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Oggi il CdM proroga il blocco degli spostamenti tra Regioni fino al 25 marzo

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Un doppio Consiglio dei ministri tra oggi e domani. Parte così ufficialmente il governo Draghi iniziando da dove aveva lasciato Giuseppe Conte, il contrasto all’epidemia di Covid19 ma anche cercando di chiudere definitivamente la squadra di governo con la nomina dei sottosegretari.

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In realtà riguardo questo ultimo dossier potrebbe anche non essere necessario il CdM di martedì dai rumors che giungono e la sensazione è che si sia a buon punto nella definizione del quadro delle nomine. Le ultime incertezze riguardano i Cinquestelle, che a causa delle defezioni hanno reso un po’ più complicato il calcolo delle quote di poltrone spettanti a ciascun partito. Comunque è probabile che alla fine sarà necessario andare a martedì anche per via delle questioni di natura burocratica e regolamentare.

Quello che è certo è che la questione dell’equilibrio di genere, non rispettato in particolare dal Pd, all’interno del governo sarà risolto con le nomine di sottogoverno e quindi almeno il 60 per cento di sottosegretari saranno donne. Circola anche l’ipotesi di una ‘quota Conte’ e cioè di un numero di sottosegretari tecnici che farebbero riferimento al premier piazzati nei posti strategici.

Nomi a parte comunque il grosso del lavoro sembra fatto e quindi entro 48 ore dovrebbero essere nominati i nuovi sottosegretari. Tra l’altro il completamento della squadra di governo rappresenta una necessità visto che altrimenti il lavoro del Parlamento ne risulterebbe rallentato. Ne sanno qualcosa i deputati che in questo week end sono stati alle prese con il dl Milleproroghe. Proprio l’assenza dei rappresentanti del governo ha lasciato in sospeso tanti emendamenti e questioni centrali, ecco perché la nomina dei sottosegretari è diventata un obiettivo primario.

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Accanto al dossier sottosegretari c’è poi quello del contrasto alla pandemia, non meno importante e impellente. Non è un caso che Draghi nel suo intervento in Parlamento lo abbiamo posto come tema centrale. Nel Cdm di oggi però si affronterà soltanto una questione quello del blocco della mobilità tra le Regioni, che sarà rinnovato fino al 26 marzo. In realtà sarebbe scaduto il prossimo 25 febbraio.

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Ieri nell’incontro con le Regioni il ministro Maria Stella Gelmini ha recepito la richiesta giunta dai governatori di prorogare il blocco della mobilità interregionale. A spaventare sono le varianti del virus, in particolare quella inglese, che starebbero pesando sull’aumento dell’indice RT. Per questo dalle Regioni è giunta la richiesta di prorogare le misure sugli spostamenti varate fino ad ora, proprio per scoraggiare la circolazione del virus.

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Rimangono fuori, per il momento, le altre questioni legate al contrasto alla pandemia su cui comunque le Regioni hanno presentato un memorandum al governo e che il ministro Gelmini poterà oggi in CdM. Per il momento sembra essere tramontata l’ipotesi di tornare a un ‘modello Natale’ e cioè la creazione di un’intera zona arancione nazionale con il passaggio a rossa nei week end.

Oltre a non trovare consenso tra gli stessi governati, questa ipotesi risulterebbe troppo drastica ed eccessiva. Ciò non toglie che alcune modifiche ipotizzati dalle Regioni saranno approvate, come quella della comunicazione dei dati e delle conseguenti misure. Non più venerdì ma l’inizio della settimana, probabilmente lunedì o martedì, e questo per evitare che i week end si carichino di eccessive tensioni e attese, come accaduto proprio in quello appena trascorso, ma anche per dare tutto il tempo agli operatori di organizzarsi.

E poi c’è anche l’ipotesi di rivedere il sistema di calcolo dell’indice RT, e questo perché con l’inizio delle vaccinazioni secondo le Regioni non è possibile continuare a rimanere legati a quei 21 parametri varati quando ancora il vaccino era un miraggio.

Comunque si procederà con cautela e soprattutto come ha assicurato il premier Draghi con il pieno ascolto e coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. E cosa ancora più importante, le eventuali misure decise saranno comunicate con tempestività e preavviso, insomma niente più chiusure last minute come accaduto per gli operatori della montagna.

Insomma, se la discontinuità non c’è stata sul piano dei ministri, Draghi vuole almeno segnarla su quello dell’azione di governo.

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