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La micromobilità dovrà essere ripensata come una soluzione di trasporto integrata al TPL

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L’impatto della pandemia porta ad una sfiducia della popolazione riguardo l’utilizzo di bus e metropolitane

La pandemia da Coronavirus ha prodotto notevoli disagi, in alcuni casi, danni, anche ingenti, se pensiamo all’economia del nostro Paese. In una indagine, non tanto recente, IPSOS rilevava che l’impatto della pandemia porta ad una sfiducia della popolazione riguardo l’utilizzo di bus e metropolitane ed una tendenza a comprare nuove auto. L’auto personale, insieme a moto, scooter, biciclette ed altri sistemi di micromobilità, torneranno al centro delle città poiché assicurano distanziamento sociale ed isolamento.

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È quanto in realtà accade oggi ma per far ripartire le città in epoca post pandemia e ritornare alla vita normale «ci vorranno almeno due o tre anni», dichiarava Bill Gates in una intervista del 2020.

Il PNRR, lo strumento principe del Next Generation EU, aiuta gli Enti locali, dopo che per l’Italia è in arrivo la prima rata del finanziamento dell’Unione Europea, annuncio dato in questi giorni sui social dal presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Buone notizie per l’Italia: al via il primo pagamento dal Next Generation Eu per 21 miliardi di Euro per l’Italia».

Uno degli obiettivi delle Amministrazioni locali, ricordando che ISTAT stima una mobilità sistematica giornaliera per 30 milioni di abitanti ed il 50% di questi avviene al di fuori del proprio Comune. Ciò comporta la definizione di un Piano specifico per il settore (ne abbiamo già discusso in un altro articolo) perché il trasporto delle persone è centrale nell’economia del nostro Paese, ricordando che il comparto della mobilità (automotive compreso e servizi di mobilità) vale oltre il 10% del Pil italiano. Ma al tempo stesso servono scelte di breve – medio termine per pensare modelli di mobilità organizzati in modo diverso.

Costruire la nuova «normalità» urbana ripensando il concetto della mobilità

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Questo è il filo conduttore che dovrà guidare i territori nel prossimo breve periodo. I territori si trovano ad affrontare un cambiamento della domanda di mobilità (in termini di percorsi, modi e tempi) che non solo incide sulla cd. fase post Covid ma che deve prevedere (progettare) un nuovo governo della mobilità in considerazione delle nuove esigenze e bisogni che questa emergenza sanitaria ha messo in luce.

Tre sono i filoni che ritengo possano influire positivamente sulle abitudini degli spostamenti:

  • la mobilità innovativa/alternativa effettuata con modalità «privata» (l’autovettura),
  • la mobilità dolce, compresa una componente fondamentale che oggi si configura negli spostamenti pedonali;
  • il Trasporto Pubblico Locale, visto nella sua interezza di sistema multimodale (ferro, gomma, mare).
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Tre filoni di analisi che impattano su un unico aspetto progettuale: la rete di trasporto del territorio interessato

Le politiche di mobilità urbane non dovranno essere risolte in termini di problem solving ma dovranno essere affrontate anche e soprattutto in termini di pianificazione e progettazione su ampia scala territoriale. L’esigenza del territorio si configura quindi nell’obiettivo di pianificare interventi e azioni per costruire la “nuova” città del domani (oggi) dove le abitudini di spostamento assumono un “nuovo” significato.

Sarà strategico ripensare l’omogeneità dei comportamenti degli «utenti» e diventa fondamentale progettare strategie di programmazione che sappiano guardare ad una rimodulazione della vita quotidiana nella fase della ripartenza e della convivenza.

Gli Enti Locali (Città metropolitane, Agenzie della mobilità e Comuni) hanno l’arduo compito di «ridisegnare» la propria mobilità urbana. A partire dall’analisi dello scenario della mobilità pre-Covid (con big data disponibili) e terminare agli scenari progettuali costruiti tenendo in considerazione aspetti già sperimentati in territorio internazionale.

A partire dall’utilizzi dei big data per la mobilità privata “tradizionale” attraverso i quali è possibile monitorare l’aggiornamento dei comportamenti degli utenti dei veicoli privati, simulando facilmente nuovi scenari di mobilità, che possono cambiare in tempi molto ristretti (anche a carattere mensile) in termini di flussi, modalità e tempi. In questi termini la mobilità dolce o innovativa (spostamenti pedonali e micromobilità) produce un impatto importante nel «ridisegno» della città e dei propri spazi.

Il Trasporto Pubblico Locale

E per finire, il Trasporto Pubblico Locale, croce e delizia del sistema dei trasporti per spostamenti in treno, bus, metro. Come già anticipato in altri articoli, il settore necessita di una profonda riforma e l’impiego del TPL dovrà essere modificato periodicamente in funzione dei flussi di domanda in termini di modo, tempi e percorsi.

Sarà necessario ripensare la struttura del modello di esercizio prevedendo mezzi con capacità rispondenti alle esigenze di mobilità, con l’obiettivo di ridurre i costi gestionali e gestire la nuova elasticità del servizio. Il TPL sarà ripensato in versione multimodale «dolce» garantendo l’interscambio con i parcheggi di sosta, le biciclette, gli scooter.

La micromobilità, con tutte le sue problematiche, dovrà essere ripensata come una soluzione di trasporto integrata al TPL, in tutte le sue forme, sharing o privato. Così come è organizzata oggi non funziona, anzi è fortemente dannosa.
Che piaccia o no.

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