Con “Orgoglio Siciliano”, Carrara incontra e penetra «l’Anima siciliana»

Dai comitati clandestini a quello per l’Indipendenza della Sicilia, allo Statuto dell’Autonomia, quanta storia da riscoprire

Bersaglio centrato. In pieno. Se l’obiettivo – certo ambizioso, ma anche suggestivo di “Orgoglio Siciliano, luci e ombre dell’Autonomia e dell’Anima siciliana” di Nuccio Carrara, edito dalla casa editrice Bonfirraro di Barrafranca (Enna) – era davvero quello annunciato nella presentazione e ribadito nella prefazione allo stesso: «di dare alla gente di Sicilia» e «soprattutto ai giovani siciliani e agli studenti, uno strumento utile a conoscere la Storia della propria terra», bisogna riconoscere che l’autore e i suoi 26 contributori, lo hanno centrato in pieno.

E, per di più contrariamente alla sensazione di approccio ispirata dalla voluminosità delle quattrocento pagine del libro, e, per di più, senza che nel leggerlo il lettore rischi di annoiarsi. Anzi, venendone immediatamente coinvolto.

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Non solo per la scorrevolezza e la fluidità del linguaggio, ma anche – e forse, ancora di più – per la ricchezza delle informazioni di cui viene fornito. Il che, ad avviso personale è un merito in più che va attribuito a Carrara e i suoi contributori. Hanno fatto di 400 pagine, a mezza strada tra il «saggio storico e l’antologia critica», un’opera di pregio che – pur scritta a più mani e, per questo, necessariamente, separatamente ed in momenti diversi – si muove lungo un percorso unitario senza mai perdere di vista il traguardo finale prefissosi.

Per cui, alla fine, il libro risulta effettivamente essere uno strumento utile ed una fonte di arricchimento per gli studenti siciliani per aiutarli a penetrare ed approfondire la conoscenza della propria terra, liberarsi di stereotipi e luoghi comuni, esserne orgogliosi e lavorare per farla crescere e raggiungere posizioni che le sono certamente più consoni, vieppiù, perché le merita.

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Sicché non si può non essere d’accordo con il prof. Antonio Di Grado che, dopo aver sottolineato la dicotomia «tra le sottiglienze ineguagliabili dell’intelligenza isolani e i codici brutali del sentire mafioso», suggerisce di cercare la chiave di lettura per indagare l’anima siciliana nel desiderio di fuga e ritorno «che lega alla propria isola chi l’ami tanto da doverla anche detestare» e con il collega Fabrizio Fonte, secondo il quale, è necessario: «superare le infauste politiche industriali per guardare ai tesori culturali storici, paesaggistico-ambientali e persino eno-gastronomico di cui è ricca l’isola».

Una proposta che a parere di chi scrive è assolutamente valida per l’intera Italia del tacco perché sono «ricchezze» presenti in tutto il territorio ad di sotto della riva destra del Garigliano.

Una rilettura che muove e fa perno dalle spinte indipendentiste che nel 1942 diedero vita ai primi comitati clandestini che poi si unirono nel Comitato per l’Indipendenza della Sicilia, presieduto da Andrea Finocchiaro Aprile che ne divenne l’anima e il principale protagonista della lotta per l’indipendenza della Sicilia ed arriva attraverso vicende e protagonisti che – a modesto avviso personale – meritano di essere conosciuti, rivissuti ed approfonditi, attraverso la lettura in prima persona del libro – alla nascita dello Statuto speciale della Regione Siciliana emanato con Regio Decreto del 15 maggio 1946 dal re Umberto II di Savoia.

Uno statuto che se non è riuscito a dare i risultati sperati è soprattuto, come sottolinea Rino Nania, perché, «è rimasto prevalentemente disapplicato, la Sicilia ha sprecato mille opportunità, pur essendosi avviata per prima nel costituire un sistema regolativo». Addirittura ancor prima del referendum costituzionale sulla forma di Stato del 2 giugno 1946 e della Costituzione Repubblicana del ’48. A dimostrazione – come sottolinea Carrara – che «la Sicilia, spesso accusata di arretratezza e conservatorismo, nella sua lunga storia non poche volte è stata protagonista di avventure pionieristiche».

Eventi che, purtroppo, solo pochi studiosi conoscono. Una conoscenza che, quindi, rischia – proprio per questo – di assottigliarsi giorno per giorno con il trascorrere del tempo, fino a scomparire del tutto. Un pericolo che bisogna assolutamente evitare per la storia secolare della Trinacria – come, mi scusino l’amico Nuccio, i suoi 26 contributori e l’editore Bonfirraro – quella dell’intero Mezzogiorno. Anche per ritrovare il senso dell’appartenenza alle proprie radici e non per ricordare e gloriarsi di quanto eravamo belli – il che servirebbe a ben poco – ma per costruire e regalare a questa terra ed ai suoi, e nostri, figli un futuro all’altezza di quel passato.

E “Orgoglio Siciliano” di Nuccio Carrara – che ho il piacere di avere come editorialista e “penna pungente”, de “IlSud24.it”, e soprattutto come amico – è davvero lo strumento più idoneo e completo per dare ai più giovani, ma – perché no, anche ai meno giovani – l’opportunità di riscoprire, conoscere ed amare la Sicilia, per quella che veramente è, e non per come preconcetti e luoghi comuni, la dipingono e – non sempre troppo disinterassatamente – continuano a raccontarla. «Laddove, tutto si puote». E, purtroppo, anche tantissimi siciliani che pur amandola la detestano, ma se sono lontani, sognano – prima o poi – di ritornarci.

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