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Calabria, l’11 aprile superare la sfiducia per ricostruire lo “stato di diritto”

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La prematura scomparsa di Jole Santelli, presidente della Regione, ha interrotto la speranza di rinascita calabrese. Speranza incarnata e riposta nella prima volta di una donna eletta al vertice regionale. Intelligenza e sensibilità al femminile, scintille che avevano saputo riaccendere la fiducia per il ritorno allo “stato di diritto”. La sciagura pandemica, il radicato fatalismo dei calabresi, il disfacimento dei partiti e movimenti, rischiano di tarpare definitivamente le ali alla speranza. Flebile luce s’intravede nel “nuovo corso” politico del governo Mario Draghi (?).

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Attrezzare un governo stabile e d’ampissima maggioranza, anche se tecnico-politico, è soluzione accettata uguale al vaccino d’obbligo alla pandemia. Draghi, riuscirà a riformare dove partiti e politici hanno fallito? Ridisegnerà lo Stato, come richiesto dall’UE, garantirà le riforme basilari all’ottenimento dei fondi del Recovery Fund? Il momentaneo, flebile, accantonamento della politica, appare indispensabile alla sua rigenerazione, nell’attesa del futuro ritorno. Altro non si poteva fare, visto ii prodotti di scarsa qualità misto a roba scaduta del nefasto Conte bis.

In Calabria, la cronica assenza di importanti settori delle Istituzioni dello Stato, ha generato sfiducia verso lo Stato, le sue Istituzioni, uomini, partiti e movimenti . Il voto, solo il voto cosciente e consapevole potrà restituire alla politica il principio della democrazia – Art. 1 della Costituzione -. L’inedita maggioranza Draghi indicativa di nuovi orizzonti?

La Calabria non può sbagliare, la Calabria deve puntare al “Governo dei migliori”. La storia della nascita della sfiducia.

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Poca attenzione, scelte sbagliate dei governi nazionali a partire dall’Unità d’Italia e nel secondo dopoguerra, continuate con l’istituzione delle Regioni – 1970 – hanno creato e sommato le arretratezze in cui la Calabria sprofonda. Per non dimenticare, indichiamo alle nuove generazioni i cattivi investimenti, fatti dallo Stato e dalle Istituzioni locali, da cui trae origine la “sfiducia”, male di tutti i mali.

Enti pubblici istituiti per lo sviluppo del Sud Italia. La Cassa per il Mezzogiorno, istituita nel  1950, dal VI governo De Gasperi, doveva servire per lo sviluppo industriale, opere e infrastrutture pubbliche; sovvenzioni al credito, vantaggi fiscali utili ad investimenti privati. Sciolta nel 1981 e sostituita dall’Agenzia per promuovere e sviluppare il Mezzogiorno – L.01.03.86 n.64, soppresso con L.19,12,92 n,488 -.

Nasce l’Isveimer – Sviluppo Economico Italia Meridionale – (con derivazioni regionali Sicilia e Sardegna) L. 08.02.95 n.32. Nel 1999 è il turno di  Sviluppo Italia. Fallimenti su fallimenti, sperpero di soldi pubblici, captati ed utili alla trasformazione delle mafie, da silvo-pastorali a colletti bianchi.

Lo storico Denis Mack Smith, dimostra che 1/3 del denaro pubblico, investito al Sud, è stato sprecato per errori della politica nazionale e degli amministratori locali. La sfiducia, dei calabresi verso tutte le istituzioni nasce dalla constatazione di questi fallimenti, promesse mai mantenute, investimenti sbagliati e dannosi.

Citiamo alcuni epocali fallimentI. 5° Centro Siderurgico di Gioia Tauro – mai realizzato -, industrie petrolchimiche a Saline Jonico (mai entrate in funzione), area ASI – ex Sir di Lamezia 230 miliardi di lire sperperati nel nulla.

Mancanza, idonee e sufficienti strutture depurative delle acque reflue, dighe e sistemi irrigui non realizzati, mancato assetto idrogeologico, cementificazione delle coste, errata pianificazione di opere infrastrutturali, strade, ferrovie, porti e aeroporti, questi i risultati di 50 anni di non amministrazione regionale. Queste accuse il popolo calabresi le addebita alle istituzioni. A questi disastri, va aggiunto lo sfascio della sanità pubblica, cronicamente commissariata, continua a sommare debiti milionari senza erogare i servizi dovuti.

