Dal Museo di Capodimonte una polemica sull’Inno delle Due Sicilie di Paisiello

Chi è l’autore dell’Inno delle Due Sicilie? Giovanni Paisiello, secondo i musicologi e numerose fonti storiche e letterarie. Ma una mostra al Museo di Capodimonte rimette tutto in discussione e accende la polemica, mentre on-line una petizione al direttore del Museo, Sylvain Bellenger, intima: «Giù le mani dall’Inno di Paisiello!».

La mostra è “Napoli Napoli, di lava, porcellana, e musica”, e resterà esposta a Capodimonte fino al 6 aprile 2021. Nei saloni del Museo echeggiano le note dell’“Inno del Re”, ma una didascalia informa i visitatori che la musica è opera di un barone siciliano, Pietro Pisani (1761-1837), ed è «impropriamente attribuito a Giovanni Paisiello». L’Inno – secondo l’autore della didascalia – risalirebbe al 1799 e non al 1787.

Pubblicità

Voglia di creare un caso culturale da parte dei curatori della mostra? «Ostilità ideologica nei confronti dei Borbone», come dice all’Ansa il prof. Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico. Lo stesso De Crescenzo rileva, in un altro pannello dell’esposizione, che i curatori hanno confuso il dopo 1799 con la restaurazione dei Borbone successiva al decennio murattiano.

Bellenger non ha dato risposta ad una lettera aperta della Fondazione Il Giglio e del Movimento Neoborbonico, che citano storici e musicologi a sostegno della paternità dell’Inno del Re da parte del musicista di Taranto, che fu Maestro di Cappella di Ferdinando IV di Borbone. L’Inno fu composto nel 1787 ed adottato nel 1816 come Inno ufficiale del Regno delle Due Sicilie.

Pubblicità

«I soldati laceri e defaticati, con gli occhi abbattuti, presentavano le armi, e le musiche dei reggimenti suonavano la marcia reale. Quest’inno, opera del Paisiello, durante i bombardamenti si suonò continuamente…», così scriveva nel 1864 Pietro Calà Ulloa, che fu l’ultimo primo ministro delle Due Sicilie, nel suo “Lettere Napolitane”. Il cronista dell’assedio di Gaeta, Teodoro Salzillo, soldato borbonico, scriveva nel 1865: «la musica dei reggimenti suonava la marcia reale. Quest’inno opera del Paisiello, durante il bombardamento [di Gaeta] suonava continuamente».

Le fonti storiche e letterarie abbondano: Federico Polidoro, nella biografia di Cimarosa, letta nel 1902 all’Accademia Pontaniana, ricorda che «Paisiello, dopo aver composto un Inno per Ferdinando IV, ne scrisse successivamente uno per Giuseppe Napoleone..», mentre Ferdinando Russo nel poema “‘O Suldato ‘e Gaeta” (1919) si chiede: «Nisciuno ha ‘ntiso, appriesso a Franceschiello, chella Marcia Riale ‘e Paisiello?».

A sollevare dei dubbi sull’attribuzione dell’”Inno del Re”, nel 2009, fu Roberto De Simone, allora Direttore del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dopo il ritrovamento in una libreria antiquaria di una partitura dell’Inno appartenuta ad un diplomatico del Regno delle Due Sicilie. Ma De Simone – che peraltro non ha più insistito sulla tesi – aveva ipotizzato che il compositore fosse stato Domenico Cimarosa, e non lo sconosciuto barone siciliano.

Giovanni Paisiello

«Ma perché un Regno che contava fior di musicisti, come quello dei Borbone – chiede Gennaro De Crescenzo – avrebbe dovuto affidare ad un dilettante la composizione dell’Inno nazionale?».

Per l’Editoriale Il Giglio, che ha appena pubblicato sei nuove trascrizioni dell’Inno del Re, a cura del maestro Edoardo Pirozzi (“Inno del Re-Inno delle Due Sicilie”, Napoli 2020) con introduzione in italiano ed inglese, il Museo di Capodimonte dovrebbe avere più rigore nelle sue fonti in occasione di mostre ed esposizioni.

Nessun dubbio ha il musicologo triestino Paolo Petronio, autore di un saggio sugli Inni nazionali nel mondo. «Nella musicologia – ha detto in un’intervista all’Ansa – si è sempre saputo che l’Inno è stato composto da Paisiello, e nella sua musica se ne riconosce lo stile».

La tesi sulla paternità del barone Pietro Pisani? «Poiché si parla di un Inno che sarebbe stato composto nel 1799, mentre Ferdinando IV era a Palermo ed a Napoli era stata proclamata la repubblica, quella di Pisani sarà una delle trascrizioni che ne fu fatta per adattarla ai musicisti allora presenti a Palermo».

*Nicla Cesaro
Socio fondatore
della Fondazione Il Giglio
ed esperta di musica

Federproprietà Napoli

Altri servizi

Calcio, Allegri scuote Napoli: «Basta passare dall’esaltazione alla depressione»

L’allenatore conferma la propria fiducia nella rosa azzurra Il Napoli deve ancora crescere sul piano fisico e ridurre gli errori tecnici, ma Massimiliano Allegri guarda...

Valter Lavitola al Riesame: con l’amicizia di Ranucci cercavo un riscatto sociale

L'ex editore: la bomba fu un’idea di Gomes Tavare Dal rapporto «di profonda amicizia con Sigfrido Ranucci» alla speranza «di potersi riabilitare» e ottenere «un...

Ultime notizie

Nozze, sfilate e meeting all’Archivio di Stato: ipotizzato danno erariale da oltre 600mila euro

La Corte dei conti notifica un invito a dedurre Una festa di matrimonio celebrata nel dicembre 2024 all’interno dell’Archivio di Stato di Napoli ha acceso...

Valter Lavitola, niente domiciliari: resta in carcere per l’attentato a Ranucci

Indagini sui buchi nelle chat tra l'ex editore e il giornalista Nessun alleggerimento della misura cautelare per Valter Lavitola. L’ex editore, che ha ammesso di...

Circumvesuviana, il centrodestra attacca Casillo: «Disastro infinito»

Sangiuliano: «Una Caporetto quotidiana» «Ormai è una autentica Caporetto, un disastro infinito». Gennaro Sangiuliano e i capigruppo del centrodestra in Regione Campania attaccano l’assessore Mario...