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Nonno assolto dopo 14 anni, l’avvocato Bellerè: «Un’eternità, bisogna rafforzare gli organici»

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Il legale: «Le intercettazioni telefoniche vanno interpretate e non vanno lette ‘sic e simpliciter’»

Dopo un lunghissimo processo, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Marco Nonno, è stato assolto dall’accusa di devastazione che in primo grado gli costò una condanna a 8 anni e mezzo di reclusione. La quarta sezione della Corte di Appello di Napoli, lo ha definitivamente scagionato dall’imputazione più grave e l’incubo è giunto alla fine. La redazione de ilSud24.it ha raggiunto telefonicamente il suo avvocato, Giovanni Bellerè, al quale ha rivolto qualche domanda sul processo.

Avvocato il consigliere Nonno è stato assolto dopo 14 anni, non sono un po’ troppi?

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Quattordici anni sono tantissimi, un’eternità. Ma è una questione prettamente legata alla gestione dell’amministrazione giudiziaria. Per accorciare i tempi sarebbe bastato, a esempio, non cambiare tre volte i componenti del collegio durante il processo di primo grado e già avremmo tagliato molti mesi, se non anni. Poi ci sono stati ritardi, sempre inerenti a questioni del collegio di primo grado, che ha depositato la sentenza dopo un anno. Siamo partiti da 90 giorni di tempo, che si era preso, a quasi un anno. Dopodiche abbiamo dovuto studiare le motivazioni e depositare l’appello.

Secondo lei non è un po’ troppo un anno per depositare una sentenza?

Per ridurre questi tempi bisognerebbe aumentare gli organici degli uffici giudiziari. Se si fa un giro nelle ‘torri’ delle Corti d’Appello, ci sono così tanti processi arretrati che i fascicoli sono addirittura conservati nei bagni. Bisogna aumentare giudici, giudici monocratici e gip. Non solo, bisogna impedire ai giudici di cambiare sede giudiziaria almeno per 5 anni. Se si inizia un processo e viene destinato ad altra sede il giudice dopo un anno o due, vengono meno tutte le più elementari garanzie per gli imputati. E per andare avanti bisogna nominare un nuovo presidente e fare una parziale rinnovazione degli atti del dibattimento. Automaticamente si allunga tutto. Se cominci a dire quel collegio che ha iniziato il processo lo deve anche finire già hai risolto una piccola parte dei problemi.

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Quella fu una protesta contro una decisione politica, quella di riaprire la discarica Pisani. Eppure si provò a far passare la vicenda come un atto criminale

Quella protesta era contro la scelta politica legittima del centrosinistra, di riaprire la discarica, che ha cozzato con una scelta, sempre politica, fatta da Nonno e concordata con i vertici del partito nazionale. La decisione di opporsi alla riapertura della discarica fu concordata con il presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini. È passata in parte come atto criminale perché ci sono stati dei gruppi di facinorosi a cui tutto interessava tranne la riapertura o meno della discarica. Ma hanno colto l’occasione per poter sfogare i propri istinti animaleschi.

Dopo tutto questo tempo cosa rimane della vicenda?

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Il dato che il Consigliere Nonno e la sua parte politica avevano ragione e avevano preso la decisione giusta. Perché in seguito si è cominciato a parlare per il recupero dei rifiuti, di Stir, di inceneritori e quant’altro collegato e non la discarica-buco come è avvenuto per tanti anni a Pianura e in contrada Pisani dove c’è il più alto tasso di mortalità per tumori rispetto alle altre zone della Campania.

Chi risarcirà Marco Nonno delle sofferenze, anche politiche, patite nel corso di questi anni?

Fortunatamente non ha bisogno di essere risarcito. Il suo elettorato che lo sosteneva ha continuato a sostenerlo anche dopo, tanto è vero che oggi si ritrova a essere consigliere regionale.

C’è stato qualcuno che, sbagliando, gli ha dato colpe non sue?

C’è stato qualche avversario politico che si è vestito da delatore perché Nonno gli dava fastidio politicamente.

In questa storia, la magistratura si è comportata correttamente?

La magistratura doveva essere solo un po’ più cauta sulla gestione delle intercettazioni telefoniche che vanno interpretate e non vanno lette «sic e simpliciter». La cosa più infamante sono stati i pentiti che poi si sono contraddetti in udienza.

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