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Conte: Covid-19 e centrodestra i salvavita della sua poltrona a Palazzo Chigi

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Sullo scenario agreste di Villa Doria Pamphilj, torna il silenzio. Gli ‘Stati Generali dell’economia‘, l’autocelebrazione del favoliere delle Puglie, Giuseppe Conte, chiude i battenti. In 10 giorni, ha prodotto soltanto l’annuncio per settembre di una sorta di subsidiary plan: 187 progetti, per il ‘recovery’ che – dopo il consiglio europeo di venerdì – sembra allontanarsi, riavvicinando il Mes; e lo slittamento dell’approvazione del decreto semplificazioni. Che sbloccherebbe 100 miliardi di opere pubbliche già finanziate e, unitamente al saldo dei 50 miliardi di debiti della P.A. con i fornitori, e ricordandosi che esiste anche il Sud, consentirebbe all’Italia di ripartire. Ma da questo orecchio lorsignori non ci sentono e continua lo stallo che ci è già costato 90miliardi.

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Ancora una volta, hanno offerto l’immagine di un governo Conte allo sbando, con poche idee, confuse e inadeguate a tirare il Paese fuori dal tunnel della crisi economica, post emergenza sanitaria. Un problema, cui – nonostante task force, cts, oms, iss e centinaia di superesperti, lautamente retribuiti – siamo riusciti a contrapporre soltanto la chiusura di fabbriche, uffici, esercizi commerciali (molti dei quali non si sa se riapriranno) e «arresti domiciliari» per tutti.

Per cui, Paese fermo, produzione bloccata, tasche dei cittadini svuotate, consumi gelati, crescita della disoccupazione e ingresso trionfale nel tunnel della recessione. Insomma, chiudendoci in casa, grazie alla nostra disponibilità, ci hanno ‘imposto’ la sopravvivenza al virus; ma non hanno idea su come ‘imporci’, su questo la nostra disponibilità non basta, anche la salvezza dalla fame. L’ex avvocato del popolo Conte, in questi 5 mesi, non ha fatto che travolgerci con chiacchiere a ruota libera e di scostamenti miliardari (80mld) di bilancio, ma mai arrivati a destinazione, vedi, sostegni alle imprese, sussidi e cig.

Il Roma
L’articolo pubblicato dal ‘Roma’ domenica 21 giugno

Poiché, però, gli inviti alla concretezza cominciavano a piovergli addosso da più parti dal: Capo dello Stato come dalla Confindustria, dai sindacati come da esponenti della sua stessa maggioranza, e da cittadini comuni ridotti in ginocchio dal lockdown, per guadagnare tempo – laddove sarebbero stato indispensabili investimenti immediati, reali e concreti in grado di rimettere in moto Paese, ha pensato bene di mettere in scena (si fa per dire, visto che abbiamo dovuto accontentarci solo di banalità post-incontri, via cavo e senza contraddittorio) una «sagra delle chiacchiere» vuoto a perdere. Ha cianciato di bellezza, ambiente, modernizzazione, innovazione, sostenibilità, suggestioni varie ed eventuali. Purtroppo, il favoliere Conte non si smentisce mai.

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Poi, insieme ai suoi alleati giallorotti – che ormai visibilmente mostrano di non sopportarlo, e non sopportarsi, neanche più (vedi le divergenze sulle modifiche al decreto sicurezza di Salvini e l’annuncio di scissione dei 5S paragoniani e la probabile nascita di Italexit) tant’è che giovedì, nonostante la mano tesa del centrodestra, il governo ha rischiato di cadere sul dl elezioni, per mancanza del numero legale, ma fingono il contrario per evitare il rischio di elezioni, almeno fino al 2023 ed essere loro a eleggere il nuovo Capo dello Stato – ha sottoscritto due polizze assicurative, contro la depremierizzazione.

La prima, il rischio coronavirus, sono convinti che finché circolerà la paura del contagio, loro resteranno al proprio posto, per cui continuano a mantenerne in caldo la psicosi annunciando, con il supporto degli esperti di fiducia (non si accorsero della prima mentre arrivava), il probabile arrivo di una seconda ondata in autunno. Da ciechi a preveggenti. La seconda, il pericolo centrodestra. Il che paventato da chi senza essere stato eletto da nessuno, ha espropriato il Parlamento, si è preso i pieni poteri, per evitarsi problemi, per l’approvazione dei dl, ricorre alla fiducia (27 in 9 mesi) e sulle questioni europee gli toglie, addirittura, il diritto di voto è il colmo.

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