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Ecco il governo Gatto-Draghi. Draghi come Conte: tiene chiusi gli impianti da sci e li avvisa il giorno prima

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Governo Draghi? Piuttosto governo Gatto-Draghi, perché con la decisione di non riaprire gli impianti sciistici con solo un giorno di preavviso fa venire alla mente quella famosa frase del Gattopardo: «Tutto cambia affinchè nulla cambi». Ecco, chi pensava che con l’avvio del nuovo governo si sarebbe inaugurata una nuova e diversa gestione dovrà ricredersi.

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Certo, il governo di Mario Draghi ancora non è nella pienezza delle sue funzioni, visto che soltanto mercoledì e giovedì avrà la fiducia dal Parlamento, ma da come è stata gestita la vicenda della riapertura degli impianti sciistici sembra che questa sia più figlia del Conte bis e non di quello Draghi.

E’ da oltre un mese che i ristoratori, lavoratori e gestori degli impianti si preparavano al grande momento. Una sorta di conto alla rovescia per l’avvio della stagione falcidiata finora dalle chiusure imposte dal Covid con tanto di assunzioni ed investimenti per essere a norme e garantire tutte le condizioni di sicurezza.

Invece niente di fatto. A meno di 24 ore di preavviso arriva l’ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza (sì sempre lo stesso), che decide la non riapertura. La ragione? La variante inglese del Covid-19, che a detta degli esperti è più pericolosa proprio per via della maggiore velocità di contagio.

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Una decisione giunta in seguito alle richieste del Cts che nel verbale del 12 febbraio, proprio riguardo la riapertura degli impianti sciistici nelle Regioni inserite nelle cosiddette ‘aree gialle’, aveva affermato che «allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale».

Roberto Speranza
Il ministro Roberto Speranza

Tutto chiuso almeno fino al 5 marzo, il che comunque significa addio alla stagione. Forte la reazione degli operatori del settore. L’Anef, che rappresenta tutti gli esercenti delle funivie, in una nota spiega: «Ci sentiamo presi in giro di fronte a tutto quello che abbiamo speso per l’apertura di domani, in vista della quale abbiamo assunto altro personale».

Sotto accusa i continui rinvii: «Dopo il 3 dicembre, il 7 gennaio, il 18 gennaio e il 15 febbraio, adesso la proroga al 5 marzo. Ormai la stagione è saltata. Siamo il settore più penalizzato: da 12 mesi senza un euro di incasso ma con spese e stipendi da pagare. La cassa integrazione è arrivata a dicembre, da luglio lavoravamo per preparare l’inverno».

Dal governo si cerca di gettare subito acqua sul fuoco e sempre il ministro Speranza rassicura: «Il governo si impegna a compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori». Ma l’imbarazzo della nuova maggioranza è grande. C’è chi come Italia Viva (Ettore Rosato) punta il dito ancora contro Giuseppe Conte: «Siamo certi che questa cosa di comunicare con 24 ore di anticipo che, smentendo tutto quanto detto finora, gli impianti sciistici domani non possono riaprire, sia una coda della caotica gestione del governo precedente e che lo stile da domani sarà molto diverso».

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Matteo Salvini

Diverso l’approccio dei leghisti con i due ministri Giorgetti e Garavaglia che chiedono che ora agli operatori della montagna sia data priorità: «Gli indennizzi per la montagna devono avere la priorità assoluta, quando si reca un danno, il danno va indennizzato; già subito nel prossimo decreto».

E Matteo Salvini annuncia: «Subito al lavoro con i ministri della Lega. Da domani, in ufficio o sui territori, siamo pronti a incontrare famiglie e imprese da troppo tempo in attesa degli aiuti promessi. Domani Garavaglia non sarà al ministero, ma sul territorio per incontrare personalmente operatori dello sci e del turismo invernale».

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Naturalmente Fratelli d’Italia, al momento l’unica opposizione, quasi non ci crede per questa occasione così ghiotta per attaccare il governo. Giorgia Meloni incalza: «Solo pochi giorni fa il Governo Conte-Speranza e il CTS avevano autorizzato la riapertura delle piste sci dal 15 febbraio nelle Regioni in zona gialla. A 24 ore dalla ripartenza, lo stesso CTS dice che non ci sono più le condizioni e il Governo Draghi-Speranza decide un altro rinvio. È la mazzata finale per tantissimi operatori ed è scandalosa la superficialità con la quale si prendono in giro cittadini e imprese, procedendo a tentoni, trattando gli italiani come sudditi. Basta!».

Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino gli auspici non sono dei migliori. Ma non è soltanto la vicenda degli operatori sciistici ad indicare che la transizione non sarà così semplice. Lo dimostrano, ad esempio, anche le parole di ieri del consulente del ministro Speranza, Walter Ricciardi, il quale a Che tempo che fa rilanciava l’ipotesi di un lockdown generale: «Serve un lockdown. Speriamo che il Governo lo appoggi. Speranza è sempre stato in sintonia, ma da gennaio non siamo riusciti ad essere impattanti sulle decisioni del governo, perché alcuni ministri non volevano adottare misure così forti. Il ministro Speranza è convinto della necessità di avviare questa nuova fase per tornare alla normalità. Funziona solo la zona rossa. E’ lì che diminuiscono i casi. Che restano stabili in quella arancione e crescono nella gialla. Adesso dipenderà dal nuovo Esecutivo».

Naturalmente per ora Mario Draghi rimane in silenzio, ma queste prime ore dimostrano che per l’ex governatore della Bce ci sarà tanto da lavorare se davvero vorrà imprimere un cambio di rotta al suo Esecutivo. Compito, peraltro, reso ancora più difficile dal fatto che su alcuni dossier la struttura decisionale del governo non è cambiata. E’ il caso specifico della gestione della pandemia, dove l’aver confermato al vertice della Sanità Roberto Speranza comporta giocoforza che si vada in netta continuità con il passato. Ecco, perché il ruolo di Draghi sarà decisivo per il cambio di passo, altrimenti si continuerà ad assistere a scene già viste con il precedente governo.

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E’ chiaro che a Draghi va dato il beneficio del dubbio oltre al tempo per poter far sentire il suo peso sui vari dossier. Solo mercoledì sarà al Senato per la fiducia, mentre giovedì sarà alla Camera dei deputati e solo dopo il governo Draghi potrà dirsi pienamente in funzione, anche se dovremo attendere la nomina di viceministri e sottosegretari per avere la squadra al completo.

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Un passaggio, questo, di non poco conto dato che consentirà di capire ancora meglio il profilo di questo Esecutivo. Infatti, le nomine dei ministri hanno messo in evidenza che si tratta di un governo poco tecnico e molto politico con vista sul centrosinistra. Vedremo, perciò, se le nomine di sottogoverno continueranno sulla stessa scia o ci sarà qualche correzione.

Il premier Mario Draghi (foto Governo.it)

Sul piano dei numeri, invece, non ci saranno sorprese. Sia a Palazzo Madama e sia a Monte Citorio Draghi potrà contare su numeri ‘bulgari’, probabilmente di maggioranze superiori a quelle di Mario Monti, visto che soltanto Fratelli d’Italia sarà all’opposizione.

Decisione che sarà ufficializzata oggi dopo la riunione della Direzione Nazionale. Spaccature, invece, si registrano per Sinistra Italiana dove gli unici tre parlamentari si divideranno: 2 a favore della fiducia (la senatrice De Petris e il deputato Palazzolo) e 1 contro (Nicola Fratoianni).

Più significativo il travaglio interno al M5S tanto che Davide Casaleggio per evitare lacerazioni ha lanciato la proposta di astensione per coloro che sarebbero orientati a votare contro la fiducia e che da giorni chiedono un nuovo voto sulla piattaforma Rousseau. Ipotesi che però l’ala governativa ha subito bocciato con decisione parlando di «ingerenza gravissime e senza precedenti». Insomma, non c’è pace tra i Cinquestelle e fino a mercoledì il clima è destinato a surriscaldarsi.

Contrasti che comunque non sembrano impensierire il governo, il quale potrà partire con numeri significativi, ma ciò non toglie che i problemi rimangono tanti e numerosi, e lo scivolone può essere dietro l’angolo. Ieri, ad esempio, è toccato sugli operatori sciistici. Ma domani chissà…

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