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Rapporto Svimez 2021 sull’economia meridionale: «Niente di nuovo sotto il sole». I ritardi del Pnrr

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Decreti, bandi, intermediazioni regionali e interventi dei comuni, occorrono 12 step prima dell’assegnazione

Anche quest’anno è arrivato il «Rapporto Svimez 2021». In verità – al di là dei numeri congiunturali sui divari Nord-Sud, stavolta, leggermente più ristretti perché la pandemia ha rallentato anche il Nord – dice pochissimo, anzi, niente, di nuovo rispetto ai 46 precedenti.

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Tranne che stavolta a disposizione del Sud, tra Recovery e «piano aggiuntivo» dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) esserci fondi per 221,5 mld, più altri 59 provenienti dai Fsc 2014-20 e 2021-27, per un totale di 280,5 mld. Una quantità di risorse mai vista, ma sulla quale pesano non poche incognite.

La ristrettezza dei tempi per la realizzazione degli interventi (entro il 2026); le lungaggini burocratiche (fra decreti, bandi, intermediazioni regionali e interventi dei comuni, occorrono 12 step prima della assegnazione); l’acclarata incapacità di spesa della P.a.; la mancanza di progetti (finora solo paroloni e annunci generici e il Pnrr, che sembra una sorta di antologia poetica) e l’insufficienza degli organici a disposizione della P.a. (si parla di almeno un migliaio di assunzioni, che ovviamente peseranno sui futuri bilanci, nuove tasse?).

Le grandi riforme: Giustizia, Fisco, concorrenza, ecc., sono ancora in discussione. Per il momento sono stati approvati solo decreti delega che affidano al governo il compito di farle. Di più l’erogazione delle rate, volta per volta, dipende dalle realizzazioni progettuali messe a punto. Non ci resta che sperare di arrivare in tempo al traguardo. Purtroppo, Non sarà facile.

Oltre 6900 persone in cassa integrazione ordinaria

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Tra fine anno e l’inizio del 2022, il Sud sarà investito da una nuova ondata di cassa integrazione ordinaria, per la crisi che attraversano due importanti poli industriali: l’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, di Taranto, e Leonardo. La prima a decorrere dal 27 dicembre e per 13 settimane, riguarda 3.500 lavoratori. Alla Leonardo, invece, le 13 settimane di cassa a zero ore coinvolgeranno oltre 3.400 lavoratori di Grottaglie, Pomigliano, Nola e Foggia a partire dal 3 gennaio prossimo.

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A buttare benzina sul fuoco di una crisi che meriterebbe ben altra attenzione da parte del governo e dei mass media, l’ultimo rapporto Censis dal quale esce l’immagine di un’Italia indebolita, che vede crescere i poveri, diminuire l’occupazione e diffondersi depressione e disagio esistenziale. Soprattutto, fra i giovani fra cui crescono i Net, che non lavorano e non studiano. Nel 2020 sono arrivati, nella fascia fra 20-34 anni, a 2,7 milioni (29,3%), + 5,1% rispetto al 2019. Ed è esploso il numero delle famiglie in povertà assoluta che nel 2020 hanno toccato i 2 milioni, + 104,8% rispetto al 2010, quand’erano 980 mila.

Ci sentiamo tutti più vulnerabili e pessimisti, con il 40,3% che teme per la propria salute e ha paura di ricorrere a prestazioni sanitarie. Infine per il 15,6% la situazione economica migliorerà dopo l’emergenza. Ma per la maggioranza (56,4%) resterà uguale e per il 28,4% peggiorerà, in conseguenza della fiammata inflazionistica in atto. Insomma, la realtà italiana non è quella delle narrazioni della maggioranza arlecchino.

 

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