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Fase 2, agenzie di viaggio e tour operator in ginocchio. De Negri: «Non abbiamo un ministro. Servono soldi»

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Il 12 marzo scorso il premier Giuseppe Conte ha chiuso l’Italia per l’emergenza coronavirus, assicurando che il governo non avrebbe lasciato soli gli italiani in difficoltà. Tanti decreti per stabilire restrizioni, tre decreti economici emanati per supportare il popolo italiano. Tante conferenze stampa. Decreti definiti «poderosi» dal presidente del Consiglio ma che in realtà di poderoso c’è stata solo l’attesa. Risposte insufficienti e tante imprese sull’orlo del disastro, imprenditori suicidi e famiglie in difficoltà.

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Questo è lo specchio dell’Italia a 2 mesi da quel 12 marzo, nella cosidetta Fase 2. Nel frattempo la tensione è sempre più alta. Sempre più numerose le manifestazioni di dissenso. L’altro giorno ha protestato, a Napoli ma anche in altre parti d’Italia,  una delle categorie più colpite, se non quella più colpita, quella delle agenzie di viaggio e degli operatori turistici che hanno chiesto aiuto immediato.

Fondi e sostegno che fino a ora non sono arrivati se non pochi spiccioli. Anche l’onorevole Luciano Schifone è intervenuto in loro favore per chiedere un reddito di continuità. Si profilano, all’orizzonte nuove manifestazioni di protesta. La tensione sociale è alta. Una serrata a oltranza di tutte le aziende, tour operator e agenzie di viaggi. Per protestare su come è stata gestita, fino a ora, l’emergenza. E’ l’iniziativa proposta da Angioletto De Negri, titolare di Viaggi dell’Airone, grande tour operator campano e di un’agenzia di viaggi molto conosciuta.

«Il problema del settore è che il ministro Dario Franceschini non conosce i nostri problemi» afferma De Negri. «In questo momento la maggior parte delle agenzie di viaggio non riapriranno definitivamente. Molte hanno già messo il cartello noi non ripriremo. Perché il ministro non sa di cosa parliamo. Le faccio un esempio: quando è stato chiesto a Franceschini che aiuti avete dato al settore, il ministro ha risposto “nei prossimi giorni i ristoranti saranno aperti”. I ristoranti saranno aperti ma quella è un’altra categoria, bistrattata e dimenticata, ma il turismo è un’altra cosa. Il turismo coinvolge tanti operatori».

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«Abbiamo un pil del 13%. Chiunque può capire di cosa parliamo ma il ministro non lo capisce. Appoggiato da un governo che sembra una farsa. Molto protagonismo. Il presidente del Consiglio pensa di stare ancora nelle aule dell’Università. L’opposizione ha provato a protestare ma non serve a niente. Nei fatti resta che non sanno cosa fare» spiega. Non ci va per il sottile De Negri che prova a spiegare con parole semplici e dirette la ricetta per il settore.

«Le agenzie di viaggio hanno bisogno di liquidità. Perché in questo momento non riescono a pagare nemmeno la bolletta della luce. L’agenzia di viaggio è un’attività intermediata, ci sono costi e se tieni già 2 dipendenti è un discorso fallimentare nel vero senso della parola. Una categoria dimenticata malgrado il valore. Per non parlare di aziende che fanno fatturati grossi, i tour operator. Abbiamo la cassa integrazione ma non abbiamo certezza di niente. Non è che ci dicono: “fino a dicembre c’è la cassa integrazione”.  Non sarebbe una soluzione ma in questo caso ci organizzeremmo meglio».

«Come Astoi (Associazione Tour Operator Italiani) abbiamo fatto un manifesto che è stato pubblicato anche sui giornali ma lo stesso non ci hanno dato attenzione. Ci hanno ignorato» spiega. Parole amare quelle pronunciate da De Negri che preannuncia battaglia. «La pagheranno cara perché con noi ci sono gli alberghi (l’80% delle strutture ricettive sono chiuse). Con noi ci sono i vettori, aerei, pullman, ristoranti. Un indotto che non finisce mai. Ma loro ignorano quello che noi facciamo».

De Negri fa un invito al ministro Franceschini «venga dentro le nostre aziende. Così conoscerà la realtà. Il ministero prima si chiamava ‘Ministero del Turismo’, oggi si chiama Mibact (Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo). Franceschini però si ferma sempre all’arte. Noi non abbiamo il ministro del Turismo».

