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L’incontro. Enrico Trapassi (ass. Legalità): «Per Caserta non chiacchiere, ma fatti»

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Confrontarsi, ascoltare le voci della città, discutere sono tutti modi per provare a leggere la realtà e, per questo, tra le analisi e le riflessioni che pubblichiamo e che, da settimane, stiamo facendo su ciò che sta accadendo a Caserta; oggi abbiamo voluto fare una chiacchierata con Enrico Trapassi.

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Quarantenne, professionista casertano, da sempre impegnato sul territorio, con una lunga militanza politica a destra sin dai tempi dei movimenti studenteschi, già candidato sindaco e, attualmente, presidente dell’associazione “Azione e Partecipazione”, nonché riferimento dell’Associazione per la Legalità “Ultimi” fondata da Don Aniello Manganiello. Enrico Trapassi è una persona appassionata, a volte “ruvida” ma sempre molto chiara e netta nell’esprimere il suo pensiero.

Caro Enrico, Giuseppe Prezzolini pensatore controcorrente, “conservatore atipico”, voce per tanti versi scomoda verso la fine degli anni sessanta scriveva, a proposito delle alchimie politiche dovute in qualche modo solo a mediazioni di interessi: «L’Italia va verso la marmellata»… Caserta, asfissiata da anni da un certo modo di fare politica, dinanzi a ciò che emerge in vista delle prossime elezioni amministrative, dove va?

Se si continua con questa amministrazione comunale o con le medesime logiche, sicuramente verso la distruzione! Per dirla con lo stesso Prezzolini forse dobbiamo tornare a riaffermare in maniera netta che «la politica è morale quando è diretta al bene comune, immorale quando è diretta al vantaggio personale». A Caserta siamo sull’orlo di un baratro, basta girarla per rendersene conto.

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E’ una città umiliata ed offesa da una classe politica arrivata a rubare ai casertani anche la speranza e questo, chi ama davvero questa terra, non può continuare ad accettarlo in silenzio! Bisogna dire basta alle logiche di bottega, basta con l’utilizzare le disgrazie di Caserta per costruire carriere politiche, basta con i consiglieri comunali e gli assessori di professione, basta con le stanze romane in cui si devono decidere le sorti dei casertani, basta con i “predestinati” pronti per ogni stagione.

Caserta ha urgenza di invertire la rotta, di recuperare fiducia nelle sue potenzialità, di aprirsi ad una nuova stagione e di tornare a respirare quel «fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale» come diceva Paolo Borsellino.

Tutto condivisibile e interessante… ma per provare a fare questo da dove si deve iniziare?

Dal rilancio di un metodo nuovo in vista delle prossime elezioni amministrative, dal testimoniare un cambiamento e non limitarsi ad annunciarlo, dal mettere in atto già nella scelta dei candidati e nella composizione delle liste una “rivoluzione”, dal sottoscrivere con la città impegni precisi, concreti, realizzabili; mettendo al centro i fatti e abbandonando le chiacchiere.

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Sono stanco di sentire, ciclicamente e dovunque, professioni di amore verso Caserta che poi nascondono solo amore per il proprio “orticello”, il proprio obiettivo, la propria poltrona. La prima sfida è proprio lì, da come si comincia, dalle alleanze che si fanno, dalle donne e dagli uomini che si mettono in campo, dalla capacità di tracciare un solco e chiudere definitivamente i conti con i disastri, le zone grigie, i tanti silenzi colpevoli del passato.

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E ritieni ci siano le condizioni per fare tutto questo? I partiti possono essere in grado di realizzare questa “innovazione”? C’è lo “spazio politico”, le donne e gli uomini, la tensione ideale per attuare questa che definisci “rivoluzione”?

Sinceramente, allo stato dei fatti, credo che nessun partito a Caserta (a destra quanto a sinistra!) abbia una classe dirigente davvero capace di incarnare questo desiderio di cambiamento e dubito anche che lo vogliano davvero. Ma sono convinto, invece, che lo “spazio” per farlo c’è!

Caserta ha donne e uomini, giovani, capacità, esperienze, professionalità che possono provare a realizzarlo mettendo insieme tutto quel bagaglio di energie, idee, visioni libere che possono trovare una sintesi, che possono farsi carico della responsabilità di creare un campo nuovo, aperto alla partecipazione attiva, che sappia declinare passione e senso civico, riprendendo in mano, insieme, il destino di questa città e portarla fuori dalle sabbie mobili in cui vogliono tenerla.

Proprio a loro lancio un appello, al di là dei “colori” o delle sigle, facciamolo, mettiamoci all’opera, diamo vita ad nuova stagione. Caserta ha necessità del coraggio della sua gente, di chi la vive, di chi non smette di amarla e di chi è disposto ad anteporre il bene comune al vantaggio personale; insomma schiena dritta e cuore grande. Simone Weil sosteneva che non ci sia epoca migliore di quella in cui tutto è andato perduto, perché tutto possa essere recuperato. Questo è il momento di fare e di costruire il futuro!

Idee per la vita, per non morire. L’oggi schiacciato da un presente privo di valori, di pudore e di amore. L’uomo, oltre la materia dell’esistere è pensiero, pensiero del sacro, indispensabile per uscire dal temporaneo per diventare eterno. Guardare all’orizzonte, oltre il quale costruire …. Amore per la luce, per ciò che va oltre la morte. Pensiero vivente, non romantico né desideroso del passato. Ritorno all’origine: Civiltà, destino, patria, famiglia, comunità, tradizione, mito, anima, Dio. Ritorno verso ciò di cui sentiamo la mancanza.

Lettura consigliata: Nostalgia degli Dei (di Marcello Veneziani Ed. Marsilio Nodi)

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