Ex Ilva, Acciaierie d’Italia rilancia: «Da aprile 4 milioni di tonnellate l’anno»

I commissari: dal 2024 investito un miliardo in manutenzione

L’ex Ilva pronta a cambiare passo: la ripartenza dell’altoforno 2 segna l’avvio di un piano che punta a riportare la produzione a 4 milioni di tonnellate entro aprile. Ma mentre il riassetto degli impianti entra nella fase operativa, il fronte sociale e quello ambientale restano ad alta tensione. Il traguardo fissato dall’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia è quello di raggiungere 4 milioni di tonnellate annue entro la fine di aprile. È la stessa soglia indicata da Flacks per avviare il rilancio: 4 milioni nei primi sei mesi, con successivo incremento fino a 6 milioni.

In una nota, i commissari hanno illustrato il lavoro svolto per rendere il sito di Taranto «efficiente e operativo, attraverso continuità produttiva e investimenti strutturali, in vista della finalizzazione delle procedure di gara». Dal febbraio 2024 sono stati destinati 997 milioni di euro a manutenzione e investimenti industriali.

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Nel 2025, secondo l’azienda, lo stabilimento ha registrato «il più alto numero di ore lavorate degli ultimi anni», considerando sia il personale diretto sia le imprese terze. Fino a oggi la produzione era ai minimi storici, sostenuta esclusivamente dall’altoforno 4.

Il calendario tecnico degli impianti dell’ex Ilva

L’altoforno 2 è attualmente in fase di riscaldamento e l’entrata in produzione è prevista per il 20 febbraio. Successivamente, dal 28 febbraio, inizierà la manutenzione programmata dell’altoforno 4, con una durata stimata di circa 60 giorni. Entro la fine di aprile, termine indicato per centrare l’obiettivo dei 4 milioni di tonnellate, è prevista anche la riattivazione delle cokerie, dopo gli interventi di manutenzione. Si attendono inoltre notizie sul dissequestro dell’altoforno 1, posto sotto sigilli dopo un incidente avvenuto lo scorso maggio. Per riportarlo in funzione sarebbero necessari otto o nove mesi di lavori.

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Lavoro e cessione: il nodo sociale dell’ex Ilva

I sindacati sono in allarme per la richiesta di proroga della cassa integrazione per 4.450 lavoratori del gruppo ex Ilva, di cui 3.803 a Taranto, per ulteriori dodici mesi. Contestano inoltre di non essere stati coinvolti nella trattativa per la cessione.

Il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha osservato: «Quando c’è un fondo americano non credo che venga in Italia per fare beneficenza, però siamo pronti a misurarci». Fim, Fiom e Uilm terranno domani una conferenza stampa.

Alta la preoccupazione anche nel movimento Giustizia per Taranto che, con la rimessa in marcia dell’altoforno 2, avverte che «si entra in una fase delicatissima, ad alto rischio industriale e con un impatto ambientale pesante».

Sul piano istituzionale, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha ribadito che «è fondamentale che l’ex Ilva rimanga aperta». Il potenziale acquirente, Michael Flacks, ha dichiarato di essersi confrontato «con Fincantieri, Danieli, Metinvest, tutte le grandi aziende italiane: sono entusiaste di supportare la crescita» dell’acciaieria.

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