Penitenziaria, la Corte dei Conti: carenza organici compromette il sistema di prevenzione

Con delibera n.3/2021/G la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti ha approvato il Rapporto sull’attuazione della legislazione di riforma dell’organizzazione della Polizia Penitenziaria, nel quale emerge una cronica carenza degli organici nel Corpo che potrebbe compromettere il sistema di prevenzione del crimine e di conseguenza, la sicurezza tra i cittadini.

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Stando al rapporto della Corte dei Conti, infatti, le risorse nella Polizia Penitenziaria sono state ridotte drasticamente da 45.121 a 41.402 unità complessive per effetto dell’attuazione parziale della cosiddetta “Legge Madia” che ha previsto un taglio alla spesa pubblica riducendo di gran lunga gli organici nella Pubblica Amministrazione.

Nel dettaglio, il Corpo di Polizia Penitenziaria ha visto soltanto un incremento della dotazione degli ispettori e dei sovrintendenti mentre quella del ruolo agenti e assistenti è stata ridotta; un’operazione che, stando al parere della Corte dei Conti, non ha generato alcun risparmio visto che, le risorse economiche derivanti dal taglio degli agenti sono stati poi utilizzati per il pagamento degli stipendi dei gradi superiori.

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Nonostante i numerosi concorsi pubblici, inoltre, i posti nel ruolo agenti e assistenti continuano a rimanere vacanti e tutte le procedure concorsuali non riescono a coprire il ricambio generazionale dovuto ai pensionamenti. Per questo motivo, per la Corte dei Conti è una necessità concludere l’intero processo in termini di completamento degli organici nel Corpo che, anche per l’effetto della pandemia in corso soffre la carenza di personale.

Resta difatto, la necessità di implementare gli organici attraverso nuove assunzioni al fine di garantire maggiore sicurezza nelle carceri e sopperire a tutte quelle forme di protesta da parte dei detenuti più rivoltosi.

Un appello che è stato lanciato molti mesi fa e che dovrebbe essere preso in considerazione dalle forze politiche. L’attuale pandemia, infatti, rende difficile l’espletamento di nuovi concorsi e, l’unica soluzione plausibile ed eseguibile anche in termini economici è quella di utilizzare le graduatorie dei concorsi ancora in atto e velocizzare le assunzioni.

Il grido arriva soprattutto dai candidati del concorso per il reclutamento di 754 allievi agenti di Polizia Penitenziaria pubblicato lo scorso marzo 2019 in Gazzetta Ufficiale, i quali, nonostante abbiano riportato delle votazioni eccellenti sono rimasti esclusi dalle successive prove. Con il blocco dei concorsi, infatti, sono state rallentate e anche di molto le assunzioni e, se da una parte l’Amministrazione Penitenziaria necessita di forze nuove, dall’altra molti ragazzi attendono l’espletamento delle prove psico-fisiche e attitudinali.

Il parere della Corte dei Conti dovrebbe lasciare riflettere gli esponenti politici che ancora non sono riusciti a dare una risposta ad un Corpo così abbandonato a se stesso.

L’alto tasso di sovraffollamento, il numero degli agenti sempre più ristretto, le continue proteste e aggressioni da parte dei detenuti e il Covid-19 che si annida all’interno delle sezioni detentive non sono altro che alcuni punti essenziali che andrebbero affrontati e che dovranno portare ad una soluzione nel più breve tempo possibile.

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«Non possiamo aspettare che passi la crisi di Governo e l’uscita di un nuovo bando di concorso. La Polizia Penitenziaria ha bisogno di forze fresche subito pronte ad intraprendere un lavoro difficile ma svolto con passione. Chiediamo ancora lo scorrimento della graduatoria degli idonei ai quiz, dal momento che è l’unica procedura ancora in atto», commentano i candidati del concorso 2019..

«Le 650 assunzioni, infatti, non bastano e per questo motivo confidiamo anche nel nuovo Governo che andrà a formarsi affinché prenda in considerazione le nostre richieste e ci dia le risposte giuste che, purtroppo il precedente esecutivo non è stato in grado di darci», concludono.

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