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Governo e Regioni firmano l’intesa. Il 18 maggio inizia la Fase 2, ma del dl Rilancio dopo 48 ore ancora non c’è traccia

Un intero pomeriggio ma alla fine l’accordo tra Stato e Regioni è arrivato, che consentirà finalmente da lunedì di entrare nella Fase 2 sulla base di un protocollo unico e non differenziato da regione a regione. Accordo che sarà trasferito in un decreto legge, al momento il Consiglio dei ministri è ancora in corso, e poi in un dpcm che dovrebbe essere varato in giornata.

«La collaborazione istituzionale sta portando a costruire un decreto legge che risponde alle esigenze dei territori e a un accordo che si basa sull’applicazione delle linee guida omogenee formulate dalle Regioni per una riapertura sicura delle attività economiche fin qui sospese», ha spiegato il presidente della Conferenza Stato-Regioni, Stefano Bonaccini.

Soddisfazione condivisa anche dal premier Conte che con un certo entusiasmo ha parlato di «una portentosa collaborazione istituzionale» che ha consentito di risolvere tutti i nodi sulla strada per la riapertura del 18 maggio. In particolare, è stato il governo ad accettare la proposta unitaria giunta dalle Regioni su un’intesa che prevede che spetterà al governo a stabilire l’apertura delle attività, mentre alle Regioni stabilire quali altre attività aprire sulla base dei dati tecnici che saranno raccolti quotidianamente. Il tutto in ossequio a linee guida nazionali omogenee e condivise.

Si è trattato di un grosso lavoro che, come viene fatto rilevare dalla parte dei rappresentanti regionali, partendo da un documento condiviso tra tutte le Regioni nel giro di poche ha consentito di convincere il governo ad andare oltre quanto aveva previsto per il 18 maggio. Il tutto sulla base di un protocollo sostenibile per le imprese e non incompatibile con l’attività economica. Così da lunedì non soltanto gli esercizi commerciali ma anche bar, ristoranti e servizi alla persona apriranno i battenti. Ma è soprattutto un punto in particolare che viene evidenziato nell’ambito della trattativa, e cioè le linee guida dell’Inail derubricate a strumento di lavoro senza valore normativo.

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Su tutto però il carattere di omogeneità, richiesto espressamente dalle Regioni in più occasioni nell’incontro con il governo e che come ha precisato lo stesso Bonaccini rispondeva all’esigenza di «dare certezza ad operatori e consumatori, assicurando allo stesso tempo un’applicazione il più possibile omogenea su tutto il territorio nazionale».

Sul fronte dei settori interessati dalle riaperture e inseriti nelle linee guida comuni l’elenco ricomprende: la ristorazione, le attività turistiche (balneazione), le strutture ricettive, i servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti), il commercio al dettaglio, le piscine, le palestre, gli uffici aperti al pubblico, la manutenzione del verde, musei archivi e biblioteche, le strutture per bambini e ragazzi.

Per quanto riguarda le regole queste saranno rigide e scrupolosamente controllate. Prime fra tutte il distanziamento sociale che sarà di almeno un metro all’interno di in bar, ristoranti e strutture ricettive. Stessa cosa anche dal parrucchiere e dall’estetista per i quali sarà obbligatoria la prenotazione. Vietati, invece, bagni turchi e saune. Si potrà andare in spiaggia sempre a patto di rispettare le norme, almeno 10 m2 fra ombrelloni. Previsti anche steward che accompagneranno i clienti illustrando le regole.

Obbligatoria e continua la sanificazione per gli esercizi commerciali, ristoranti, e bar dove comunque sarà vietata la consumazione a buffet. Stesse prescrizioni anche per gli uffici aperti al pubblico. Altra regola il controllo della temperatura corporea oltre a un’attenta informazione ai clienti.

Riapriranno anche le strutture per i bambini ma con la massima attenzione ad evitare rischi di contagio. Questo significa via libera a piccoli gruppi formati sempre dagli stessi bambini evitando interazioni con altri gruppi. Infine, per quanto concerne la gestione dei mercati, delle fiere e dei mercatini spetterà ai Comuni la regolamentazione assicurando in base ai contesti locali il distanziamento di sicurezza.

Se quindi per lunedì sembra essersi fatta chiarezza, grande incertezza rimane sul decreto Rilancio. A due giorni dalla conferenza stampa del presidente del Consiglio, nella quale venivano annunciate misure importanti per un provvedimento pari a due finanziarie, ancora non si sa nulla. L’ipotesi che circola è che la pubblicazione in Gazzetta dovrebbe esserci tra domani al massimo lunedì. Molte e complesse le norme, infatti, per poter sperare in un veloce assenso da parte della Ragioneria dello Stato.

Il senatore Andrea De Beltoldi
Il senatore Andrea De Beltoldi

Ritardo che alimenta le critiche dell’opposizione dove il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, che attacca: «Un governo senza vergogna. Un altro decreto promesso da quasi due mesi, annunciato da due giorni e non ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Non è soltanto la dimostrazione di incapacità, ma pure un affronto ai cittadini Italiani».

Ma Giorgia Meloni guarda già oltre, a giugno esattamente il 2 giugno, lanciando la proposta di «una mobilitazione per la Festa della Repubblica per dare voce a tutti i cittadini italiani nel rispetto delle regole, aperta all’apporto di tutto il centrodestra».

Proposta che però dalla Lega non sembrano raccogliere bene, visto che dopo qualche ora Matteo Salvini rilancia: «2 giugno a Roma ripartiamo insieme per l’orgoglio italiano, in piazza in tutta sicurezza» e in una nota: «A noi interessa dare voce, tutti insieme, agli italiani in difficoltà, mettiamo da parte gli interessi e le bandiere di partito».

Una sorta di «rincorsa», secondo Ignazio La Russa, «una gara ridicola». Piuttosto spiega il vicepresidente del Senato «se davvero, e mi auguro di sì, gli amici della Lega e di tutto il centrodestra intendono aderire a questa iniziativa e promuoverla sono certo che Giorgia Meloni ne sarà felice. Non c’è bisogno di questa rincorsa».

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