Draghi dovrà tenere insieme il diavolo e l’acqua santa, nel governo del silenzio assenso

I giochetti sono finiti, la gravità del momento è conosciuta da tutti, anche se taluni la usano ancora come spauracchio. Draghi non è né Ciampi e tampoco Monti, l’attuale momento storico non è sovrapponibile ai precedenti, i parallelismi sono azzardati e improponibili.

Crisi pandemica, economica e sociale sono tristi realtà da bloccare e superare. Tempistica certa, programma chiaro da concretare come indicato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Conte, nemico di se stesso, caduto per sue colpe, sfiduciato da Salvini prima e da Renzi dopo per governi malriusciti per evidente «eccesso di contismo-pentastellato». Salvini & Renzi santi nel formare, diavoli nello sfasciare. Entrambi i governi meritavano di non nascere, col senno del poi non è corretto né utile piangere sul latte versato. Meglio tardi che mai e, chi non ha peccato scagli la prima pietra.

Mai sottovalutare l’avversario.

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Del senno di ieri sono lastricate le strade del mondo. Piaccia o non piaccia Renzi, Mattarella e Draghi sono entrambi figli di un ‘Dio maggiore’. Renzi autentico politico di lungimiranza, con tempi e programmazione lunghi, come si conviene per i ‘cambiamenti epocali’. Renzi rottamatore, demolitore e sostenitore incondizionato della ‘speranza Draghi’.

Nebbie ancora fitte, ma che lasciano intravede il posizionamento di sagome, non bene delineate, ma sicuramente bene posizionate: «…nel governo Draghi». Finalmente è fatta chiarezza. I sicuri e gli scontati: Renzi, Calenda, responsabili-costruttori, autonomi, indipendenti e Più Europa, tutti approdati nella sicura darsena di Mario Draghi.

Operazione dei tempi lunghi.

Percorrendo velocemente a volo d’uccello la storia di Matteo Renzi, emergono passaggi chiari e posizionati nei tasselli giusti di un grande puzzle. Elementi costruiti, cercati, assemblati, smontati, accantonati e riesumati al momento giusto. Enrico stai sereno, riforme con referendum, scissione dal PD, governo Conte bis, sfiducia, dimostrano un unico piano: quello di Matteo Renzi, l’innovatore.

Ridisegno di nuovi ambiti politici.

Renzi l’apripista, Mattarella il garante, Draghi il cesellatore. Non sono ancora finite le consultazioni e lo scenario appare totalmente nuovo, inimmaginabile appena una settimana addietro. Non cambia nulla ricordare gli apprezzamenti o denigrazioni, quando e da chi pronunciate, rispetto al Draghi uomo, politico e banchiere. Di Fatto, i «due blocchi contrapposti all’atto delle dimissioni di Conte bis, risultano frantumati» e, nello stesso tempo, pronti a rimaterializzarsi.

Al cospetto di Draghi e del programma indicato da Mattarella, si «assemblano nuovi schieramenti».

Formazioni inedite che non tengono conto dei blocchi d’appartenenza storica. Il consenso a Draghi di Zingaretti, al pari di Berlusconi, Calenda, Renzi con Leu e Più Europa. Su questo nuovo scenario emerge solo l’annunciata opposizione di F.d.I. – opposizione propositiva -. La Lega di Salvini e Giorgetti, ancora più aperta degli altri, non lascia dubbi interpretativi : «la disponibilità a Draghi su programma e squadra…».

Noi, afferma Salvini, non metteremo veti, siamo convinti del delicato momento e contribuiremo alla Rinascita. Governo tecnico o politico… Deciderà Draghi». Le scelte di Grillo, e della sua corte dei miracoli, contano poco, o meglio, non hanno storia, oramai sono abituati ad essere tutto ed il contrario.

Le scelte obbligatorie di Mario Draghi.

C’è poco da discutere, il previsto verrà concretato. Il programma da realizzare, chiaro, urgente e con toni drammatici, l’ha dettato Sergio Mattarella. Nessuno s’è opposto, non si sono sentite obiezioni né distinguo. L’autorità umana di Draghi, fatta di cultura e competenze, il drammatico momento storico, hanno consigliato a tutti il ‘silenzio assenso’.

Altrettanto chiare e non trattabili saranno le decisioni del ‘sondaggista’ prof. Draghi. Non è dato immaginare un governo politico o tecnico politico. Draghi farà coabitare: Lega, PD, F.I., LeU e Movimento 5 Stelle, con o senza ministri di area.

Non è pensabile che il saggio Draghi, abituato alle regole della finanza internazionale, della Banca d’Italia e della BCE, possa accettare di mediare Mes, Reddito di Cittadinanza, Quota 100 e riforma del fisco fortemente progressiva, come annunciata da Zingaretti, con il diavolo e l’acquasanta di Salvini, Di Maio, Renzi, Bonino e Calenda. Draghi è stato scomodato per estrarre l’Italia dal pantano in cui si trova per colpe dei governi Giallo-Verde e Giallo-Rosso.

Draghi non si discute, non si opziona, si accetta quale traghettatore verso la sponda sicura dell’Europa degli aiuti – Recovery Fund -. Draghi, se abbiamo imparato a conoscerlo, crediamo non userà il manuale Cencelli. Draghi è un super-tecnico conoscitore della politica, l’ha chiaramente dimostrato nel superbo intervento al Meeting di Rimini il 19 agosto 2020.

Draghi incaricato di sanare e andare oltre, ascolterà attentamente, com’è nel suo stile, rifletterà sapientemente e deciderà senza condizionamenti. Le somme si tireranno in Parlamento. L’unico voto contrario, anticipato con chiarezza dalla Meloni, potrebbe rappresentare la garanzia, di quella maggioranza che l’ha incondizionatamente voluto. Sono in gioco le sorti del Paese, di oggi e dei nostri figli. Tutti ne sono consapevoli.

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