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L’eterno fascino del Natale festa del Sole e della Luce

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La magia del Natale, con le sue luminarie, parla ai cuori di chi sente che il sole visibile è anche proiezione dell’Invisibile

Papa Leone Magno, nella sua omelia del Natale del 460, si dice addolorato e angosciato perché i fedeli, salendo la gradinata di S. Pietro in Vaticano «si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente», un gesto che «viene ripetuto per mentalità pagana» dal quale bisogna necessariamente astenersi.

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Erano ormai lontani i tempi delle persecuzioni contro i cristiani dopo che, con l’Editto di Milano (313), detto anche «editto di tolleranza», sottoscritto da Costantino Augusto, cui era toccata la parte occidentale dell’impero, e dal collega Licinio, cui era toccata quella orientale, erano diventati liberi di professare la propria fede.

Ottant’anni prima, con l’Editto di Tessalonica (380), gli Augusti Graziano, Valentiniano e Teodosio avevano proclamato il cristianesimo come unica religione di Stato basata rigorosamente sul credo fissato nel Concilio di Nicea (325) minacciando, «autorizzati dal Giudice celeste», ritorsioni nei confronti di coloro che non si fossero adeguati, definiti «persone senza intelletto».

Cominciava così l’intolleranza verso gli eretici e verso i pagani, che venivano così chiamati perché solo nei villaggi (pagi) riuscivano a sopravvivere le antiche tradizioni religiose.

Il culto degli dei resisteva nonostante tutto

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Tuttavia, anche se il cristianesimo si era definitivamente affermato sul paganesimo, il culto degli dei era duro a morire, in particolare quello del Sole, cui venivano dedicate le festività dei periodi solstiziali.

I solstizi erano momenti di particolare tensione religiosa e venivano celebrati da sempre nei territori dell’impero, come in altre parti, in quanto legati al misterioso movimento ascensionale e declinante dell’astro solare, che tocca il punto più alto della sua orbita ellittica nel solstizio d’inverno (21-24 dicembre), ed il punto più basso nel solstizio d’estate (21-24 giugno). In quei giorni il sole sembra fermarsi e da qui la loro indicazione come solstizi (sol stitit, il sole si è fermato/è fermo).

Con l’ascesa al trono imperiale di Eliogabalo, venne introdotto a Roma, in forma ufficiale, il culto del dio Sole (Helios, in greco). Il giovane imperatore, che proveniva da Emesa, in Siria, dove la divinità era particolarmente venerata ed egli stesso ne era il Sommo Sacerdote, nel suo breve regno fece in tempo a dedicare ad Helios un tempio sul Palatino, prima di essere trucidato a seguito di una rivolta militare che pose fine alla sua breve vita caratterizzata da inenarrabili perversioni sessuali.

Il culto del Sole era accostato a Mitra, divinità particolarmente venerata in Siria, e riuscì a sedurre in particolar modo i legionari romani, che contribuirono a diffonderlo in ogni angolo dell’impero. Naturalmente, nel Panteon greco-romano non mancavano le divinità solari come quella, la più nota, di Febo/Apollo, ma il paganesimo classico era ormai irrimediabilmente in declino.

La religione di Mitra, il mitraismo, aveva alcuni punti in comune con il cristianesimo al quale sembrava contendere la supremazia. Anche Mitra, ad esempio, era stato partorito da una Vergine, era nato in una grotta ed era ritenuto il figlio del Sole e Sole egli stesso.

L’intervento dell’imperatore Aureliano

Nel 274, fu l’imperatore Aureliano a consacrare il 25 dicembre quale Giorno Natale del Sole Invitto (Dies Natalis Solis Invicti), ovviamente dedicato anche a Mitra, Padre e Figlio allo stesso tempo.

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I cristiani, che non conoscevano la data di nascita del Cristo, autentico rompicapo per alcuni e «curiosità troppo spinta» per Clemente Alessandrino, non riuscendo a contrastare una tradizione profondamente radicata e popolare, trovarono nell’imperatore Costantino una sorta di traghettatore, che, in qualità di Pontefice Massimo sia dei pagani che dei cristiani, dapprima istituì il Giorno del Sole (Dies Solis) come primo giorno della settimana, che più tardi diventerà Giorno del Signore (Dies Dominicus, la Domenica) e, successivamente, convertitosi definitivamente al cristianesimo, fece coincidere il Dies Natalis con quello del Cristo (330).

Qualche anno dopo, nel 337, anche papa Giulio I accettò definitivamente e rese ufficiale quella stessa data. La simbologia pagana, che vedeva nel solstizio d’inverno il sole fermarsi nella notte più lunga dell’anno per cominciare a risalire nei giorni successivi e restituire la luce ai mortali, fu facilmente mutuata dai cristiani, che ne subivano il fascino e vedevano in Cristo il loro Sole, il Messia annunciato come luce e sole di giustizia dai profeti nell’Antico Testamento ed in particolare da Malachia: «Sorgerà il Sole di Giustizia con raggi benefici…».
Nei vangeli torna l’accostamento del sole e della luce, termini facilmente sovrapponibili e intercambiabili, con riferimento al Cristo-Messia.

Per Luca, «Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto…» (Lc 1, 67-79) e Gesù Bambino viene chiamato «luce per illuminare le genti» (Lc, 2,32). Lo stesso Gesù si definisce «luce del mondo» nel vangelo di Giovanni (Gv 8,12).

Alla fine, il paganesimo, definitivamente sconfitto, è riuscito ugualmente a sopravvivere dietro riti e forme cristiane

Del resto la Chiesa, esaurita l’iniziale spinta intollerante e repressiva, preferì assorbire riti, simboli e credenze pagane attraverso una loro lettura che li rendesse compatibili con la nuova religione.

Ancora oggi, in un mondo che ha da tempo smarrito il senso del sacro, perso nella spasmodica ricerca delle cause fisiche, ignorando quelle metafisiche, accecato dal virus pestifero del consumismo che snatura e appiattisce tutte le festività, si accendono fuochi solstiziali ed il «ceppo di Natale», grosso tronco d’albero che brucia ed illumina la notte, sta lì ad indicare che il sole risale lentamente nella volta celeste come simbolo vivente dell’eterno ciclo di morte e resurrezione. La magia del Natale, con le sue luminarie, parla ancora ai cuori di chi sente, con gl’impulsi dell’anima, che il sole visibile è anche proiezione dell’Invisibile.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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