Con un referendum abrogativo promosso dai radicali nel 1993 il ministero del Turismo fu abrogato trasferendo le competenze a un dipartimento della Presidenza del Consiglio. Nel 2013, con il governo Letta, il trasferimento delle competenze per il turismo al Ministero per i beni e le attività culturali che assume l’odierna dicitura di Mibact.

«Ben vengano – rileva – l’arte e la cultura ma senza la conduzione del turismo io l’arte a chi la vendo? Chi porta un turista a visitare il museo? Ci vogliono i tour operator. Ma Franceschini ha dimostrato che non conosce la differenza tra tour operator e agenzia di viaggi, tra l’industria del turismo che crea sia incoming che l’outcoming e l’intermediario che sarebbe l’agenzia di viaggio che si occupa dell’outcoming in particolare. Ma lui non sa queste differenze. L’abbiamo invitato 100 volte alla BMT (Borsa Mediterranea del Turismo, la fiera più importante del Centro-Sud arrivata alla 24esima edizione che si svolgerà nel marzo 2021 a Napoli) ma ogni volta che lo abbiamo invitato ha affermato di avere altri impegni».

Però si sono trincerati dietro il bonus viaggi.

«E’ una bestialità immane» sottolinea De Negri. «Noi siamo alla canna del gas. Fra un mese, un mese e mezzo ci sarà una rivoluzione da parte degli operatori del settore. Con il bonus il governo ha saltato sia i tour operator che le agenzie. Lei che vuole andare in vacanza in Calabria ha a che fare direttamente con l’albergo. Poi ci si mette il governo con il credito d’imposta solo per i tre mesi passati: marzo, aprile, maggio. Ma hanno rimandato gli f24 a maggio. Ci troveremo con 3 mesi di arretrati».

«Ci hanno messo in ginocchio nel vero senso della parola. Il credito d’imposta presume che tu hai un’imposta in base a un ricavo. Ma come si fa se noi oggi dobbiamo pagare solo gli arretrati, le richieste di rimborso e cose simili? Teniamo impegni non indifferenti con le fidejussioni che dobbiamo versare alle compagnie aeree, fidejussioni per i proprietari di casa, impegni bancari. Ci dicono di rimandare, ma rimandare significa darci il colpo mortale finale».

AirBnB, Booking e altri colossi hanno chiesto di non essere esclusi dal bonus viaggi…

«Si tratta di un’altra categoria che ci ha messo in ginocchio. Loro prendono il 18% per una prenotazione. Un governo e uno Stato dovrebbe eliminarli perché annullano il nostro lavoro. Ormai è diventato un monopolio. C’era già una ribellione prima del virus contro di loro. Non pagano tasse, si mettono in contatto con i clienti direttamente. E’ un altro Covid-19. Il nostro lavoro è fatto di competenza, professionalità, sviluppo. Molti si sono cominciati a ribellare, soprattutto gli alberghi più importanti, e gli hanno detto “se vuoi la mia tariffa te la dò più alta di quella che vendo io”. E’ un altro virus»

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Ma per combatterli c’è bisogno di una strategia.

«Tutti gli alberghi dovrebbero cambiare politica. Dovrebbero aumentargli i prezzi e dirgli “se vuoi il mio prezzo è questo”. In passato gli alberghi stessi pur di riempire le stanze gli hanno dato pure qualche tariffa più favorevole a loro che a noi. C’è bisogno di controllo. Anche il pubblico pensa che sia più facile andare su internet ma non capiscono che questi colossi non rispondono di niente».

«Noi abbiamo l’obbligo di legge di rimpatriare, con loro se succede qualche cosa non interviengono e il turista non sa come tornare a casa. Il governo, ma soprattutto il ministero del Turismo, dovrebbe fare una campagna per avvisare i cittadini di questi pericoli. Un turista con queste multinazionali rischia di rimanere due mesi all’estero mentre noi abbiamo l’obbligo di andarli a prendere».

Tornando all’emergenza cosa dovrebbe fare il governo per rilanciare il turismo

«Un’altra bestialità che abbiamo è che ogni regione ha una legislatura. Un governatore si sveglia una mattina e prende una decisione. C’è una regione che ha dato 2500 euro alle agenzie a fondo perduto. E’ una buona operazione ma l’ha fatto una regione. L’attività del turismo dovrebbe essere gestita a livello centrale, soprattutto in queste emergenze».

