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Domani il Centrodestra manifesta in 100 piazze con Meloni-Salvini-Tajani a Roma. Confindustria boccia il governo ma Gualtieri: critiche ingenerose

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Settimana politico-parlamentare anomala quella che si sta per aprire. In tempi di no Covid-19 sarebbe stata caratterizzata dal lungo ponte del 2 giugno, che quest’anno avrebbe garantito riposo fino a mercoledì. Invece, con le chiusure delle frontiere regionali ed europee fino al 3 è tutto rimandato al prossimo anno.

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A sua volta però l’attività politica anche se non ufficialmente in vacanza ne ha approfittato per tirare un attimo il fiato, quasi come se volesse fare un supplemento di analisi o una sorta di punto della situazione. E questo ancora di più alla vigilia della fine del lungo lockdown. Infatti, dal 3 giugno ci si potrà spostare anche tra le varie Regioni senza più alcuna limitazione.

Una decisione che sta facendo discutere e dividendo i governatori, in particolare quelli del Sud (meno colpiti dal Covid-19) contro quelli del Nord. Il timore è che un liberi tutti possa spostare l’asticella dei contagi verso l’alto e soprattutto portare il virus dove finora non era arrivato, o almeno non con la stessa intensità di alcune zone del Nord.

Per il momento, comunque, il governo sembra intenzionato ad andare avanti senza alcuna limitazione forte anche dei dati che dicono che l’indice di contagio sia sceso e che sia giunto il momento di rivedere le misure restrittive varate finora.

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Così il fine settimana è scivolato senza particolari sussulti e anche la giornata di oggi non si preannuncia significativa. Tutto in attesa di domani, quando nelle piazze dei principali capoluoghi di provincia (si vocifera 100 piazze) ci sarà il centrodestra che si ritroverà unito, questa è l’altra notizia, per manifestare contro il governo e le sue inefficienze e per far sentire la voce degli italiani dimenticati da questo Esecutivo.

Meloni Bce Germania
Giorgia Meloni

Una Festa della Repubblica, quindi, per il centrodestra all’insegna della polemica contro il governo che si è anche arricchita con quella del diniego di deporre una corona al monumento del Milite Ignoto a Roma dei tre ‘tenori’ del centrodestra, Meloni-Salvini-Tajani. A fare la richiesta era stata di suo pugno Giorgia Meloni in qualità di presidente dei Fratelli d’Italia, ma come racconta lei stessa «qualcuno da Palazzo Chigi si è messo a chiamare tutti i giornalisti per raccontare che la richiesta era stata rifiutata perché la deposizione di fiori era considerata irrispettosa del Presidente della Repubblica che già la depone in rappresentanza di tutti».

A scandalizzare la leader di FdI non tanto il diniego quanto piuttosto il fatto che «lo staff del premier ha passato il pomeriggio a chiamare tutti i giornali per raccontare una versione che serviva a screditarci, senza che nessuno avesse mai parlato della questione con noi. Questi sono i metodi di Palazzo Chigi ai tempi della gestione Conte/Casalino. Nessun rispetto, nessuna lealtà, nessuna regola. Solo l’utilizzo estremo delle istituzioni come fossero uno zerbino».

E per il Centrodestra appuntamento a piazza del Popolo domani

Alla fine, quindi soltanto la manifestazione del Centrodestra a piazza del Popolo fissata per le 9/9.30 con tanto di striscione tricolore di circa mezzo chilometro e in tutto 100 esponenti dei tre partiti senza vessilli ma soltanto con la bandiera italiana. Così dopo qualche tentennamento, in particolare da Forza Italia, la manifestazione si farà mettendo per un momento da parte i distinguo che in questo momento attraversano il centrodestra.

Come, ad esempio, sul tema Mes sul quale proprio ieri sera va registrato il botta e risposta tra Salvini e Tajani, con il primo che dice: «Io sono molto concreto, se dall’Europa arriva qualcosa di utile per l’Italia io la prendo. Però soldi a prestito da restituire a condizioni pericolose no. Se Berlusconi dice cose uguali a Renzi e Prodi, chiedetelo a lui»; e Antonio Tajani che risponde: «Industriali, piccoli e medi imprenditori, agricoltori di tutte le associazioni chiedono che si usino il Mes ed i fondi Europei utili all’Italia. Berlusconi e Forza Italia stanno dalla loro parte e danno voce a chi lavora e chi produce».

