Sequestrano connazionale e chiedono il riscatto, 2 arresti per il clan nigeriano Eiye

Richiesta da 1.500 euro ai familiari in Nigeria per la liberazione

Avrebbero fatto leva sulla paura e sull’appartenenza a una potente organizzazione criminale per ottenere un pagamento dall’estero: così sarebbe maturato un sequestro di persona finito ora al centro di un’inchiesta antimafia. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli contesta a due cittadini nigeriani il sequestro di un connazionale, accompagnato dalla richiesta di un riscatto di 1.500 euro ai familiari della vittima, residenti in Nigeria. I due sono stati arrestati dai carabinieri su ordine del giudice per le indagini preliminari del tribunale partenopeo, al termine di un’indagine coordinata dalla Dda.

Secondo l’accusa, i due indagati devono rispondere dei reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni personali, rapina e violenza privata. Tutte le contestazioni sono aggravate dal metodo mafioso, poiché gli arrestati sono ritenuti appartenenti alla nota organizzazione criminale di origine nigeriana denominata Eiye.

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Il metodo mafioso e il pagamento dall’estero

Gli inquirenti ritengono che proprio l’appartenenza alla struttura mafiosa sia stata utilizzata come strumento di pressione sui familiari della vittima, per indurli a versare il denaro richiesto. Il pagamento sarebbe effettivamente avvenuto attraverso due bonifici distinti, ciascuno dell’importo di 750 euro, inviati dalla Nigeria per ottenere la liberazione del congiunto.

Le indagini, andate avanti per anni, avevano già portato nel febbraio 2024 all’arresto di un altro cittadino nigeriano, affiliato alla stessa organizzazione mafiosa, ritenuto coinvolto nella medesima vicenda criminale.

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Le violenze e la denuncia della vittima

Dagli accertamenti condotti dai carabinieri della compagnia di Casal di Principe è emerso che la vittima sarebbe stata aggredita e ferita, privata del proprio telefono cellulare e minacciata affinché non denunciasse quanto accaduto. Nonostante le intimidazioni, dopo il pagamento del riscatto da parte dei familiari, l’uomo ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine.

La denuncia ha consentito di ricostruire l’intera dinamica dei fatti e di avviare l’attività investigativa che ha portato, a distanza di tempo, all’arresto di quelli che vengono indicati come i suoi aguzzini.

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