Lega e Forza Italia. Fusione, federazione o trasfusione per governare col pilota automatico?

I tentativi di fusioni e federazioni rivelano l’intrinseco senso di debolezza di chi prova a realizzarle senza un’autentica strategia di fondo

Fusione o federazione? Sembra questo l’argomento principale che anima il dibattito nel centrodestra. Tutto è nato, si dice, dal desiderio di Berlusconi di fondare un partito unico tra Forza Italia e Lega. Desiderio non nuovo, malgrado il non esaltante precedente con Alleanza Nazionale.

L’idea è stata inizialmente snobbata da Salvini, che oggi, invece, spinge verso una federazione tra i due partiti: un primo passo per finire di vampirizzare definitivamente l’alleato e fronteggiare il calo nei sondaggi.

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Non è difficile capire che gli umori dei politici vanno di pari passo con l’andamento dei sondaggi. Anche se questi non hanno un valore realmente predittivo, possono comunque essere considerati come degli indicatori di tendenze, dei sismografi che registrano le frequenti scosse telluriche che coinvolgono il mondo politico.

C’è da osservare che i sondaggi possono anche condizionare e indirizzare le scelte degli elettori rendendo autoavveranti le loro ‘profezie’.

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In questa fase si osserva facilmente lo stato di salute precario di tutti i partiti intruppati nell’aria di governo, cui si contrappone il lento ma inesorabile progresso del Partito della Meloni, che ha già raggiunto il Pd e rischia di raggiungere anche la Lega, in lento inesorabile declino.

A sinistra l’arrivo di Letta non solo non si è rivelato salvifico per il Pd, ma rischia di comprometterne ulteriormente il favore popolare con scelte politiche di bandiera completamente disancorate dal comune sentire e dai reali bisogni della gente comune. La sinistra in generale sta ormai dalla parte delle classi alte transnazionali e progressiste. Lo si vede dai temi cui viene data la precedenza: più immigrati, preferibilmente ‘risorse’ clandestine; lotta alla omotransfobia (già il termine è difficile da capire e ancor più difficile da spiegare); introduzione di ‘Bella Ciao’ come inno nazionale da affiancare a quello ufficiale.

Nel centrodestra i mal di pancia non mancano. Forza Italia, dopo essersi progressivamente svenata a favore della Lega, un giorno sì e l’altro pure deve fare i conti con ricorrenti pulsioni scissionistiche. La fine è vicina, pensano in tanti, meglio mettersi in proprio.

Angelino Alfano creò a suo tempo il Nuovo Centrodestra per andare in soccorso di un governo di centrosinistra. Recentemente Toti e Brugnaro hanno dato vita a Coraggio Italia, movimento d’ispirazione centrista e moderata pronto a soccorrere chi convenga. Si tralasciano i fenomeni carsici (Carfagna, Gelmini, Brunetta) talora affioranti ma tenuti sotto controllo grazie a qualche incarico governativo. Salvini continua a perdere consensi da Nord a Sud senza capire perché.

Sembra già preistoria il suo successo alle elezioni europee del 2019, che lo portò a superare il 34% raddoppiando i voti rispetto alle politiche dell’anno precedente. In un sol colpo, in quell’occasione, riuscì a svuotare l’alleato dell’opposizione, Forza Italia, e l’alleato di governo, il M5S.

Oggi, pago dell’ingresso della Lega nel carrozzone di Draghi, si dimena in patetiche battaglie di lotta e di governo, che la gente non capisce e che già non portarono molta fortuna al suo predecessore Umberto Bossi.

Giorgia Meloni, con molto senso pratico, sta a guardare e si tiene lontana dalle turbolenze interne dei suoi cosiddetti alleati di centrodestra. Le basta capitalizzare la rendita di posizione che vede Fratelli d’Italia come unico partito di opposizione in parlamento.

Comunque si vogliano leggere le dinamiche politiche in atto, non si può fare a meno di osservare che, se la sinistra sembra votata alla sconfitta quasi con rassegnazione, il centrodestra che marcia disunito mina la propria credibilità. Si aggiunga il fatto che l’ostinazione a cercare candidati della società civile per governare le grandi città, tradisce la mancanza di una autentica classe politica da proporre agli elettori.

I tentativi di fusioni e federazioni rivelano l’intrinseco senso di debolezza di chi prova a realizzarle senza un’autentica strategia di fondo: ci si illude che la somma di due forze politiche in affanno possa tradursi in una crescita elettorale, nonostante l’esperienza si sia fatta carico di dimostrare l’esatto contrario.

A sentire Panebianco «La federazione di centrodestra non va da nessuna parte. A suo avviso manca un “leader forte” come lo è stato Berlusconi».

Già, il leader! È fin troppo comprensibile che Salvini, che non è Berlusconi ed è incalzato dalla Meloni, non voglia perdere il suo ruolo di leader del centrodestra. Guarda perciò a Forza Italia, con il suo capo indiscusso inevitabilmente nella fase terminale della sua esperienza politica, sperando di raccoglierne l’eredità comunque sia: per trasfusione, fusione, federazione o mezza fusione.

«Mettersi insieme per aiutare l’Italia e per contare di più in Europa», sostiene enfaticamente. Ed è pure convinto che ciò debba piacere al 100% degli italiani. Così, dopo essersi emancipato dalla Padania per italianizzarsi, si emancipa dall’Italia per europeizzarsi, sperando sempre nella benedizione della sua Madonnina. In realtà Salvini, sostenendo entusiasticamente Draghi, uomo simbolo delle banche e dei mercati finanziari notoriamente poco patriottici, si è infilato in un vicolo cieco e non sa come uscirne.

Eppure le elezioni politiche del 2018 e quelle europee del 2019 avrebbero dovuto insegnarli che i suoi successi nascevano da una decisa politica sovranista ed euroscettica. Inoltre, hanno mostrato al mondo intero che la stragrande maggioranza degli italiani, votando Cinque Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, non gradiva il cappio europeo. Oggi quel cappio si stringe ancor di più al collo degli italiani grazie agli ‘aiuti’ del Recovery Fund, fatti interamente di prestiti sottoposti a rigide condizioni e agli umori dell’euro-burocrazia.

Ed è impensabile che si possano affrontare i prossimi appuntamenti elettorali con espedienti tattici e senza un’azione politica capace di restituire agli italiani il controllo del proprio destino. Non è una bella prospettiva pensare che si debba passare sotto le forche caudine di organismi sovranazionali al servizio dei potentati economici

In altri termini: il centrodestra potrà pure vincere le prossime elezioni per manifesta inferiorità degli avversari, ma difficilmente potrà governare, nell’interesse degli italiani, continuando ad accettare il ‘pilota automatico’ dell’Unione Europea.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

Federproprietà Napoli

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