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Il CdM approva il dl Sostegni. Draghi vince il braccio di ferro con la Lega sulle cartelle esattoriali

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto Sostegni e una delle notizie è che non è stato necessario ricorrere alla formula ‘senza intese’, che negli ultimi mesi del governo Conte era divenuta la prassi. Ma il via libera non è stato agevole tanto che il CdM è stato rinviato di quasi due ore per cercare la quadratura nella maggioranza. Oggetto del contendere lo stralcio delle cartelle esattoriali su cui la Lega, in primis, e Forza Italia tenevano in particolare.

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E’ stato necessario l’intervento deciso del premier Draghi per sciogliere il nodo, ribadendo che la proposta della Lega, stralcio delle vecchie cartelle risalenti al 2000-2015 e fino a 5000 euro senza un tetto, era irricevibile. C’è il rischio che la norma diventi una sorta di evasione fiscale, avrebbe detto ai rappresentanti della Lega, incontrati prima di iniziare il CdM, il presidente del Consiglio e ribadendo che lo stralcio avrebbe potuto avere luogo soltanto in presenza di un tetto.

Alla fine, la formula passata è quella sì di uno stralcio delle cartelle esattoriali ma fino al 2011 e applicata entro un tetto massimo dei redditi Irpef di 30mila euro. In realtà sarà possibile arrivare fino al 2015, venendo così incontro alla richiesta iniziale della Lega, grazie alla riforma per l’efficientamento del sistema della riscossione che il Parlamento sarà chiamato a varare.

Risolto il nodo è stato possibile procedere spediti all’approvazione del decreto, che in questo modo utilizza i 32 miliardi di euro di scostamento di bilancio approvato dal Parlamento a fine dicembre. Per quanto riguarda il provvedimento non ci sono grandi novità rispetto alle attese e soprattutto alle bozze circolate in questi giorni. Come ha spiegato il premier in conferenza stampa «è una risposta significativa e molto consistente alle povertà e alle imprese, è parziale ma il massimo che abbiamo potuto fare».

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Imprese ed autonomi, queste le categorie a cui Draghi si è rivolto in particolare spiegando che «tre quarti dei 32 miliardi è destinato alle imprese». In particolare, ha annunciato «l’abbandono dei codici Ateco e velocità dei pagamenti. L’Ufficio delle Entrate mette a disposizione una piattaforma per i pagamenti a fine mese, i pagamenti inizieranno l’8 aprile per chi avrà fatto domanda, quindi 11 miliardi entreranno nell’economia nel mese di aprile».

Inoltre, c’è «una parte ristoro e indennizzo per le imprese della montagna, ci sono molte poste indirizzate al turismo, c’è un provvedimento importante per tutti i lavoratori autonomi, inclusi i lavoratori del settore agricolo: hanno una decontribuzione che è pari a 2,5 miliardi». Sul piano dei lavoratori previsto il blocco dei licenziamenti ma «è stabilita la scadenza per quei lavoratori che sono accompagnati da ammortizzatori ordinari per giugno e gli altri vengono accompagnati dal prolungamento dei meccanismi di sostegno fino alla fine dell’anno, questo è fatto su certe previsioni epidemiologiche ed economiche, poi vedremo».

Riguardo le partite Iva il ministro dell’Economia Franco ha chiarito che «riceveranno in media 3.700 euro per soggetto». Più in generale il responsabile dell’Economia ha ricordato che il decreto «si articola su cinque linee di intervento».

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Il primo intervento sulle imprese, gli autonomi e le Partite Iva vale circa 11 miliardi di euro; il secondo pilastro è quello del sostegno al lavoro e del contrasto alla povertà dove sono stanziati circa 8 miliardi; il terzo la Salute e la sicurezza con uno stanziamento di quasi 5 miliardi, con 2,8 miliardi per l’acquisto di vaccini e farmaci; quarta linea d’azione gli enti decentrati; infine i fondi gestiti direttamente dai ministeri, nel campo dell’istruzione, della cultura, del sostegno alle filiere agricole, alle forze di polizia e per una serie di settori con crisi particolari.

Fin qui il decreto. Sul piano politico Matteo Salvini anche se uscito con una vittoria a metà, cerca di passare subito all’incasso: «Accelerazione targata Lega. 16 milioni di vecchie cartelle esattoriali finalmente cancellate, con l’impegno di proseguire con una più ampia Pace Fiscale entro aprile».

Anche Forza Italia con Antonio Tajani canta vittoria: «Cambio di passo con Forza Italia al governo. Più imprese aiutate con la fine dei risarcimenti basati sui codici Ateco, pagamenti più veloci, aiuti alla montagna, prime rottamazioni delle cartelle esattoriali, decontribuzioni in agricoltura. Non basta, però. Avanti con nuove iniziative».

Soddisfazione anche dal M5S che con il viceministro all’Economia, Laura Castelli, parla di «tante misure inserite dal Movimento 5 Stelle. È il primo passo ma ne seguiranno altre necessarie a far uscire da questa pandemia il Paese e prepararlo alla ripartenza». E dal Pd il neo vicesegretario, Giuseppe Provenzano, twitta: «Continuiamo a fronteggiare la crisi con giustizia ed equità».

Giorgia Meloni

Critica invece l’opposizione rappresentata da Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni, oltre a far notare che alla conferenza stampa accanto a Draghi non c’era alcun ministro di centrodestra (il tecnico Franco e il dem Orlando), si è detta preoccupata perché «i ristori che le imprese aspettano da dicembre arriveranno tra non meno di 20 giorni. Per di più con importi che dalle bozze che girano rischiano di essere poco più di una elemosina. Silenzio sul cashback, che probabilmente rimane e non verrà cancellato come chiesto da FdI. Infine, nessuna pace fiscale: cancellate solo le mini cartelle inesigibili vecchie di 10 anni. Niente ossigeno per imprese e famiglie in difficoltà».

E proprio sulle famiglie arriva la voce critica del presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo, il quale ammette che «purtroppo nulla è cambiato rispetto a marzo 2020. Si continua a ragionare per categorie del lavoro: dipendenti, disoccupati, imprese, atipici, partite Iva. Bisognerebbe dare risposte serie alle famiglie, partendo dai carichi familiari».

Applausi e critiche a parte ora è necessario attendere il testo definitivo del decreto e il successivo passaggio parlamentare che conta di apportare modifiche al provvedimento. Il tutto però considerando, come ha detto lo stesso premier Draghi, che si tratta di un intervento parziale. Infatti, la seconda parte sarà ad aprile con il nuovo scostamento di bilancio ed allora si potrà dare un giudizio complessivo; sperando che la pandemia rallenti e dia un po’ di respiro sia ai cittadini e sia all’economia.

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CdM approva il dl Sostegni, la conferenza

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