Forse servirebbe un po’ di marketing all’estero e in Italia? La gente ha paura di viaggiare

«Per fare tutto nel nostro campo ci vogliono cifre grosse, la pubblicità è quella che è e il governo non la saprebbe nemmeno fare. Dovrebbe aiutarci dal punto di vista economico. Noi abbiamo l’Enit che costa soldi a morire, ma anche l’Enit è in difficoltà perché il governo la comanda a bacchetta. Ma oltretutto con le bellezze che tiene l’Italia non c’è manco bisogno di pubblicità, specialmente dopo il boom di questi ultimi due anni. Ma nella fase attuale noi non ci possiamo muovere perché teniamo costi fissi esagerati, tasse esagerate. Noi avremmo bisogno di una detassazione per lo meno di due anni».

Quindi ci sarebbe bisogno solo di soldi a fondo perduto agli operatori che poi sarebbero in grado di rimettere in piedi il mercato da soli…

«Il ministero attuale non è in grado e mentre imparerebbe passerebbero 2 anni. Poi magari cadrebbe il governo e bisognerebbe ricominciare da capo. Al settore serve detassazione sotto tutti i punti di vista. La nostra rovina è stata l’Europa perché con i ministri improvvisati che ci ritroviamo, i politici esteri prendono il sopravvento sui nostri. Il problema più grave è l’incompetenza del governo, pensi hanno speso 120 milioni di euro per il bonus monopattino».

La regione Sardegna ha proposto di fare il passaporto sanitario, potrebbe essere utile a far calare la tensione?

«No, assolutamente, è respingente. In questo momento l’Italia è messa meglio rispetto ad altri paesi (tra cui la Germania) in quanto a epidemia. La sicurezza è un problema comune. Nessuno deve fare niente. Il problema vero è che stiamo sempre là. Nessuno ha avuto una mano. Le compagnie aeree mica hanno avuto degli aiuti, hanno messo gli aerei a terra. Se le frontiere sono chiuse quale turismo ci può essere?».

«Dicono di riaprire le frontiere il 15 giugno ma ci sono già compagnie che hanno comunicato che non ripartiranno. Dovrebbero ripartire poi con le misure di distanziamento e una notevole diminuzione di posti. Cioè con la metà dei seggiolini vuoti. Per ripartire dovrebbero aumentare le tariffe o ricevere aiuti seri. Anziché comprare i monopattini il governo dovrebbe fermarsi, vedere quanto c’è in cassa, vedere la nostra platea di quante persone, di quanti imprenditori è composta e intervenire in proporzione».

La mossa di Alitalia è giusta?

«Giusta fino a un certo punto, non c’è solo Alitalia, ci sono tante compagnie italiane. Dovrebbero aiutare tutte. La gente non viaggierà se non in un turismo di vicinanza; perché  ha paura che se va in un paese estero e scoppia un focolaio resta bloccato per tre mesi. Questa è peggio di una guerra. E’ una cosa abbastanza grave, non è una cosa semplice. La gente ci dice che non parte perché ha paura di restare dall’altra parte».

Emerge sconforto dalle parole di De Negri e degli operatori

«Le agenzie di viaggio – spiega – dovrebbero solo chiudere e aspettare un anno perché riaprire significa rimetterci altri soldi, è l’amara verità. Se ci fosse stato un intervento serio, del governo nazionale ma anche di quelli locali, le agenzie si sarebbero potute sacrificare con meno turisti, meno personale, ma senza pagare Imu e tutte le tasse il discorso poteva prendere una piega diversa. Ma finora solo chiacchiere, rimandano per un mese, ma a che serve? Devi essere capace di capire cosa ci è successo».

«Ma loro non lo capiscono perché l’intervento che fanno, quello del bonus vacanze è una presa in giro. Ma lo fanno per ignoranza» sottolinea. «Loro hanno fatto solo chiacchiere. In Germania, appena è scoppiata la pandemia, hanno dato un fondo perduto consistente. Facendo così avrebbero avuto un plauso da tutte le parti. Perché l’unica cosa è dare quello che è mancato all’improvviso. Io stesso che ho 40 dipendenti sono molto preoccupato. La cassa integrazione non è arrivata a nessuno dei miei collaboratori. Io posso avere un autonomia fino a un certo punto. Poi che faccio? Li licenzio? Loro non si rendono conto» conclude.

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