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I problemi interni e la costruzione di una nazione Ucraina

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Gli anni a cavallo tra la presidenza di Kravčuk e quella di Kučma e il cosiddetto ‘oligarcato’

L’Ucraina degli anni ’90, durante la presidenza di Leonid Kravčuk (1991-1994) e il primo mandato del suo successore Leonid Kučma (1994-1999), al pari di altri paesi dell’ex blocco socialista, si trovò ad affrontare una crisi economica durissima. Nonostante alcuni tentativi non riuscì ad attuare le riforme necessarie in modo incisivo e a fronteggiare gli onerosi obblighi sociali derivati dal bilancio statale.

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L’industria si trovò in una situazione di stallo e priva dei fondi per modernizzare l’apparato di approvvigionamento energetico, continuando, in tal modo, a dipendere dall’energia russa. Il PIL del nuovo stato indipendente si dimezzò durante la presidenza Kravčuk, generando una fortissima inflazione e un aumento esponenziale del costo del denaro.

Se da un lato l’Ucraina riuscì ad evitare i conflitti militari scoppiati in altre repubbliche post-sovietiche, dall’altro non fu in grado di cogliere subito le nuove opportunità e di adattarsi alle nuove esigenze di mercato per un insieme di ragioni legate all’impreparazione dell’élite politica, alla rigidità del vecchio apparato burocratico-statale che deteneva e determinava l’organizzazione e il rinnovamento infrastrutturale.

Inoltre l’atteggiamento poco costruttivo di alcuni movimenti nazionalistici che propugnavano valori ideologici di epoche passate, impuntandosi su faziosità linguistiche e culturali piuttosto che sulla risoluzione pratica dei problemi contingenti, non agevolò questo cammino di emancipazione. Tra le altre concause si può inserire anche la mancata sinergia di azione tra governo, parlamento e presidente della repubblica. Ciononostante l’Ucraina nel 1992 divenne membro del Fondo monetario internazionale.

Anche i rapporti con la Russia furono inizialmente piuttosto tesi

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Occorreva risolvere la questione degli armamenti nucleari sul territorio ucraino e il controllo della flotta del Mar Nero di base a Sebastopoli (Crimea sud-occidentale). Il secondo punto controverso, come ricordato in un precedente articolo, fu risolto nel 1994, con il Memorandum di Budapest. Con questo trattato – la cui attualità è divenuta ricorrente nei servizi televisivi delle ultime settimane – Stati Uniti, Federazione Russa e Regno Unito si impegnarono a garantire all’Ucraina “l’integrità territoriale” in cambio della rinunzia del terzo arsenale nucleare più potente del mondo.

La situazione di precarietà e povertà interna, particolarmente evidente al visitatore europeo nel primo quinquennio seguito all’Indipendenza, fu caratterizzata da tensioni dovute al malcontento sociale ed economico. Ciò portò alla sconfitta elettorale di Kravčuk e alla elezione di Leonid Kučma (1994) il quale riconquistò un secondo mandato nel 1999 (anno in cui anche il PCU fu definitivamente sciolto).

La prima presidenza Kučma fu contraddistinta da una specie di stabilizzazione interna raggiunta non tanto a seguito di riforme efficienti quanto da una politica di temporeggiamento e di “riordino” prima che fossero avviate una serie di riforme interne ed esterne che avrebbero caratterizzato la seconda metà degli anni ’90.

Tra queste ricordiamo: l’approvazione della Costituzione (28 giugno 1996) e l’introduzione di un governo di tipo presidenziale-parlamentare; la riforma valutaria e l’immissione della nuova moneta: la grivna (hryvnja); affiliazione al Consiglio d’Europa (1995); inizio di una strategia di integrazione verso l’Unione Europea (1996), seguita, nel 1997, da una convenzione di un partenariato speciale tra l’Ucraina e la NATO. Le spinte e tendenze secessionistiche della Crimea furono risolte grazie a dei compromessi che garantirono alla penisola un’ampia autonomia giuridico-legislativa.

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Il “Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato”

Anche la spinosa questione della gestione e suddivisione della flotta del Mar Nero fu temporaneamente risolta: il 18% della flotta rimaneva all’Ucraina e il restante, assieme a una base navale a Sebastopoli (fino al 2017), alla Russia. In cambio, l’Ucraina, con il “Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato” ottenne un pieno riconoscimento della propria indipendenza e la conferma dei propri confini di stato. Il trattato fu sospeso nel 2018 in conseguenza dei conflitti in corso tra Ucraina e Federazione Russa.

In quegli anni si assisté ad una privatizzazione delle imprese e all’adozione di un capitalismo selvaggio che si sovrapponeva a un apparato burocratico-statale ancora di impronta sovietica, i principali settori dell’economia finirono nelle mani di un numero esiguo di nuovi oligarchi, esponenti del vecchio regime comunista o di persone vicine all’emergente potere finanziario russo.

Una visibile ripresa economica, infrastrutturale e nello stile di vita si cominciò a profilare solo nei grandi agglomerati urbani, in particolare a Kyiv, a partire dai primi anni 2000. Purtroppo, però, proprio in questi anni crebbe il divario tra gruppi di persone eccessivamente ricche e la ‘classe’ media il cui tenore di vita andò via via appiattendosi.

È noto che tutti gli impiegati della pubblica amministrazione tra cui insegnanti, infermieri, medici, impiegati di concetto, studiosi, scienziati ecc. cominciarono a condurre uno stile di vita estremamente misero e senza paralleli, soprattutto se confrontato con il benessere socio-economico del mondo occidentale europeo e d’oltre Atlantico.

Il banditismo urbano

Questo stato di cose intaccò anche la classe operaia specializzata e il mondo della manodopera non qualificata. Malgrado ciò quella parte di ucraini che non abbandonò la propria terra natia per recarsi all’estero in cerca di miglior fortuna – (ricordiamo che l’inizio della cosiddetta ‘diaspora’ ucraina può essere fissata nella seconda metà degli anni ’90 del XX secolo) – contribuì silenziosamente ma operosamente al bene collettivo e alla crescita del Paese, costituendo, assieme alla forza lavoro, un esempio di tacita eroicità.

Gli anni a cavallo tra la presidenza di Kravčuk e quella di Kučma videro il consolidarsi del cosiddetto “oligarcato”. Quest’ultimo, come già ricordato in precedenza, era formato da persone influenti e, spesso senza scrupoli, che si impadronirono con frode o con sistemi di mafia statalizzata di fabbriche, terreni, proprietà demaniali ecc. In brevissimo tempo questa nuova ‘classe’ sociale riuscì ad accumulare enormi fortune finanziare. Ricordiamo che questi furono gli anni – come del resto anche in Russia – di una sorta di banditismo urbano, secondo il principio amorale della legge del più forte e di chi arriva per primo.

1-Continua

Salvatore Del Gaudio
Professore presso l’Università di Kyiv B. Grinchenko
Studioso ucrainista (slavista)

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