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Il Pd sente la sconfitta e batte in ritirata, il ddl Zan rimandato a settembre. Intanto Draghi prepara il green pass

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Matteo Renzi: «Il Pd vuole andare alle amministrative sventolando la bandiera dello Zan»

Rimandato a settembre. Il ddl Zan si avvia così ad andare in soffitta, in attesa di ritornare dopo la pausa di essere ripreso. Forse, perché a dire il vero intorno a questo ddl inizia ad aleggiare una strana aria. A partire proprio dal rinvio. Anzi, ieri sera Matteo Renzi intervistato da Enrico Mentana per la presentazione del suo nuovo libro ha colto un punto: «Il Pd oggi non ha posto più l’urgenza dello Zan, perché vuole andare alle amministrative sventolando la bandiera dello Zan. Loro vogliono allungare i tempi».

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Che sia questa l’intenzione è tutta da verificare ma che il Pd sul ddl abbia deciso di innestare la marcia più bassa è senza dubbio vero. Infatti, l’unica certezza al momento è che la riunione dei capigruppo del Senato di ieri ha certificato che ci sono altre urgenze, a partire dai decreti in scadenza. Primo fra tutti il Sostegni bis che proprio oggi inizierà l’esame in aula al Senato. Iter velocissimo per evitare che scada, tanto che già domani potrebbe esserci il voto di fiducia per dare il via libera definitivo.

E poi? Martedì dovrebbe ritornare in Aula il ddl Zan ma semplicemente per concludere la discussione generale poi, appunto, il nulla. Anzi l’ipotesi, come confermato dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani al telefono con l’Ansa, è quella di chiedere subito di non passare all’esame degli articoli che, nel caso fosse approvata significherebbe la fine per il ddl.

Scoglio non da poco visto che l’ultima volta lo Zan si è salvato per un solo voto. Insomma, il rischio di affondamento è concreto, senza contare che la Lega su questo è pronta anche al voto segreto, il che aumenterebbe le possibilità di inciampo. Quindi, è pronta la mina per far saltare in aria il ddl Zan.

La linea politica inaugurata da Letta rischia di portare i dem a sbattere

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Ecco allora spiegata la frenata del Pd che non a caso non ha battuto ciglio su questo allungamento dei tempi, forse resosi conto che la linea politica del duro e puro inaugurata da Enrico Letta rischia di portare i dem a sbattere. Infatti, in gioco non ci sarebbe soltanto il ddl sull’omotransfobia quanto piuttosto il destino della stessa segreteria.

Non è passato inosservato che finora l’ex premier ritornato dal suo esilio parigino abbia inanellato una serie di sconfitte clamorose. Messe in fila nemmeno la Longobarda di Oronzo Caná: ius soli, patrimoniale, porti aperti mentre gli italiani rimangono rinchiusi per il Covid.

Insomma, se a queste si aggiungesse anche la sconfitta sullo Zan sarebbe la stessa segreteria destinata a finire in forte discussione, e soltanto l’assenza di un’alternativa salverebbe Letta dal ritorno a Parigi. E in questa sequela di sconfitte ci sono anche i sondaggi che continuano ad inchiodare il Pd al di sotto del 20 per cento, galleggiando tra il 18 e il 19 per cento, a dimostrazione di una linea politica che non riesce a conquistare consensi.

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Una vera e propria ritirata su cui hanno influito anche gli oltre mille emendamenti, di cui ben 700 presentati dalla Lega, che ieri sono stati depositati in Aula. E senza la possibilità di mettere la fiducia l’ipotesi di cadere in Aula su uno dei tantissimi voti è quasi certa.

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Meglio perciò far slittare nelle retrovie dei lavori di Aula il disegno di legge con la speranza che dopo la pausa estiva, o addirittura dopo le Amministrative, ci siano condizioni politiche migliori. Fino ad allora conviene pensare ad altro, anche perché i temi non mancano. A partire dal green pass.

Covid e green pass, il Consiglio dei ministri in forse

Il Consiglio dei ministri che sembrava si dovesse tenere oggi potrebbe slittare a domani, ma ancora nulla è deciso. Sono almeno due i fronti per il governo: uno esterno, quello delle Regioni, ed uno interno, la maggioranza. Da giorni le Regioni chiedono la revisione dei parametri abbandonando quelli legati ai contagi per incentrare tutto sull’ospedalizzazione. In giornata dovrebbe tenersi la riunione della Conferenza Stato-Regioni, mentre giovedì la cabina di regia e infine il CdM. Il tutto per consentire che lunedì entrino in vigore le nuove norme.

Draghi, però, deve trovare un punto di caduta anche all’interno della sua maggioranza. Il presidente del Consiglio spinge sempre più per varare un green pass che dovrebbe variare a secondo della situazione epidemiologica sul territorio. Quindi non una misura nazionale ma che si adatti alle diverse realtà.

È probabile che tra le attività cui accedere con Green pass ci siano sia i trasporti di lunga percorrenza che i ristoranti al chiuso (in una prima fase anche con una sola dose), oltre agli eventi. Non dovrebbero essere per ora invece prese decisioni sulle scuole e sugli eventi sportivi, inclusa la capienza degli stadi.

Lega contraria al green pass, Pd e Forza Italia a favore

Ma come detto manca la quadra nella maggioranza. La Lega è quella più critica sull’introduzione del green pass continuando ad essere contraria. A favore Pd e pure Forza Italia, che peraltro ha presentato un disegno di legge per spingere sull’obbligo della vaccinazione il personale sanitario. Sulla stessa linea, a favore del green pass, anche il M5S che però chiede di adottare un atteggiamento soft. Fermamente contrario Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni che senza tanti giri di parole bolla «l’utilizzo del green pass per accedere alla vita sociale una follia».

Non semplice, quindi, il compito di Mario Draghi che in poco più di 24 ore dovrà riuscire a mettere insieme la maggioranza e le stesse regioni. Tutto questo mentre la variante Delta continua a far sentire la sua pressione, non tanto sugli ospedali quanto piuttosto sui numeri dei contagi. Ed è proprio questo che alla fine potrebbe dare una mano a Draghi nella dura e delicata partita del green pass italiano.

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