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Next Generation Eu. Mattarella e l’obbligo di cambiare musica

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La crisi in atto del Conte bis non è di facile soluzione. Per salvare la legislatura, la faccia delle Istituzioni e il Recovery Fund si dovrà tentare di cambiare tutto…, sperando non finisca col non cambiare nulla.

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Chiariamo. Aggiungere alla maggioranza nel Senato un nuovo gruppo di scappati dagli stazzi o prestati in libera uscita, per creare un Conte ter, è un’autentica “carognata”. Siamo portati a non crederci, il Quirinale non si presterà al gioco delle tre carte. Puntare al Conte ter, appellandosi ai “valori europeisti” di Conte, già premier con i sovranisti della Lega, e del M5S nemici del MES, è come inneggiare alla “linearità ideale” di Mastella & family.

La crisi. Quanto accaduto, era prevedibile e scontato, da tempo Renzi annunciava di staccare la spina, così detto, così fatto. Dai più è stato apostrofato irresponsabile, ingrato e inaffidabile per tempistica e motivazioni. Eppure, agli occhi di tutti, anche dei meno esperti, nel governo apparivano i gruppi “acefali” di Pd e M5S, consegnati nelle mani di Conte e Casalino.

Governo senza governance (insieme di regole per la corretta gestione di Enti pubblici o privati), vuoto nella politica riformista: fisco, pensioni, giustizia civile. Esproprio del Parlamento, decretazioni d’urgenza col solo voto di fiducia – bere o affogare -. Questo lo scenario all’apertura della crisi.

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Crisi al buio, salto nel vuoto, pericolo per i fondi del Recovery Fund. Zingaretti, Di Maio e Fratoianni immediatamente hanno condannato la sconsideratezza d’aprire una crisi politica in piena pandemia. Economia collassata. L’apertura della crisi è stata definita attacco alla democrazia, con la conseguenziale perdita di tempo pericolosa al conferimento degli aiuti comunitari. Unici ad avvantaggiarsene i sovranisti populisti del fronte delle destre.

Tutti addosso all’ingrato Matteo Renzi, reo d’avere definito il piano Conte: «collage raffazzonato senza anima». Le motivazioni renziane alla crisi, risultano simili alle affermazioni del leader di Azione Carlo Calenda. Quest’ultimo ha sempre tuonato contro il progetto – Recovery Fund di Conte & C. – definendolo «piano demenziale», con l’aggiunta: «…se Conte non è in grado di gestirlo con i suoi ministri, ed abbisogna di 300 esperti, si dimetta…»

Il Recovery Fund serve a chiudere il gap tra l’Italia e i Paesi europei. Le differenze esistenti sono abissali, istruzione, formazione, ricerca, infrastrutture, sanità e mobilità sostenibile vanno ammodernate. Non di meno Leu e PD hanno sempre espresso criticità su: sanità, ambiente, istruzione, ricerca, mezzogiorno e mobilità sostenibile. Se tanto ci da tanto, di cosa è colpevole Matteo Renzi? D’avere realizzato quanto altri pensavano di fare, senza avere il coraggio d’agire. Di cosa si lamentano Conte, Zingaretti, Fratoianni, Di Maio e Mancini?

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Ripiegare su un Conte ter, allargato ad individui raffazzonati (a spese degli italiani), voti numerici privi di “contenuti qualitativi”, significa condannare l’Italia allo sperpero di risorse ancora non ottenute. Questo è il – vicolocieco – in cui s’è incuneato il Parlamento italiano. Il presidente Mattarella saprà impedire i pantani e le sabbie mobili, indirizzando la crisi verso un “governo costituente”?

La pandemia – da tutti citata a sproposito e piacimento -, ha messo in crisi l’Europa e ridotto l’Italia nelle stesse condizioni in cui si trovava alla fine della seconda guerra mondiale. In quella triste situazione, l’Italia seppe curarsi le dolorose ferite, ancora aperte per la guerra civile, unendo tutte le forze democratiche nella costituente. Altrettando dovrà fare adesso. Le risorse del Recovery Fund sono parte della Next Generation Eu, piano indirizzato alla ripresa dell’Europa di oggi per le future generazioni. Risorse derivate dai “mercati finanziari”, finalizzati a chiudere il gap (differenze) tra Italia e Paesi UE.

L’Italia non può permettersi “debiti negativi” – ha affermato Mario Draghi il 19 agosto 2020 al Meeting di Rimini -, quelli sommati ad oggi (150 mld + il nuovo scostamento di 27 miliardi per CIG e slittamento dei licenziamenti) prima o poi arriveranno ai denti del pettine. L’Italia deve puntare sui “debiti buoni”, utili a rimettere in sesto l’economia derivata da lavoro e produzione, rincara Mario Draghi. Investimenti per favorire la crescita sostenibile e resiliente.

Dotare impulsi alla transizione verde e digitale per un’economia equa. Eliminare le povertà col lavoro e non sempre e solo con l’assistenza. Tutti devono contribuire al progresso, creare posti di lavoro resta la sfida del futuro, solo il lavoro aiuta l’uomo a realizzarsi e credere nel domani.

Next Generation Eu, ovvero Recovery Fund (27 maggio 2020), 750 mld di euro del bilancio dell’UE, di questi 207 mld per l’Italia. Motore per la ripresa, strumento d’emergenza finalizzato alle “generazioni future”. Questo il contendere, questo per il “futuro dei giovani”, sbagliare non è consentito a nessuno. Il dovere dell’Italia è agire oculatamente per creare i favorevoli presupposti affinché i giovani possano beneficiare degli investimenti e non pagarne solo gli interessi. Sbagliare oggi è privare i giovani di sperare nel futuro, oltre a creare la forma più grave di diseguaglianza. Il Paese Italia non può rubare il presente e tassare il futuro dei suoi giovani.

Il presidente Mattarella conosce bene la partita in atto, non può accettare la politica dei pannicelli caldi. Al contrario, è obbligato a puntare in alto cambiando ritmo, cadenza e melodia. Conte non potrà continuare a fare il direttore di un’orchestra stonata e di soli pifferi di montagna.

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