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Omissioni, mancanze e assenze.

I naturali giacimenti produttivi calabresi: industria turistica, di ricerca ecocompatibile, scuole e formazione professionale, università e innovazione, bellezze naturali e storiche, agricoltura d’eccellenza, comparto agro-zootecnico, hanno solo in parte ricevuto benefici. Giacimenti economici primari rinnovabili non modernamente ed adeguatamente utilizzati. Tutela ambientale, assetto idrogeologico, sistema di comunicazioni e trasporti intermodali inadeguati agli standard nazionali e europei. Questi, ancora, i motivi di sfiducia nello Stato da cui è nata la cronica, costante e inarrestabile emigrazione dei calabresi in tutto il mondo.

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Le assenze dello Stato, all’origine dell’antistato. I vuoti lasciati dalle Istituzioni pubbliche, di ogni genere ed in ogni ambito, sono stati riempiti – anzi, occupati – dall’Anti-Stato: le mafie. La ‘ndrangheta calabrese non è forte né invincibile perché strutturata su “vincoli di sangue”; la ‘ndrangheta è dura da sconfiggere perché oramai è parte integrante del “sistema Calabria”.

Pochi i risultati ottenuti per arginarla, neutralizzarla e debellarla. Lo Stato, distratto o assente ha generato omertà e paure, le tre scimmiette sono alleate fedeli della ‘ndrangheta. La ‘ndrangheta si deve sconfiggere rigenerando fiducia verso lo Stato e le sue Istituzioni.

‘Ndranghetista non è solo l’affiliato alla ‘ndrina mafiosa. Silenzi, cecità, mutismo, paura, estraniarsi dai problemi, non partecipare alla democrazia del voto e all’associazionismo civico, nel tempo, sono diventati humus in cui prospera la ‘ndrangheta.

Le mafie non si sconfiggono solo e semplicemente con i collaboratori di giustizia, programmi di protezioni e leggi speciali di polizia. Le mafie si debellano iniettando il vaccino della fiducia. In Calabria, diritti e doveri sono autentiche “chimere”. Alla politica il compito di ricostruirle reali e renderle fruibili a tutti.

Importanza e obbligo di non sbagliare nello scegliere il “nuovo corso politico regionale”. La sfiducia genera l’antipolitica, questa si combatte col ritorno ai valori d’onestà, competenze e senso civico partecipativo diffuso e dal basso. Non si può fare politica “contro”, la politica è solo a favore e per risolvere i problemi. La politica non si realizza con slogans e parole d’ordine, queste si chiamano “populismi!”. Partiti nazionali e movimenti civici hanno l’obbligo di scegliere il “meglio” di donne e uomini di Calabria. Selezionare qualità morali in aggiunta a competenze professionali, non ripiegare sui soliti “papponi” possessori di pacchetti di voti da mercimonio.

L’indifferenza dei calabresi, in aggiunta al deficit qualitativo di uomini, partiti o movimenti, è la migliore alleata della ‘ndrangheta. Occorrono nuove figure di donne e uomini idealisti, sognatori e non calcolatori opportunisti. I partiti, se vogliono riconquistare credibilità, dovranno creare queste garanzie. Il “civismo” dev’essere traghettatore verso il nuovo. Le liste civiche, contenitori assemblati con vecchi ed incancreniti vizi, non servono. In questo lembo dell’Italia del sud, le croniche emergenze vengono percepite più drammaticamente perché è svanita la speranza.

Per questi motivi, i calabresi non possono né devono più sbagliare, è in gioco il futuro dei loro figli. Il Rinascimento sarà possibile non ascoltando il richiamo ammaliante di “masanielli novelli conquistatori”. L’armata della “fede” è possibile se i calabresi sapranno risvegliare la loro coscienza partecipativa senza rinunciare più ai propri diritti. Il sano spirito identitario potrà fare la differenza. Le elezioni del prossimo 11 aprile non saranno l’ultima spiaggia, ma il primo approdo per ripartire verso un nuovo futuro.

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