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Letta provoca Salvini sulla sfiducia alla Lamorgese. Ma lui ribadisce: non mi muovo dal governo

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Dall’inizio della sua segreteria Letta ha preso di mira il leader leghista, individuandolo come nemico pubblico

«Vengo anch’io. No tu no». In questi primi giorni di settembre, con ancora la testa alle vacanze estive, alla sfida che si è aperta tra Enrico Letta e Matteo Salvini sembra calzare a pennello il ritornello della celebre canzone di Enzo Jannacci, dove il venire sta per stare al governo.

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A dire il vero è dall’inizio della sua segreteria che Letta ha preso di mira il leader leghista, individuandolo come nemico pubblico. Una sorta di riedizione della vecchia strategia che il centrosinistra ha per oltre 20 anni portato avanti contro Silvio Berlusconi, additato come il ‘male assoluto’. Anche se, a dirla tutta, questa strategia serviva non tanto per combattere il grande capo forzista, quanto piuttosto per compattare il variegato schieramento di sinistra.

Allo stesso modo Letta nell’individuare in Salvini il nemico per eccellenza, l’alter ego, sta cercando di governare il Pd surfando sulle varie correnti e compattandole nella comune battaglia contro il leghista. Ecco spiegato perché ogni giorno il segretario del Pd non perda occasione per punzecchiare l’ex ministro dell’Interno.

Da Salvini numerosi spunti alla polemica

In questi giorni, poi, proprio Salvini ha offerto numerosi spunti alla polemica che per l’appunto Letta non si è fatto sfuggire. Prima il voto contro il green pass in Commissione Affari sociale insieme a Fratelli d’Italia, e poi l’attacco al ministro Lamorgese sulla gestione dell’immigrazione. Tutta manna per Letta che non se l’è fatto ripetere due volte.

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Ma la questione Lamorgese rischia di diventare delicata per Salvini, complice il partito di Giorgia Meloni che in Parlamento sta cercando le firme necessarie per presentare una mozione di sfiducia. Per il momento lo scouting, come lo chiamano da via della Scrofa, sta andando avanti segno che il numero minimo di firme, un decimo di deputati o di senatori, ancora non è stato trovato. Ma qualora FdI dovesse trovare le firme, ipotesi non remota, come si comporterebbe la Lega?

Se l’è chiesto, in maniera provocatoria, anche Letta che su twitter ha scritto: «La mozione di sfiducia contro Lamorgese? Sarebbe un grave errore: la Ministra sta facendo un buon lavoro e noi la difenderemo comunque in Parlamento. Adesso voglio proprio vedere cosa farà Salvini visto che dice le stesse cose della Meloni».

Leggi anche:  Energia, Meloni: «Dal ‘Governo dei migliori’ misure insufficienti e nessun intervento strutturale»

Il leader leghista ancora contro la Lamorgese

Chiaro l’intento di mettere pressione al capo leghista, il quale peraltro continua a puntare il dito contro il ministro dell’Interno: «Non vedo dove sia questo gran lavoro. Le critiche non sono di Matteo Salvini ma le danno i numeri. Oggi sul Sole 24 ore hanno riportato i dati degli sbarchi dei migranti irregolari negli ultimi 3 anni e quest’anno, nonostante il Covid, sono +80% rispetto all’estate del 2020, + 591% rispetto all’estate di due anni. Cioè siamo a 40 mila arrivi solo via mare entro fine agosto, non calcolando quelli via terra e le conseguenze della crisi afghana. Se a questo aggiungiamo rave party, baby gang, aumento di episodi di violenza, non vedo dove sia questo gran lavoro».

Per concludere: «Ho chiesto a Draghi un confronto con il ministro Lamorgese perché o cambia rotta e comincia a fare il ministro oppure sarà un problema». Parole nette che farebbero pensare a un voto a favore della sfiducia, che però potrebbero innescare un pericoloso effetto slavina sul governo.

Governo che nonostante tutto Salvini continua a difendere, spiegando di volerci rimanere: «Assolutamente, a lungo. Mai lasceremo l’Italia in mano a sinistra, Pd, 5 Stelle, ci sarebbe dietro l’angolo la patrimoniale, l’aumento dell’Imu, lo Ius soli, il Ddl Zan e tante cose che non interessano all’Italia e gli italiani. La Lega ha scelto di aiutare gli italiani e di entrare in questo governo e ci staremo fino alla fine. Letta e Conte se ne facciano una ragione, se non si trovano bene con Draghi si facciano da parte loro. La Lega c’è».

Come detto si continua con il «Vengo anch’io, no tu no». Comunque sia alla fine i nodi bisognerà scioglierli. Di certo una mano la daranno queste amministrative, ma è possibile che con l’elezione del nuovo Capo dello Stato ci potrà essere un’accelerazione verso la fine della legislatura. Ma fino ad allora si continuerà con il ritornello del «Vengo anch’io, no tu no».

© Riproduzione riservata

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