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Se questo è un leader. Da giorni Conte è in silenzio, è convinto che così il governo sarà al riparo dalle Regionali

Lo avevamo scritto qualche giorno fa. Che fine ha fatto Giuseppe Conte? Che ormai da settimane evita di apparire. Dove è il premier che della trasparenza, di metterci la faccia davanti agli italiani ne aveva fatto un marchio di fabbrica? Addirittura il Consiglio dei ministri di ieri, che ha deciso lo stop dei versamenti fiscali ai lampedusani fino al 21 dicembre, si è concluso senza conferenza stampa.

Conte da settimane è rinchiuso nel ‘Castello Chigi’

Qualche giorno fa in maniera provocatoria avevamo parlato di un ‘Castello Chigi’ nel quale con il ponte levatoio alzato il premier Conte si era rintanato. Evitando uscite pubbliche, interviste tv e stampa, apparizioni. Lui che ci aveva abituato a ben altro, non certo a tutta questa sobrietà. Al punto che qualcuno, maliziosamente, aveva immaginato che il presidente Conte avesse contratto il Covid-19. Nulla di più falso visto che a Palazzo Chigi ha continuato a svolgere riunioni, incontri. Quindi niente di tutto questo.

Un defilarsi dai riflettori che progressivamente ha posto interrogativi a tutti i giornali, che giorno dopo giorno hanno fatto di questo un tema sempre più centrale. Tutti a chiedersi che fine abbia fatto Conte. Ieri anche Massimo Franco sul Corriere della Sera se l’è chiesto dando due chiavi di lettura:

  1. Assenza tattica per evitare di coinvolgere il governo nel possibile tracollo elettorale delle forze di maggioranza alle prossime regionali. Un cordone sanitario, insomma, per salvaguardare il governo.
  2. Ha deciso di defilarsi perché sta lavorando per il bene dell’Italia ai vari dossier più urgenti. Su tutti il Recovery Fund per il quale è necessario entro il 15 ottobre presentare il piano di riforme all’Ue. Per non parlare dell’imminente ritorno a scuola. Tutti temi su cui il premier Conte ha deciso di dedicarsi senza alcuna distrazione.

Conte si è imposto il silenzio per evitare di coinvolgere il governo nel tracollo delle regionali o perchè impegnato su Recovery Fund e riapertura delle scuole?

Due motivazioni plausibili ma che si escludono a vicenda. La prima legata a un premier che ha deciso di silenziarsi per difendere la propria poltrona. E questo anche se il 22 di settembre l’Italia dovesse svegliarsi con la maggioranza di governo alla guida soltanto di 2 o al massimo 3 Regioni d’Italia. Insomma, maggioranza nel Palazzo ma minoranza tra la gente.

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Ebbene, questo sarebbe il caso giusto per chiedersi se questo è un leader.

Ma potrebbe essere vera anche la seconda ipotesi e cioè il silenzio operoso di un premier che ha a cuore l’Italia e non la sua comunicazione. Possibile? E’ verosimile una tale ipotesi? Consentiteci di dubitare non fosse altro per il modo in cui finora il premier Conte ha gestito l’intera emergenza Covid. A suon di dirette Facebook, di annunci via streaming alla Nazione negli orari più improbabili.

Conte - Cura Italia - Coronavirus
Giuseppe Conte

Bastava la minima occasione per invadere il web e l’etere. Social e tv in un tripudio di parole ad effetto, posture e annunci. E questo anche quando c’era ben poco da annunciare. Quando i provvedimenti erano ancora da scrivere e sarebbero arrivati decine di giorni dopo.

Difficile credere che Giuseppe Conte si stia defilando per trovare concentrazione e ispirazione al fine di dare più forza alle scelte in nome del bene dell’Italia e degli italiani. Piuttosto un preciso calcolo politico nella convinzione che il basso profilo, in un momento che potrebbe essere delicato e politicamente drammatico per la maggioranza, sia l’unico modo per preservare il governo dalla fine.

