Camorra, «mesate» dal clan Polverino in cambio del silenzio: condannati i killer di Siani

In Appello pene rideterminate e un’assoluzione

La Corte di Appello di Napoli conferma una nuova condanna per i killer di Giancarlo Siani, ma esclude l’attualità del loro ruolo nell’associazione mafiosa. È questo il fulcro della sentenza pronunciata dalla seconda sezione penale nel giudizio di rinvio disposto dopo l’annullamento della Corte di Cassazione, che ha ridimensionato in modo significativo l’impianto accusatorio costruito attorno ai clan Polverino e Nuvoletta.

Il procedimento affronta uno dei capitoli più gravi della storia criminale campana, intrecciando il tema dei silenzi pagati con l’omicidio del giornalista, avvenuto nel 1985. Al centro del processo restano Armando Del Core e Ciro Cappuccio, esecutori materiali del delitto, già condannati in via definitiva per l’assassinio.

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La nuova condanna per gli esecutori dell’omicidio Siani

Nel giudizio di rinvio, scrive Ferdinando Bocchetti su «il Mattino», la Corte di Appello ha inflitto a Ciro Cappuccio una pena di quattro anni di reclusione e ad Armando Del Core una condanna della stessa entità. I giudici hanno ritenuto non sufficientemente dimostrata, nei termini contestati, la loro attuale partecipazione all’associazione mafiosa riconducibile al clan Polverino, pur a fronte di un passato criminale ormai cristallizzato da sentenze definitive.

Secondo l’accusa, i due killer avrebbero ricevuto dal clan Polverino delle «mesate», un vero e proprio vitalizio, come contropartita per il silenzio mantenuto nel tempo sull’omicidio del giornalista e per la perdurante fedeltà al sistema camorristico. È proprio su questo presunto legame di continuità che la Corte è intervenuta, ritenendo non provata l’attualità del vincolo associativo.

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Le posizioni dei figli e il ridimensionamento dell’accusa

Nel medesimo procedimento erano imputati anche Nicola Del Core e Salvatore Cappuccio, figli dei due esecutori materiali, che secondo l’accusa avrebbero beneficiato di quel vitalizio, inserendosi così, seppur con ruoli diversi, nella rete di sostegno e continuità del clan Polverino di Marano.

La Corte di Appello ha assolto Nicola Del Core, inizialmente condannato a dieci anni di reclusione per partecipazione all’associazione mafiosa, accogliendo le tesi difensive degli avvocati Dario Vannetiello e Arnaldo Lepore e ritenendo non provata la sua stabile partecipazione al sodalizio criminale. Per Salvatore Cappuccio, difeso dagli avvocati Antonio Barbieri e Onofrio Fioretto, è stata invece esclusa l’aggravante mafiosa ed è stata pronunciata una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione.

I concordati in appello e l’esito complessivo del processo

Nel quadro complessivo del giudizio di rinvio, hanno definito la propria posizione con il concordato in appello Luigi Esposito, condannato a sette anni e quattro mesi di reclusione, assistito dagli avvocati Alfredo Gaito e Domenico Dello Iacono, e Michele Marchesano, condannato a dieci anni, difeso dagli avvocati Alfredo Gaito e Raffaele Esposito.

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