietà di coloro che hanno lavorato a questo Forum, ma come al solito la sensazione è che il problema del Sud sia affrontato partendo dalla fine; e non già dall’inizio. Anteponendo i desideri, e quindi la fantasia, alla realtà e questo perché se non si hanno le idee chiare su che cosa si voglia fare del Sud Italia qualsiasi proposta rischia di essere né più né meno un riflesso dei nostri sogni.

Fare del Mezzogiorno il ponte tra Europa e Africa o un hub europeo per gli stati africani attraverso sviluppi accordi di partenariato con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo rischia di essere soltanto un’affermazione se non si ha prima un progetto per il Sud. Senza considerare che gli interlocutori che stanno dall’altra parte del Mediterraneo non sono campioni di stabilità e di progresso. Ce le vedete le Regioni del Sud fare accordi con l’Egitto dei torturatori di Regeni? O peggio ancora con la Libia lacerata dalla guerra civile e dagli appetiti di russi e turchi? E l’Algeria e la Tunisia? Sempre sospese sul burrone delle rivolte. Dovrebbero essere questi i partner su cui confidare ed a cui affidare il futuro del Sud.

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Il ruolo del Sud

E quant’anche questo avvenisse, per fare cosa? Quale sarebbe il ruolo che il Sud dovrebbe rivestire? Eccoci al punto di prima e cioè che cosa si vuole fare del Sud, quale dimensione economica si vuol fare assumere a questo pezzo d’Italia? Una vocazione industriale oppure turistica? Di trasformazione e lavorazione delle materie prime o di commercializzazione di prodotti lavorati? Non è tema di poco conto, perché è soltanto avendo le idee chiare che si possono creare le condizioni per lo sviluppo. Altrimenti si rischia di girarci sempre intorno senza trovare una soluzione.

Volete un esempio? La Galleria Umberto I. Ormai sono decenni che si susseguono denunce di abbandono e annunci di rinascita, ma alla fine tutto si risolve nel nulla. E’ accaduto anche ultimamente e l’unica soluzione sembra essere quella di ‘militarizzare’ e mettere ‘sotto chiave’ la Galleria.

Ma il problema della sua rinascita sempre mancata sta altrove e cioè nel fatto che tutta quell’area non è mai stata oggetto di un serio progetto. In breve, tutti hanno sempre parlato di farne il ‘salotto di Napoli’, la ‘zona dello shopping’, il cuore pulsante e vivo di Napoli, ma mai nessuno ha delineato in concreto cosa dovesse essere fatto per renderla tale. Se davvero quell’area doveva essere un salotto allora bisognava favorire l’insediamento di negozi, locali e attività che fossero funzionali a tale progetto. Anche con la presenza di presidi di pubblica sicurezza.

Invece, agli annunci non hanno mai fatto seguito i fatti e la realtà è che l’area è viva soltanto fino a quando sono aperti i negozi, ma poi abbassate le saracinesche diventa terra delle bande che dai quartieri Spagnoli e dal centro arrivano e ne prendono possesso. E in particolare la Galleria. Sarebbe bastato vedere quello che è stato fatto in altre capitali europee e come sono stati articolati i centri storici, con quali attività, per evitare le scene di degrado a cui assistiamo.

Il nodo focale

Insomma, gli annunci servono a poco è indispensabile la chiarezza di un progetto. Serve avere le idee chiare, rispondere a una domanda semplice, ma maledettamente complessa, e cioè che vogliamo fare?

Senza contare che per imbastire una benché minima rivoluzione economica sono necessarie le infrastrutture, di cui il Mezzogiorno ne è largamente sprovvisto. Ma qui l’obiezione potrebbe essere presto formulata: ma ci sono gli investimenti del Pnrr che consentiranno la creazione di quegli asset strategici. Bene, ma ci vorranno anni, forse decenni, perché queste risorse portino alla realizzazione effettiva di queste infrastrutture. E nel frattempo? Continueremo a leggere notizie come quella che a Napoli la carta d’identità elettronica è un miraggio, e che su dieci municipalità soltanto una offre la possibilità di prenotare un appuntamento, peraltro tra un anno.

Insomma, i sogni sono belli ma finchè si dorme poi rischiano di lasciare l’amaro in bocca. Ed il timore è che quel Sud di cui si parlerà oggi e domani a Sorrento esista soltanto da quell’altra parte dello specchio.

© Riproduzione riservata

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