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Coalizioni in crisi e partiti da ricovero, ma in terapia intensiva

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Il bizzarro vincolo di coalizione del centrodestra: insieme se si vince e si governa, ognuno per i fatti propri se a vincere sono gli avversari

Se Atene piange Sparta non ride, se il centrosinistra sta messo male il centro destra non gode di buona salute, a prescindere dal covid e dalla pandemia. Il centrosinistra tuttavia, nonostante i suoi guai, ha motivi di consolazione: ad esempio riesce a trovarsi al governo anche quando il verdetto popolare vorrebbe relegarlo in un angolo.

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L’elezione di Mattarella lo ha visto ancora una volta vincere la partita nonostante la sua condizione di minoranza tra i grandi elettori: gli è bastato mantenere il punto, cioè dire no alle proposte del centrodestra per farne implodere le contraddizioni e farlo miseramente ripiegare sulla rielezione del presidente uscente a suo tempo fortemente voluto da Renzi.

Salvini, improvvisatosi leader di tutto il centrodestra, ne è uscito platealmente sconfitto, pur nel tentativo di fare apparire la scelta presidenziale come sua appropriandosi grottescamente, allo stesso modo dell’improvvido Berlusconi, di un presidente democristiano e di sinistra tanto caro agli avversari.

«Il centrodestra si è sciolto come neve al sole» ha sbottato la guida ammaccata della Lega, dimenticando che il centrodestra non da oggi si trova diviso e disorientato per una interpretazione bizzarra del vincolo di coalizione: si sta insieme se si vince e si governa, ma ognuno può andare per i fatti propri se a vincere sono gli avversari.

La direzione di marcia impressa dal leader di Forza Italia

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A dare la direzione di marcia fu lo stesso inventore del bipolarismo, Silvio Berlusconi, che ha avuto il merito di sbloccare la stagnazione politica della prima repubblica dando agli elettori la possibilità di scegliere tra coalizioni contrapposte nel tentativo di porre fine alle estenuanti trattative post elettorali, che si consumavano nel pantano parlamentare per la formazione delle alleanze di governo.

E fu così che nel dicembre del 2011, detronizzato dalla Presidenza del Consiglio a seguito di quello che venne definito un colpo di stato, travolto dalla sindrome di Stoccolma, che lo fece innamorare dei propri carnefici, accettò di sostenere il governo di Mario Monti. La Lega di Bossi scelse di andare all’opposizione, e progressivamente, col giovane Salvini, ne raccolse frutti abbondanti, laddove invece il suo alleato si avviò sulla via di un inesorabile declino.

Nel frattempo nacque Fratelli d’Italia (2012) da una scissione dal Popolo delle Libertà, che aveva già visto la fuoruscita di Gianfranco Fini (2010) con la fondazione di Futuro e Libertà; poi fu la volta della nascita del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano (2013), il politico “senza il quid” e non più pupillo di Berlusconi. I governi del dopo Monti (Letta, Renzi e Gentiloni) rigorosamente di sinistra, furono sostenuti da truppe del centrodestra a ranghi sparsi e senza la Lega.

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Il ruolo dei pentastellati

Con l’esplosione dei Cinque Stelle, nati per destrutturare il bipolarismo e per drenare la forte spinta oppositiva dell’elettorato al fine di ricondurla nella più bieca conservazione di quel sistema che dicevano di voler cambiare dalle fondamenta, si arrivò agli ultimi governi, che hanno visto la Lega, sganciata dal restante centrodestra, governare con i Cinque Stelle a guida Conte in divisa giallo-verde; poi è toccato al Pd fornicare con i pentastellati, stavolta guidati da un Conte giallo-rosso; infine, il tuffo nell’attuale ammucchiata orgiastica del governo di Mario Draghi in fumante divisa arlecchino-arcobaleno. Il testimone dell’opposizione è passato, quasi in esclusiva, a Giorgia Meloni che ne sta traendo frutti abbondanti fino ad avere scalzato i suoi ‘alleati’ di centrodestra.

Dopo avere visto di tutto e di più l’elettorato si ritrova disorientato e sfiduciato confluendo nell’inutilizzabile serbatoio dell’astensionismo. La crisi fa il resto e l’incapacità dei governanti, che si vorrebbero far passare come «i migliori», non promette nulla di buono per la stragrande maggioranza degli italiani alle prese con il carovita, l’aumento delle bollette, la perdita del lavoro ed il rischio povertà.

Tuttavia, i padroni del vapore, che fa acqua da tutte le parti, pensano di potersi salvare ricorrendo all’ennesima modifica del sistema elettorale che dovrebbe (nelle loro intenzioni) isolare gli ‘estremismi’ e favorire i ‘moderati’.

Questioni di lana caprina direte voi, questione di sopravvivenza per chi vive di potere

Se i partiti del centrodestra pensano di affrontare e vincere le prossime elezioni marciando separati oggi per colpire uniti domani, sbagliano i calcoli. Dovrebbero invece definire le basi di una chiara progettualità politica comune nel medio e lungo termine e soprattutto fissare un patto di lealtà che consenta loro di marciare uniti per colpire insieme.

Non serve rimanere ostaggio di trasformistiche formazioni centriste che pretenderebbero di essere determinanti in ogni occasione a fronte di una loro irrilevanza elettorale. Il centro politico è un modello double face, estate-inverno, un non-luogo della politica, e l’esperienza dovrebbe fare da maestra avendoci già mostrato, troppe volte, come il salto della quaglia sia lo sport preferito da quelle parti.

Tradire le aspettative degli elettori, però, non ha mai pagato, lo dimostrano la triste parabola di Fini, l’inesorabile declino di Berlusconi, il dimezzamento della Lega, e lo ‘stellicidio’ dei grillini che rischiano l’estinzione dopo avere fatturato un enorme consenso elettorale.Le coalizioni sono in crisi ed i partiti di governo non godono oggi di buona salute ed anzi meriterebbero il ricovero ospedaliero.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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