Schermaglie che riguardano anche FdI e la Lega con quest’ultima in pressing per rivedere le scelte sui candidati a governatore nel Sud e in particolare in Campania e in Puglia, dove proprio in quest’ultima i salviniani vorrebbero vedersi riconosciuto il candidato presidente a discapito del meloniano Raffaele Fitto. Polemiche che non giovano alla corsa e a un’ipotetica vittoria del centrodestra sia in Puglia e sia in Campania, al punto che qualcuno maliziosamente ritiene tutto ciò voluto dalla Lega proprio per evitare la vittoria finale.

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Sindrome di Tafazzi? Non proprio. Viene fatto notare, piuttosto, che si voglia evitare di ripetere quanto accaduto in Calabria dove il successo della forzista Jole Santelli, unita a una magra affermazione leghista, portò proprio il partito di Berlusconi a rialzare la testa e a ritardare, se non addirittura evitare, l’annuncio del decesso.

Non a caso in quell’occasione in tv a commentare dalla Calabria la vittoria della Santelli ci fu tutto il politburo azzurro schierato, cosa mai accaduta prima per commentare un successo elettorale regionale. Ecco dal quartier generale della Lega si vuole evitare il ripetersi di scene simili, soprattutto ora che la Lega dimostra una difficoltà di tenuta nei sondaggi.

Ma se il centrodestra piange il centrosinistra non ride. Tirato un sospiro di sollievo sul decreto legge Scuola approvato la scorsa settimana con il ricorso al voto di fiducia al Senato, ma dopo che era rimasto nella paludi di Palazzo Madama per settimane e con il rischio di essere affossato definitivamente, la maggioranza guarda agli altri impegni. Primo fra tutti il decreto Rilancio che ha iniziato il suo cammino alla Camera. Il provvedimento ha la massima urgenza perché considerato strategico per avviare quella Fase 2 nell’economia che ancora non si vede.

Confindustria Carlo Bonomi
Carlo Bonomi

Le critiche giunte anche ieri dal capo di Confindustria Carlo Bonomi tramite intervista a La Repubblica hanno fatto male, al punto che lo stesso Gualtieri ha detto che «parti dell’intervista mi sono sembrate ingenerose, tenendo conto del dialogo che abbiamo avuto anche con Confindustria, ma voglio guardare in positivo e in avanti. Credo sia giusto l’invito a non disperdere le misure per il futuro, ma credo sia diverso dalla critica mossa che noi abbiamo voluto sostenere tutti».

Questo però dà il senso delle difficoltà in cui si muove il governo, che intanto pensa anche ai provvedimenti futuri come il dl semplificazioni. Attenzione anche al tema del Recovery Fund su cui sempre Gualtieri ipotizza una chiusura del negoziato a «fine luglio».  Mentre rimane in mezzo al guado la scelta se attivare la linea di credito sul Mes, su cui è sempre più evidente le distanze interne alla maggioranza.

Luca Palamara
Il magistrato Luca Palamara

E tra i temi c’è poi la riforma del Csm che il ministro Bonafede ha presentato e su cui si innestano le nuove dichiarazioni di Luca Palamara che, se da un lato ha chiarito sulla famosa frase su Salvini (va attaccato) «decontestualizzata» e detta per difendere i pm che indagavano, dall’altro ammette che «il sistema premia chi appartiene alle correnti e negare che le correnti rappresentino una scorciatoia significa negare la realtà».

L’ulteriore conferma che qualcosa va cambiato nel sistema giustizia e in particolare nei meccanismi che regolano l’elezione dell’organismo di autogoverno della magistratura.

Ultima nota. Oggi si sarebbe celebrato il secondo compleanno di vita del governo giallo-verde, nato dopo una lunghissima gestione proprio il primo giugno del 2018. Celebrazioni annullate per la scelta di Salvini di far saltare il banco nell’estate del 2019. Da allora quante cose sono cambiate, epidemia di Covid-19 compresa, e chissà che Salvini non pensi con nostalgia a quella data, che lui stesso ha contribuito a cancellare dal calendario della politica. Della serie si stava meglio quando si stava peggio…

 

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