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Continuità e prudenza. Draghi sceglie la linea del rigore, non apre a Salvini e tiene chiusa l’Italia

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Continuità e prudenza. Sembra essere questa per il momento la linea decisa dal premier Draghi per contrastare il diffondersi del Covid-19. La situazione, soprattutto epidemiologica, rimane complessa e non consente colpi di testa. Perciò almeno per il momento di discontinuità non se ne parla. Appunto, bisogna essere prudenti.

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In particolare, a spaventare sono le cosiddette varianti, soprattutto quella inglese, che ha dimostrato di essere molto contagiose. Si stima che per marzo quella inglese sarà dominante e potrebbe essere all’origine della cosiddetta terza ondata.

Chiaro che dinanzi a questo scenario il premier Draghi avrebbe deciso di tenere ben saldo il piede sul freno e di evitare accelerazioni. Lo avrebbe detto lui stesso ieri mattina a Matteo Salvini, il quale in questi giorni era sembrato quello che più di tutti avrebbe voluto coniugare un differente binomio: discontinuità e coraggio. Invece no, il che significa NO alle riaperture di bar e ristoranti la sera, così come di palestra, cinema e ristoranti.

Si andrà avanti per gradi e soprattutto dopo la verifica dei dati, a partire da quelli di venerdì che diranno le condizioni del Paese ed anche cosa bisognerà fare. Su quello sarà modellato il primo dpcm, ma qualcuno parla anche di decreto legge, firmato da Mario Draghi che servirà a gestire la pandemia. E la scelta dello strumento non sarà un aspetto secondario, perché indicherà anche come il nuovo premier vorrà gestire la pandemia sul piano istituzionale: cioè coinvolgendo o meno il Parlamento.

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Dalle prime impressioni l’intendimento che sembra filtrare è quello di un coinvolgimento di Camera e Senato, e perciò anche di una loro partecipazione alle scelte e alle decisioni. Il che fa propendere per l’abbandono dei Dpcm e il ricorso ai decreti leggi. Un cambio sostanziale rispetto al precedente governo visto che poi i dl dovranno essere approvati dal Parlamento, al quale spetterà il compito anche di apportare modifiche e correttivi.

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Fino a qui però si fermano i cambiamenti perché come detto l’impostazione rimane comunque quella della cautela e della prudenza. L’ha spiegato Agostino Miozzo, coordinatore del Cts ieri sera al termine dell’incontro a Palazzo Chigi: «Al presidente Draghi abbiamo rappresentato i dati e i numeri dal punto di vista scientifico. Noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente». E poi: «Non abbiamo parlato di riaperture, lo faremo in un’altra occasione. Venerdì ci sarà una nuova fotografia della situazione, poi vedremo».

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Parole che fanno il paio con quelle che in mattinata, in un incontro a Palazzo Chigi, aveva ribadito a Matteo Salvini il premier Mario Draghi. Un incontro richiesto espressamente dall’ex capo della Bce il quale ha voluto parlare chiaro proprio a chi da giorni aveva iniziato ad alzare i toni proprio sul tema delle riaperture. A Salvini ha spiegato la necessità di mantenere un atteggiamento prudenze e improntato alla cautela, riconoscendo comunque che alle chiusure dovranno corrispondere adeguati ristori alle categorie colpite.

Dal canto suo Salvini ha ribadito il suo impegno alla lealtà e responsabilità, dicendosi al contempo d’accordo a un approccio più pragmatico basato su chiusure localizzate laddove il virus sembra aggredire con maggiore violenza. Il che, a sua volta, significa che dove è possibile aprire o allentare le misure bisogna farlo.

Il leader leghista continua a guardare ai ristoratori, spiegando che «dove non c’è emergenza sanitaria si può andare a mangiare tranquilli a mezzogiorno, che poi se uno non crea problemi a mezzogiorno perché dovrebbe creare problemi alle 8 di sera quando in metropolitana ci sono migliaia di persone? Il problema non sono i ristoranti, le palestre, i teatri, ma sono le scuole. Se ci sono migliaia di studenti sui tram vuol dire che ci sono problemi».

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Resta comunque difficile che nel primo provvedimento preso da Draghi contro il Covid possa esserci qualche cambiamento. L’ha confermato anche la riunione politica tra i ministri di ieri sera, dopo quella tecnica con il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, e il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo. Nel corso dell’incontro è emersa evidente la spaccatura tra rigoristi e aperturisti, tra chi come il ministro Speranza non intende arretrare dalle misure di contenimento finora varate, e chi invece vorrebbe un abbassamento della guardia.

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E’ chiaro che spetterà a Mario Draghi trovare il punto di caduta tra queste due posizioni e che sarà poi il provvedimento che da qui alla fine di marzo regolerà la vita sociale ed economica di tutti noi. Intanto oggi, prima in Senato e poi alla Camera, il ministro Speranza relazionerà sulla situazione Covid in Italia all’indomani del nuovo dl Covid che ha prorogato, tra le altre misure, a fine mese il blocco degli spostamenti tra Regioni.

Anche dall’unica opposizione in Parlamento, Fratelli d’Italia, continua il pressing sul governo per avviare qualche segnale di discontinuità in particolare sulle aperture serali dei ristoranti. Ancora ieri è tornato a chiedere il sostegno all’emendamento, l’unico peraltro, al dl Covid per la riapertura serale dei ristoranti. E oggi si propone nuovamente di chiedere al ministro Speranza di segnare un cambio di passo sul piano vaccinale.

Ma come detto almeno per il momento non ci saranno novità, si andrà avanti sulla strada indicata da Conte al punto che qualcuno si chiede se questo sia davvero il governo dei migliori o semplicemente un Conte ter.

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