Comportamento legittimo, ma senza dubbio lontano dall’essere quello di un leader. Quella leadership del Centrosinistra che Conte sembrava essersi guadagnato nei mesi duri del lockdown e che i sondaggi ma anche gli stessi alleati pareva gli riconoscessero. Unico vero competitor del Centrodestra per quando si sarebbero svolte le elezioni.

Giuseppe Conte ha preferito il ‘Castello’ all’Agorà

Invece, alla lunga Conte ha dimostrato tutti i suoi limiti di tenuta, ma anche politici, preferendo il Castello all’Agorà, non considerando però che se il 22 settembre saranno soltanto 3 o peggio ancora 2 le Regioni governate dalle forze di governo è difficile che il suo Esecutivo non sia risucchiato dai gorghi di una crisi.

Nicola Zingaretti

Difficile credere che se Nicola Zingaretti dovrà cedere la poltrona di segretario del Pd, Giuseppe Conte rimarrà al suo posto. E lo stesso Matteo Renzi, che in più occasioni ha dimostrato insofferenza verso il premier, rimarrà a guardare? Senza contare che nel futuro gioco delle leadership Conte rappresenta proprio per Renzi un pericoloso competitor.

Conte se davvero avesse tenuto alla sua leadership avrebbe affrontato il tema delle alleanze alle Regionali e avrebbe imposto un’intesa alle forze di maggioranza, secondo la logica che non è accettabile che al governo si sta insieme e sui territori divisi e nemici. Nicola Zingaretti da tempo gli aveva sottoposto il dossier, che aveva bisogno di cura e attenzione e non certo di una semplice intervista a Il Fatto Quotidiano tre giorni prima della chiusura delle liste elettorali.

Sia sulle alleanze regionali tra Pd e M5S e sia sulla legge elettorale Conte ha preferito tenere un basso profilo

Un obiettivo che doveva essere raggiunto con una tessitura paziente e attenta, che Conte ha dimostrato di saper fare, dispiegata nel tempo e il cui fallimento non andava rubricato come «occasione sprecata» ma piuttosto come la spia che così non si va avanti. Perché è sui territori che si forgia la classe dirigente di una coalizione che punta a governare il Paese.

Di Maio - Coronavirus
Il ministro Luigi Di Maio

Tutto questo Conte non l’ha fatto. Si è limitato, si direbbe, al compitino preferendo lasciare ad altri questo lavoro. Appunto Zingaretti e Di Maio, da verificare quanto quest’ultimo si sia davvero impegnato, ai quali però non è restato che accertare il fallimento di ogni alleanza.

E pure sulla legge elettorale, altro tema esiziale per una coalizione, Conte ha preferito rimanere in silenzio e lasciare Zingaretti e Di Maio soli nel guado di un accordo. Anche se proprio la legge elettorale figurava tra i punti qualificanti di quel documento di governo su cui è nato il Conte bis.

Ecco perché è legittimo porsi la domanda se Conte sia davvero un leader. Se ne abbia le stimmate. Una chiarezza necessaria in un momento in cui l’Italia soffre come non mai, e ha un bisogno impellente di aggrapparsi a figure che siano capaci di darle una prospettiva e una traiettoria di speranza

E non lo può essere chi ha preferito la propria sopravvivenza politica. Chi sta sistematicamente utilizzando il voto di fiducia in Parlamento per tenere insieme i cocci di una maggioranza sempre più dilaniata. Lo ha fatto l’altro giorno alla Camera sul decreto legge emergenza Covid, silenziando il dissenso dei Cinquestelle sulla norma che proroga le nomine dei servizi segreti, lo farà quest’oggi al Senato per far passare il decreto Semplificazioni, dove anche qui il M5S ribolle tra dissensi e musi lunghi.

Vedremo se tutto questo servirà a Conte per rimanere nel ‘suo’ Castello Chigi. Dipenderà dal voto delle regionali, perché sarà difficile raccontare il giorno dopo che il voto di 7 milioni di italiani è stato soltanto un fenomeno locale.

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