Tentato incendio per «punire» chi aveva fatto i nomi dopo l’aggressione a Petrone: 17enne in comunità

Il rogo mancato il 12 gennaio scorso

Il tentato incendio di un’abitazione, avvenuto lo scorso 12 gennaio, sarebbe stato una «punizione» per chi aveva fatto i nomi dei responsabili dell’accoltellamento del calciatore 18enne Bruno Petrone. Secondo quanto emerge, dietro l’episodio ci sarebbe un motivo preciso: la persona presa di mira avrebbe indicato i responsabili dell’accoltellamento di Petrone, avvenuto nella zona dei Baretti di Chiaia, a Napoli, nella notte tra il 26 e il 27 dicembre scorsi. E per questo sarebbe stata «punita».

Il reato contestato riguarda il tentativo di appiccare un incendio in un’abitazione. Per l’accusa, a mettere in atto l’azione sarebbe stato un ragazzino di 17 anni. Nel ricostruire quanto accaduto, l’accusa sostiene che il 17enne avrebbe utilizzato liquido infiammabile e fiammiferi nel tentativo di dar fuoco alla casa dove vive un minorenne.

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Si tratta del giovane che si costituì per l’accoltellamento del calciatore e che, sempre secondo l’impianto accusatorio, avrebbe fatto i nomi degli altri responsabili minorenni successivamente fermati. Stamattina i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale per i Minorenni di Napoli che dispone il collocamento in comunità per il 17enne, ritenuto responsabile del tentato incendio del 12 gennaio.

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