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Vertice del centrodestra, si punta a chiudere ma rimangono i nodi di Roma e Milano. E Conte annuncia: «Non stacco spina a Draghi»

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Su Roma continua il braccio di ferro sui nomi di Michetti e Matone. Intanto nel pomeriggio via libera ad Urso per la presidenza del Copasir

L’appuntamento è per oggi alle 14.30 quando negli uffici della Lega alla Camera dei deputati si vedranno i leader del centrodestra. Tutti riuniti attorno a un tavolo per chiudere definitivamente la pratica delle candidature per le prossime amministrative di ottobre e dare così finalmente avvio alla campagna elettorale.

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In realtà ancora alla vigilia rimangono alcuni nodi da sciogliere e in particolare quelli legati alle città di Roma e Milano dove, specie sulla prima, continua il duello tra Lega-FI e Fratelli d’Italia. Nella Capitale le posizioni sono chiare: FdI continua a ritenere il professor Enrico Michetti il candidato migliore, mentre Forza Italia insieme alla Lega insistono per l’ex pm Simonetta Matone. Ma pure su Milano i giochi sarebbe tutt’altro che fatti visto che sono diversi i nomi che circolano, a partire da Annarosa Racca, 69 anni, presidente di Federfarma Lombardia, dai manager Riccardo Ruggieri e Fabio Minoli, dal professore della Bocconi Maurizio Dallocchio, dal genero di Ennio Doris Oscar di Montigny e fino al leader di NcI Maurizio Lupi.

Ma problemi si registrano anche per Bologna dove nell’ultimo vertice sarebbe stato avanzato il nome del senatore forzista Andrea Cangini. Soltanto Torino, con Paolo Damilano, e Napoli, con Catello Maresca, sembrano chiuse sul piano delle candidature.

Ecco perché l’incontro di oggi si preannuncia tutt’altro che semplice e soprattutto scontato. Giorgia Meloni dagli studi di Fuori dal coro chiede «solo di decidere, penso che ci siano le condizioni per fare bene e questo continuo rimandare comincio a non comprenderlo più. Credo che scegliere dei candidati sindaci e partire con la campagna elettorale sia una priorità. È il rinvio sine die che comincio a non capire più e non lo dico con polemica ma con il cuore in mano chiedendo agli alleati, ai quali voglio un gran bene, di decidere».

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E su Roma insiste con la candidatura di Michetti: «Penso che Michetti sia una ottima proposta, a Roma serve qualcuno che conosce molto bene la macchina, il rischio di trovarsi con una come la Raggi è alto. Sui sindaci chiedo solo di decidere, io voglio vincere, ma inizio a non capire più questo continuo rimandare».

Dal canto suo Matteo Salvini dagli studi di Porta a Porta spera che «si arrivi a un accordo perché ci sono uomini e donne in gamba che si sono messi a disposizione per 1300 Comuni al voto, nonostante fare il sindaco in questi tempi non sia facile. Mi auguro si trovi un’intesa perché la Lega non ha bandierine da mettere a Milano come a Triste e Bologna. Cerchiamo di scegliere i migliori».

In realtà, sullo sfondo della grande questione candidature si agitano gli animi per la costituzione di una federazione tra i partiti del centrodestra che sostengono il governo. Proprio ieri sempre Salvini ha raccontato che l’idea di Silvio Berlusconi era quella del «partito unico, ma io gli ho detto: non si fa in un quarto d’ora, non è che in 15 giorni inventi il partito unico».

Vero che sia il leader leghista ha spiegato di volerla ancora fare ma «l’idea non è un giochino parlamentare, non mi interessa il rapporto tra senatori, tra deputati, mi interessa unire. Oggi in Parlamento, alla Camera, il centrodestra che sostiene il governo è diviso in sei gruppi, è meglio unire le energie e fare proposte insieme, poi ognuno con la sua identità».

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Osservatore attento ma distante rimane Giorgia Meloni, la quale non manca di far notare di non starci «capendo moltissimo. Il tema di Giorgia, della presenza di FdI c’entra poco. È il tentativo di rafforzarsi rispetto a uno strapotere della sinistra che pretende di governare con i voti del centrodestra facendo tutte cose di sinistra. Qualsiasi cosa decidono di fare, Federazione, partito unico, gruppi unici, non posso che augurare buon lavoro, capisco la necessità di cercare di contare molto di più, io faccio la stessa cosa dall’opposizione con la libertà che chi sta in maggioranza non ha».

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Il senatore Adolfo Urso

Federazione e amministrative a parte, comunque un primo nodo per il centrodestra sembra essere stato sciolto, e cioè la presidenza del Copasir che oggi dovrebbe andare dopo tante tribolazioni al senatore di FdI, Adolfo Urso.

Elezione che dopo le prese di posizione di Pd e M5S non dovrebbe riservare soprese, anche se Ignazio La Russa non manca di far notare che la vicenda «poteva essere gestita meglio da tutti, aver trasformato questa vicenda in una partita mediatica non è servito a nessuno. Adesso c’è Urso, ma non la considero una vittoria. Non dico che è una sconfitta per tutto il centrodestra ma una soluzione senza gioia».

Una questione su cui però Matteo Salvini insiste: «Auguriamo buon lavoro a Urso, ma ritengo che l’attuale composizione del comitato non risponda ai criteri di legge». Comunque sia oggi la questione dovrebbe essere chiusa definitivamente.

In via di definizione c’è anche un’altra telenovela politica, quella del M5S, che dopo la cessione di tutti i dati degli iscritti da parte Rousseau dovrebbe a breve vedere l’ex premier Giuseppe Conte assumere la leadership del movimento. E infatti dagli studi di Dimartedì Conte traccia il perimetro del nuovo M5S: «Non sarà un partito moderato, parleremo all’elettorato moderato. Ci ritroverete molto radicali, ad esempio, nel perseguire un processo riformatore per un futuro equo e sostenibile per i cittadini italiani. Qui saremo intransigenti, radicali. Per il resto non avremo veti pregiudiziali. Sarà un Movimento molto rinnovato e non perderemo la vena ecologica. Merito di Beppe Grillo e della sua visione».

E idee chiare anche nel rapporto con il governo Draghi: «Da parte mia e di M5s c’è lealtà verso la comunità nazionale prima ancora che verso lo stesso attuale presidente del Consiglio. Se Draghi sistematicamente, le nostre battaglie, i nostri principi non negoziabili li oscurasse allora…. Ma sempre in modo chiaro e leale». Ed annuncia: «A parte quello che dicono i giornali dei nostri rapporti, ci sentiamo e ci incontreremo presto».

Ultimo passaggio, infine, per i rapporti con il Pd: «Ci sono delle differenze col Pd, perché noi avremo una chiara identità. Ci saranno punti di incontro e di divergenza. Sicuramente col Pd avremo la possibilità di dialogare costantemente e ritrovarci sempre a costruire un cammino che speriamo di intensificare in direzione comune».

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