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Scuola, in aula 640 mila studenti. Regioni in ordine sparso. Campania, riprende la terza elementare

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C’è chi chiede la didattica a distanza e chi le lezioni in presenza. Mamme e alunni protestano. C’è “chi la vuole cotta e c’è chi la vuole cruda”. Per la scuola italiana è sempre caos e a niente son serviti fino a ora gli appelli del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

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Secondo l’esponente dei 5stelle infatti, la didattica a distanza non funziona più ed è necessario tornare in classe anche nelle scuole superiori. Lo ha detto e lo ha ribadito più volte nei giorni scorsi. Ma le Regioni continuano a muoversi in ordine sparso.

Il governo Conte nel frattempo è in tutt’altre faccende affaccendato. Preso da una crisi di governo per ora solo formale, con l’eterno litigio di una parte della stessa maggioranza. Troppo impegnativo spendere una parola definitiva e chiara sul futuro dei nostri giovani.

Il Comitato tecnico scientifico ha provato a dirimere la questione e convocato d’urgenza dal ministro della Salute Roberto Speranza, ha confermato la propria linea: gli studenti possono tornare in classe nelle regioni in fascia gialla e arancione, dal 50 al 75% delle presenze a seconda del livello di organizzazione, come previsto dal Dpcm del 14 gennaio. Se qualche governatore dovesse decidere diversamente, fanno capire gli scienziati del Comitato, «se ne assume la responsabilità».

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«Un parere molto netto quello del Cts – ha affermato il ministro Azzolina -, che ha ricordato che le scuole hanno un ruolo limitato nella trasmissione del virus». Secondo il ministro grillino riportare le superiori in presenza «è un atto di responsabilità nei confronti dei nostri giovani».

Rientrano a scuola solo 640mila studenti in 4 regioni

Questa mattina però sono rientrati in aula solo 640mila studenti di quattro regioni (Lazio, Molise, Piemonte ed Emilia Romagna) che si andranno ad aggiungere a quelli della Toscana, Valle d’Aosta, Abruzzo e Trentino.

Il primo febbraio l’apertura è prevista per le superiori in Sardegna, Veneto, Calabria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia. Nelle Marche, il presidente Acquaroli ha annuncato che «se l’andamento della curva rimarrà con l’Rt sotto a uno anche nella prossima settimana, credo che potremmo pensare a un provvedimento di anticipo del rientro al 50% delle superiori» il primo febbraio.

Bonaccini: «Sulla scuola continua una situazione di incertezza»

«Mi permetto di osservare che sulla scuola continua una situazione di incertezza che va a discapito in primo luogo di studenti, genitori e di chi nella scuola lavora» ha affermato ieri sui social il presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.

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Stefano Bonaccini - Nord Sud
Stefano Bonaccini

«Sabato l’Istituto superiore di sanità ha parlato del rischio di pandemia fuori controllo, un’affermazione molto forte e preoccupante. Oggi il consulente del ministero della Salute ha evocato la necessità di un lockdown generalizzato».

«Sempre oggi, però, il Cts si è riunito per spiegarci che le sue stesse valutazioni di qualche mese fa sull’incompatibilità della scuola in presenza per la zona gialla sono superate e che la didattica in presenza ora è addirittura compatibile con la zona arancione».

«Il Cts – ha aggiunto Bonaccini – farebbe anche salve le diverse valutazioni rispetto all’andamento dell’epidemia nei territori, riconoscendo quindi la necessità di eventuali ordinanze regionali. Ma i diversi Tar accolgono o bocciano le ordinanze regionali a prescindere dall’andamento dell’epidemia, come si è visto negli ultimi giorni».

«Ho rispetto della scienza e ho rispetto delle sentenze. Quindi, come ho detto, da domani (oggi, ndr.) anche i ragazzi delle scuole secondarie superiori dell’Emilia-Romagna torneranno in presenza almeno al 50%. Non ho alcuna intenzione di accrescere il caos – conclude Bonaccini – Il fatto poi che avremo Regioni in zona gialla con la didattica a distanza anche per le scuole elementari e Regioni in zona arancione con la didattica in presenza anche per le scuole superiori è una contraddizione che non spetta a me risolvere. Ci penserà il Governo, quando riterrà».

In Campania rientro in classe a passo di lumaca

Emblematico il caso della Campania. Il governatore De Luca ha deciso, da tempo, di non ascoltare nè ministero, nè Cts. «Valuteremo i dati epidemiologici» ha sempre affermato in continuazione, come una litania, da inizio settembre. Con il risultato che si è parlato sempre di riaperture scaglionate. L’undici gennaio sono rientrati i bambini fino alla seconda elementare. Oggi il ritorno in classe è previsto per quelli della terza elementare. Un passo alla volta. A passo di lumaca.

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